Tejpal, giornaslimo e letteratura contro il potere
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“Tarun Tejpal è uno dei giornalisti più importanti del mondo. Ha condotto una serie di inchieste che hanno scoperchiato i meccanismi del potere e della corruzione. È anche uno scrittore ed è qui per presentare il suo libro Storia dei miei assassini”. Sono le parole che Giovanna Zucconi sceglie per presentare al pubblico lo scrittore indiano. Secondo la Zucconi, erroneamente in Italia si finisce per parlare di lui come del Saviano indiano ma in realtà la sua storia è totalmente diversa e non può essere “descritto in quel modo”. Fondatore del settimanale Tehelka, Tejpal ha sfidato spesso il potere, consapevole dei rischi cui andava incontro. Racconta lo scrittore: “Tehelka vuol dire ‘creare una sensazione' ed è una rivista strettamente legata a questioni di interesse pubblico che ci permette di smascherare le ingiustizie e gli abusi di potere. La storia che ci ha portato alla gloria, e che poi ci ha costretto a chiudere, è stata la rivelazione della corruzione negli appalti in ambito militare. Alcuni miei colleghi sono stati arrestati e per un periodo ho dovuto girare accompagnato da una scorta di 25 uomini. Per fortuna, alla fine, siamo riusciti a riparire. La mia vocazione è quella di raccontare le storie della persone, che a volte spariscono in un contesto vastissimo come quello indiano”. Raccontare storie di vita attrverso due strumenti distinti, il giornalismo e la narrazione letteraria, che richiedono però due approcci distinti. Stimolato dalla Zucconi, Tejpal cerca di distinguere i due approcci: “Nel giornalismo il campo di battaglia è ben definito mentre nella letteratura non ci sono confini e mi sento libero di affrontare ogni argomento in qualsiasi modo. Scrivere un romanzo è come andare al largo: il rischio di annegare è sempre dietro l’angolo ma se si è fortunati si possono scoprire terre nuove e inesplorate”. In Storia dei miei assassini, Tejpal offre uno spaccato della sua terra, e l’India che ne emerge è un Paese “violento e brutale che si identifica spesso dietro a figure come Gandhi e Nehru per nascondere una società spietata”. Lo scrittore non si lascia intimidire facilmente nonostante le numerose minacce e le tante convocazioni in tribunale per via delle sue inchieste. “Per me sia il giornalismo che la scrittura letteraria non hanno significato se non vanno a fondo. Bisogna provocare e costringere il lettore a sentirsi a disagio. Il potere è opaco ed è difficile fare chiarezza, ma questo non è un motivo per rinunciare a smascherare le ingiustizie. Non voglio che i miei lettori dormano sogni tranquilli”, conclude Tejpal. Sala Azzurra, ore 15.00, sabato 15 maggio 2010 Emanuele Satolli
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