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Benedetto Croce è stato, dall’Unità ad oggi il massimo interprete della cultura liberale, oltreché l’unico studioso italiano a vedersi riconosciuta una statura davvero mondiale. In Italia ha esercitato un'egemonia intellettuale unica, in ogni campo e ad ogni livello, per oltre mezzo secolo. Non era uomo di scuola o d'accademia, né aveva scolari, giornali, istituti. Attraverso una vasta produzione editoriale ha indicato agli italiani quali classici leggere, e come; quali filosofi, quali storici, quali critici, condizionando gran parte della produzione di tutto un vasto settore delle discipline “morali”.
Con la rivista “La Critica” e la collaborazione con Giovanni Laterza, con le scelte operate attraverso la direzione di grandi collezioni (“Scrittori d’Italia”, “Classici della Filosofia”, “Biblioteca di cultura moderna”) Croce realizza una funzione di educazione nazionale strettamente saldata a un rinnovamento del canone letterario italiano da Dante in poi. In quelle collane si trova il grande archivio della nostra cultura nazionale, lì i maestri della nuova Italia.

L'influenza
Con la sua opera filosofica Croce avvia una radicale critica del positivismo e del marxismo (ma pubblica Antonio Labriola e, in pieno fascismo, il Manifesto di Karl Marx), e una revisione della filosofia hegeliana con la “riforma” della dialettica; promuove uno storicismo umanistico e immanentistico.
Immensa l’influenza esercitata dalla sua Estetica: non nata nell’università, vi penetra ampiamente, aiutando a chiarire il concetto di poesia, rivalutando autori e periodi emarginati, come Vico e facendo conoscere De Sanctis.
‘Pontefice laico’ del tempio della cultura in Italia – per usare la felice espressione di Gramsci –, grande pensatore borghese, non raggiunse le masse popolari, ma fece leggere agli italiani, di destra e di sinistra, idealisti e materialisti, i libri su cui si formarono.
La critica
“ In un paese di prevalente formazione letteraria, o come suol dirsi ‘umanistica’, decisiva fu la sua risonanza di critico, di erudito, di storico, di teorico dell’estetica, assai maggiore di quella di ‘filosofo’ in senso tecnico.”
Eugenio Garin
“Molto Croce vive in noi, anche in chi non lo confessa. Se D’Annunzio fu un modo tutto esteriore di vivere, Croce è, più severamente, un modo di pensare, che è un vivere interno e intenso.”
Cesare Angelini
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