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Il successo del tour piemontese di Amos Oz è stato il vero «battesimo del fuoco» del Parco Culturale Paesaggio Umano: il coordinamento promosso dalla Regione Piemonte fra Comuni, Enti locali, istituzioni e attori pubblici e privati di Langhe, Roero e Monferrato, che ha mosso i primi passi nell’estate 2009 con lo scopo di promuovere politiche di rete e di sistema per valorizzare le proprie eccellenze culturali e creative e ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili.
Teatri e castelli, boschi e cantine, biblioteche civiche e imprese private. Ciascuno ha concorso con le proprie vocazioni e specificità a posare le prime pietre di questo equilibrio affascinante fra cultura materiale e immateriale, fra luoghi e flussi. Una vera e propria esercitazione di metodo: una prova virtuosa di sussidiarietà orizzontale e verticale che supera i tradizionali modelli della partnership e della sponsorship per offrire interessanti elementi di analisi sulla cultura del futuro e sulle sue possibili, inedite modalità di organizzazione e sostentamento.
Ma cos’è esattamente un Parco Culturale? Chi ne può far parte? Quali vantaggi offre? E quali sono le sue linee guida e le possibili forme organizzative? A queste e altre domande cercano di rispondere le riflessioni che la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura ha elaborato sulla base dell’esperienza maturata in due distinte aree: quella del Parco Paesaggio Umano nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria, e quella del Parco Culturale Terre di Vino e di Riso nell’area del Nord Piemonte che gravita attorno a Ghemme e all’asse del fiume Sesia.
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