82. D’Alema e Bertinotti: C’era una volta la sinistra
Sunday, 17 May 2009 12:30
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Comunicato n. 82 - 17 maggio 2009
C’era una volta il militante di sinistra, il rivoluzionario di professione, la cui sfera privata era sacrificata a un disegno più ampio, lanciato verso le magnifiche sorti e progressive. Poi venne l’Ottantanove e, con la caduta del Muro di Berlino, compagni sciogliete le righe! Ed ecco lo sfarinamento della sinistra, lo smarrimento, la depressione. Il resto è cronaca.
A parlare della militanza di sinistra nel Novecento arrivano alla Fiera del Libro due cavalli di razza, figli di quella storia: Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti. Sul palco anche lo storico Giovanni De Luna, che prendendo il microfono afferma: “La memorialistica di sinistra ci consegna la storia di un grande sogno collettivo che ha coinvolto corpo e anima di dirigenti, funzionari e semplici iscritti”. Questa storia mostra le sue crepe ancora prima della caduta del Muro. Ancora De Luna: “In autobiografie come L’isola e Una scelta di vita di Giorgio Amendola si ravvisa quella nostalgia di un passato eroico che comincia a lasciare il passo a nuove evoluzioni della militanza di sinistra. L’Ottantanove non fa altro che mettere il coltello in una piaga già aperta da tempo”. “La memorialistica più recente, che si esprime ad esempio nelle ultime autobiografie di Ingrao e della Rossanda, testimonia – osserva De Luna – un ripiegamento su se stessi, un rifugio nel privato alla ricerca dei propri errori, l’addio definitivo al progetto collettivo”. Da questa ultima analisi prendono le mosse gli interventi di Bertinotti e D’Alema. L’ex leader di Rifondazione Comunista, presente alla Fiera con il suo ultimo libro Devi augurarti che la strada sia lunga – concorda con tesi di De Luna, ma con un distinguo: “La storia della militanza di sinistra non può essere vista come un insieme monolitico in cui il partito con la P maiuscola contava più di tutto e stava sopra di tutto”. “Questa storia fornisce anche splendidi esempi di straordinaria eresia” sottolinea Bertinotti, che per quanto riguarda la cesura dell’Ottantanove non ha dubbi: “La sinistra è uscita sconfitta, sconfitta alla quale si è risposto con il rifugio nelle memorie individuali”. Bertinotti, tuttavia, suona la riscossa: “La sinistra deve affidare una volta per tutte il suo passato alla storia e ricominciare, ma in quel passato ci sono ancora una serie di ragioni da salvare e proiettare al futuro per una critica della società”. “Io non mi rassegno allo sconfittismo. – ammonisce Massimo D’Alema – Questo è il classico atteggiamento delle classi dirigenti che rifiutano di trovare risposte concrete a un quadro in continua evoluzione”. Difende l’esperienza dell’Ulivo e dei governi Prodi: “Pur con tutte le contraddizioni il centrosinistra ha governato per sette anni, rompendo l’egemonia berlusconiana”. Un’esperienza che è finita come tutti sanno; a questo proposito D’Alema si toglie il sassolino dalla scarpa: “Un anno e mezzo fa invece di crogiolarmi nella sconfittismo, io avrei fatto di tutto per accordarmi su una nuova legge elettorale”. Sala dei Cinquecento, ore 10.30, domenica 17 maggio 2009 Giorgio Trichilo |



















