Salone Internazionale del Libro di Torino Torino, 10-14 maggio 2012
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73. Paolo Giordano incontra quattro promesse della letteratura italiana

Comunicato n. 73 - 16 maggio 2009

Il torinese Paolo Giordano, vincitore nel 2008 del Premio Strega e del Premio Campiello opera prima con La solitudine dei numeri primi, da mesi in testa alle classifiche, presenta quattro giovani scrittori al loro esordio di fronte a un pubblico molto numeroso. Spiccano i giovanissimi, e soprattutto le giovanissime.

Giovani promesse, edito da Feltrinelli, è il secondo lavoro di Martino Gozzi; Mondadori ha scommesso, con Biscotti al malto fiore per un mondo migliore, sulla trentaseienne Laura Sandi; Gaia Manzini pubblica con Fandango la sua prima raccolta di racconti, Nudo di famiglia. Anche il torinese Christian Frascella presenta alla Fiera la sua prima fatica, Mia sorella è una foca monaca (Fazi), che ha già riscosso grande successo di pubblico.

Il direttore editoriale della Fiera, Ernesto Ferrero, esprime la propria stima per l’uomo, oltre che per lo scrittore Paolo Giordano: “Al centro di uno straordinario successo, è rimasto il ragazzo semplice di prima”. Dopo l’assalto delle giovani fan in cerca di autografo, il fenomeno letterario si scusa per la propria goffaggine e passa subito alla presentazione degli esordienti.

Gozzi legge un estratto da Giovani promesse, storia dell’educazione sentimentale di un giovane italiano a New York. Alla domanda sull’utilità delle scuole di scrittura risponde citando David Foster Wallace: “La Holden è una cosa bellissima che non farò mai più. La lettura degli altri è fondamentale per chiunque voglia fare lo scrittore, quindi direi che le scuole sono esperienze formative. Negli Stati Uniti le scuole di scrittura, che qua vengono snobbate, fanno parte del normale percorso di tutti gli aspiranti scrittori”.

“Con un inquietante serpente al braccio” – parole di Giordano – la padovana Sandi recita un brano del suo libro, dedicato al primo giorno di scuola in collegio della protagonista, ancora bambina. Anche lei allieva di Baricco, Laura Sandi ha lavorato in molti ambiti perché “sono una persona che accumula”, mettendosi alla prova nel mondo della moda e in quello dell’arte, facendo inoltre pratica redazionale nelle case editrici senza però entrare in contatto con le dinamiche editoriali e rimanendo fedele alla scrittura.

L’unica a presentare racconti è Manzini, “una voce intima, interiore, a volte anche scandalosa” secondo Giordano, che si fa portavoce del pregiudizio secondo cui i racconti non “funzionerebbero”. Manzini ribatte: “La cosa non mi interessa, il racconto è uno stile che mi corrisponde. Sentivo la necessità di scrivere, farmi leggere. La forma breve mi è sembrata la migliore per iniziare”. Ma non è detto che sia quella definitiva.

Giordano definisce quello del concittadino Frascella “un ritratto irriverente scritto con voce caustica” e lo incalza per sapere “da che cosa deriva l’autorevolezza di un blog?”. L’autore di Mia sorella è una foca monaca e del blog Fuochi di Sant’Elmo risponde che è una cosa che decidono i lettori. Coglie poi l’occasione per ringraziare Giuseppe Genna, figura importante per la pubblicazione del suo libro.

La domanda “Come mai la scelta della narrazione in prima persona?” coinvolge tutti e quattro gli ospiti. Gozzi cita Nietzsche e a chi vuole avventurarsi in questo mondo raccomanda perseveranza: “In Italia sono le piccole case a rischiare e anche se vengono inondate da manoscritti, la qualità alla fine passa”. Per Sandi la scelta dell’io narratore deriva dalla passione per il teatro: “Raccontare in prima persona è come scegliere un personaggio e interpretarlo”. Il momento di svolta per lei è stato trovare il coraggio di proporsi al suo “mito” Antonio Franchini durante uno stage alla Mondadori, ma anche per lei l’importante è avere tanta pazienza. “Quelli di Nudo di famiglia sono racconti di solitudine e la prima persona era il modo migliore per entrare nel modo di vedere e vivere dei personaggi”. Manzini ha letto le biografie dei grandi per capire come sono riusciti a emergere, poi ha iniziato a collaborare con la rivista Nuovi argomenti. Non è stato Frascella a scegliere, ma il protagonista della sua storia, che gli ha imposto la narrazione in prima persona. D’altra parte “essendo incentrata su un solo personaggio - precisa l’autore - è sembrato anche a me il modo migliore di raccontare”. Per farsi conoscere, l’ex operaio e impiegato di call center ha mandato il manoscritto solo a una selezione di case editrici, perchè “leggendo molto sapevo come si muovono gli editori”.

Infine, sollecitati da Giordano, si spendono all’unanimità per smontare la leggenda secondo cui le case editrici manipolerebbero i testi a fini commerciali. “La fase di editing è stata meravigliosa. - afferma Gozzi - Le scelte le fa sempre l’autore, ma dopo tanto tempo da soli a scrivere, il consiglio di un esperto è utile. Sento di avere ancora molto da imparare e il contributo degli editor è stato arricchente”. “Al momento della consegna nemmeno io ero convinta del finale, così mi hanno chiesto di lavorarci finché non ci avessi creduto, ma poi ci ho lavorato da sola. L’editing vero e proprio ha costituito un miglioramento del testo”, per Sandi. Il caso di Manzini è particolare perché i racconti sono stati scritti in momenti diversi: “Quando ho presentato quelli già finiti, l’editore li ha letti ed è riuscito a cogliere il filo conduttore che io non avevo notato, la famiglia. Mi ha consigliato di continuare su quella strada”. “L’editor deve cogliere quel qualcosa in più che manca. Sono stato al telefono per ore con Roma – conclude Frascella – e insieme abbiamo cercato la giusta armonia del testo”.

Caffé letterario, ore 20.00, sabato 16 maggio 2009
Rebecca Borraccini



 

 



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