Salone Internazionale del Libro di Torino Primavera Digitale
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Francesco De Sanctis

Morra Irpina 1817 – Napoli 1883


foto“In questo momento che scrivo, le campane suonano a distesa, e annunciano l’entrata degl’italiani a Roma. Il potere temporale crolla. E si grida il viva all’unità d’Italia”. Tra le visioni e rappresentazioni medievali e la vita ottocentesca di un borgo irpino, tra la “corruttela” cinquecentesca e le campane che suonano a distesa in questa celebre pagina della Storia della letteratura italiana (1870), cioè tra passato e presente, De Sanctis non vede una distanza incolmabile. Come filosofo, anzi, vede una superiorità del presente sul passato e l’invincibile progredire dello spirito della nazione: se il mondo moderno ha avuto un’origine “sanguinosa”, e la ragion di Stato le sue infinite vittime, “oggi il mondo è migliorato” e si preparano “tempi più umani e civili”. Anche nella malinconia delle ultime pagine della Storia, il nuovo secolo è visto come un approdo di luce. E la letteratura, necessariamente, non solo deve caricarsi dell’elettricità delle cose vive, ma anche determinare e favorire un progresso, una civiltà, servire l’emancipazione e l’unità dei popoli.

Sogno ricorrente dell’umanità, il progredire -con i suoi intoppi, le sue eccezioni e i suoi momentanei indietreggiamenti- è stato per De Sanctis un oggetto di fede assoluta, qualcosa di sentito entusiasticamente prima ancora che riscontrato o riscontrabile. E per quanto riguarda il capolavoro, la Storia della letteratura italiana, l’avanzare dello spirito o della coscienza unitaria nazionale appare risoluto e sostenuto come quello d’un giovane ciclista durante una volata.

luoghi

L'influenza

Tra i grandi interpreti di De Sanctis, Gianfranco Contini a proposito della Storia parlava di una concezione “teologica” della letteratura. Carlo Dionisotti distingueva: da una parte il nostro Paese, e la sua “trista prova di sé”, dall’altra un capolavoro, la Storia, che rappresenta l’istanza unitaria del Risorgimento. Tanto Contini quanto Dionisotti ci dicono che l’immagine “imminente” dell’Italia è il motore e l’effetto poetico generale della Storia. Tutt’altro che desanctisiani “politicamente”, e non vedendo alcuna continua realizzazione degli ideali umani nel cammino dell’umanità, entrambi ammirano la prosa inquieta del professore napoletano: il passo avanti che egli compie, solo, con le sole sue forze, cioè la letteratura, le parole, verso il nuovo e il meglio.

La critica

“Il tipo di critica letteraria propria della filosofia della prassi è offerto dal De Sanctis, non dal Croce o da chiunque altro: essa deve fondere la lotta per una nuova cultura, cioè per un nuovo umanesimo, la critica del costume, dei sentimenti e delle concezioni del mondo, con la critica estetica o puramente artistica”.

Antonio Gramsci

“Forse De Sanctis non è proprio o solo il professore e storico e giudicante della letteratura italiana: direi che è il sindaco, con un che di bruscamente e affettuosamente paterno, un sindaco che vuole risanare, eletto e stimato da forze ostinatamente progressiste, che vogliono conti chiari e niente bighelloni e puttane per le strade”.

Giorgio Manganelli

opere


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