69. Adonis, monoteismi e poesia
Saturday, 16 May 2009 16:20
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Comunicato n. 69 - 16 maggio 2009
Sebastiano Grasso mostra al pubblico la rara edizione della raccolta Alfabeto di Adonis, con tavole numerate e firmate dall'artista egiziano Medhat Shafik. Poi sottolinea: “È il più grande poeta arabo vivente. I membri del Pen Club scelgono liberamente due sezioni a cui iscriversi e Adonis ha scelto la Siria e l’Italia”. E Mario Baudino traccia un rapido ritratto dell’autore: “Noi abbiamo qui non solo il più grande poeta arabo, ma uno dei più grandi poeti mondiali, che ha messo al centro della sua poesia il rapporto tra la scrittura e un mondo scrostato dalle sovrapposizioni ideologiche. La sua scrittura ha una mira straordinaria che riesce ad arrivare al semplice e all’originario. Il suo soprannome, simbolo del paganesimo, rievoca i miti mediterranei che vengono prima di tutti i monoteismi”. Giuseppe Conte, amico intimo di Adonis, completa il quadro: “È un maestro della poesia mondiale e lo considero uno dei miei fari spirituali. La nostra amicizia è nata a Parigi ed è fatta di conversazioni intellettuali, etiche e politiche. Ha sempre parlato della Rivoluzione Francese come dell’unica importante e condivido. È straordinaria la sua capacità di mettere insieme la cultura araba, da cui nasce, e quella occidentale, verso cui muove. Ha uno straordinario senso della poesia civile e della riflessione sull’incontro tra Oriente e Occidente. Ma è anche un poeta d’amore, che sa raccontare e far emergere dell’amore ogni angolo, brivido e mistero”. Francesca Corrao spiega le difficoltà di traduzione dall’arabo all’italiano: “Va letto a più livelli. Per lui vivere è un percorso che attraversa Oriente e Occidente. Vede il dramma dell’Oriente lacerato dalla guerra, che per lui è una grande delusione. Ha una straordinaria ricchezza di registri linguistici, la profondità filosofica e una religiosità laica in cui lui si annuncia uomo che vuole aiutare l’essere umano a ritrovare se stesso attraverso un percorso laico”. Adonis si riaggancia a quest’ultimo concetto: “Sono due i problemi che mi angustiano da molto tempo: il monoteismo inteso come visione del mondo e dell’essere umano e la poesia”. Che cos’è la poesia? “Io parlo in quanto musulmano, perché nato nella civiltà musulmana, ma non sono praticante. Sono religioso in quanto rispetto qualunque religione o credenza. Per essere obiettivi bisogna affermare che i tre monoteismi sono vasi comunicanti, perché sono l’uno la prosecuzione dell’altro. Quindi il mondo dei monoteismi è chiuso, vi è un aspetto antiumano e ognuno nega gli altri”. Come immagina Adonis il futuro? “Io sono convinto che se si vuole fare qualche passo verso un futuro migliore per l’umanità bisogna assolutamente ripensare il monoteismo. Ripensarlo poeticamente è uno dei miei temi essenziali, non solo dal punto di vista poetico, ma anche da quello intellettuale. Una cosa mi angoscia politicamente e culturalmente, ed è un’angoscia a cui non so rispondere: come scrivere la poesia in questo preciso contesto storico? Ha un messaggio da trasmettere o è un appello a riflettere? Se dico che è un messaggio, ricado nella religione o nelle ideologie, ma se è un appello, il lettore non è più un semplice consumatore: diviene un altro creatore”. Sala Blu, ore 13.00, sabato 16 maggio 2009 Giulia Dellepiane |
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