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85. Il nuovo libro di Massimo d’Alema: un vademecum per il partito democratico

Comunicato n. 85 - 17 maggio 2009

Indietro non si torna, avanti con il Partito Democratico. Nonostante i passi falsi, in Italia oggi c’è più che mai bisogno di un soggetto che sappia sciogliere i nodi di un nuovo riformismo progressista. Per vincere questa sfida ci vuole un progetto culturale di ampio respiro. Insomma, bisogna tornare a pensare in grande e tenere la barra puntata al futuro. Massimo D’Alema ha deciso di dare un contributo concreto: Il mondo nuovo. Riflessioni per il Partito Democratico, il suo ultimo libro, vuole far fronte a quel deficit culturale della nuova formazione del panorama politico italiano.

“Democrazia, uguaglianza, innovazione rappresentano la posta in gioco della sfida riformista del Pd”, osserva il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, che introduce la presentazione della raccolta di saggi. “Questo libro – continua De Bortoli – ha il merito di fornire importanti stimoli sui grandi temi della questione riformista: dall’equilibrio tra Stato e mercato, al governo, dalla globalizzazione al ruolo dell’Europa”.

L’Europa deve essere l’orizzonte della strategia del Partito Democratico. Su questo punto batte anche Carlo Ossola, già professore all’Università di Torino e ora docente di Letterature moderne dell'Europa neolatina presso il Collège de France di Parigi. “Oggi la considerazione dell’Italia nel panorama europeo è ai minimi storici dai tempi della Controriforma. Il Partito Democratico deve impegnarsi per valorizzare il ruolo del nostro Paese in Europa”.

Il rilancio del Vecchio Continente in un quadro di consolidamento della democrazia e dei diritti è il centro della riflessione di D’Alema che, prendendo la parola nella doppia veste di scrittore e presidente della Fondazione ItalianiEuropei, non rinuncia a una stoccata ai giornalisti: “Certi pensano che, se non sono impegnato nella politica attiva, io stia tramando qualcosa contro qualcuno. Questo libro nasce dall’esperienza dei miei due anni alla guida della politica estera”. Una raccolta di saggi complessa che, per rendere meglio l’idea, D’Alema non esita a definire, con una punta d’ironia, “noiosa”.

L’affermazione del ruolo dell’Europa è solo uno degli impegni che il Pd deve tenere ben presenti in agenda. “Bisogna ripensare ai rapporti tra i filoni riformisti e continuare con tenacia all’integrazione tra di essi”. D’Alema è ancora più esplicito: “Andare oltre i confini dell’esperienza socialista, senza rinnegarla”. Anche quando questo vuol dire fare i conti con una nuova laicità oppure gettarsi alle spalle alcune chiavi di lettura che permangono in una sinistra in crisi di identità.

E per finire un altro nodo, forse quello più spinoso per la sinistra post-novecentesca: il rapporto con quelle classi subalterne che rappresentavano il tradizionale bacino elettorale. “Già nel 1994 io sottolineavo il passaggio di molti voti operai alla Lega, eppure in tutti questi anni il problema è stato eluso”. Secondo D’Alema il Partito Democratico deve tornare a parlare al popolo: “Rischiamo di diventare i rappresentanti di una media borghesia colta che non vive la cassa integrazione o la paura dell’immigrato che delinque sotto casa sua”. Il populismo di destra trova qui terreno fertile: bisogna recuperare in fretta il tempo perduto.

Sala Madrid, ore 12.30, domenica 17 maggio 2009
Giorgio Trichilo



 

 



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