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Nel 1926 l’arresto interrompe improvvisamente la febbrile attività di Antonio Gramsci giornalista e dirigente politico: protagonista a Torino del movimento dei Consigli operai nel 1919- 1920; tra i fondatori, nel 1921, del Partito comunista italiano; dal 1922 a Mosca e poi a Vienna, nel gruppo dirigente della Terza Internazionale; fondatore del quotidiano “l’Unità”; deputato al Parlamento italiano nel 1924; eletto segretario del partito al Congresso di Lione del 1926.
Leader sconfitto di un partito costretto alla clandestinità, in un Paese in cui la dittatura fascista ha ormai trionfato, dal 1929 al 1935 Gramsci sviluppa nella solitudine del carcere un grandioso disegno di riflessione sulle cause lontane e vicine di quella sconfitta.
Sullo sfondo, i grandi interrogativi sui destini del capitalismo e sugli scenari della rivoluzione proletaria, il materialismo storico di Marx e la dittatura del proletariato di Lenin. In primo piano l’intera storia italiana: la gracilità della nostra dimensione nazionale e popolare, i caratteri delle nostre classi dirigenti, la questione della lingua, il ruolo storico della Chiesa cattolica e la mancanza di una riforma “intellettuale e morale”, la configurazione del nostro Risorgimento e i modi di realizzazione del processo unitario, la questione meridionale. E ancora, gli intellettuali italiani e la filosofia di Benedetto Croce, la politica di Machiavelli e il nuovo partito di massa, il “principe moderno”.
Dietro la forma di una riflessione per frammenti, che riesce incredibilmente a trarre tutto il succo possibile dalle esigue e disorganiche letture di cui può disporre, Gramsci dispiega nei Quaderni la sua analisi possente e suggestiva, che è anche l’invenzione di un nuovo modello di scrittura civile.

L'influenza
Salvati in modo avventuroso dalla distruzione, i Quaderni saranno pubblicati per la prima volta alla fine degli anni Quaranta, in una larga selezione tematica curata da Palmiro Togliatti. La loro pubblicazione è di poco preceduta da quella delle Lettere dal carcere, testimonianza toccante, seguita da quella degli scritti giornalistici e politici del periodo tra il 1913 e il 1926. Nel 1975 vede la luce l’edizione critica integrale dei Quaderni, curata da Valentino Gerratana.
Numerosissime sono le traduzioni dei suoi scritti in lingue straniere. Fuori d’Italia è stato visto a lungo come l’unico grande pensatore comunista che abbia saputo distaccarsi dalla legnosa ortodossia marxista di derivazione sovietica . Nel 2007 viene avviata, a cura della Fondazione Gramsci, l’Edizione nazionale delle opere.
L’enorme influsso che Gramsci ha esercitato sulla cultura e sulla politica italiana, soprattutto attraverso le nozioni di politica culturale e di egemonia e le relative applicazioni pratiche ,ha trasformato la sua sconfitta politica in una rivincita intellettuale.
La critica
“Il Gramsci che la cultura italiana scoperse, discusse e accolse dopo la pubblicazione delle Lettere dal carcere fu soprattutto l’autore dei Quaderni, cioè di un’opera di critica filosofica e storica, al cui centro stavano: il rapporto con Croce, con Marx e con Lenin; la revisione critica di alcuni punti nodali della storia d’Italia, il compito degli intellettuali e del partito in una società di massa, il problema dell’egemonia e della dittatura, della società civile e dello Stato”.
Norberto Bobbio
“Antonio Gramsci fu veramente un gigante del pensiero politico. Venne da lui un contributo di pensiero che, per la ricchezza e profondità dei suoi presupposti e per la modernità dei suoi svolgimenti e delle sue anticipazioni, è giunto a trascendere, non solo ogni limite di parte, ma i confini della stessa vicenda storica di cui era figlio: la vicenda del comunismo italiano e internazionale”.
Giorgio Napolitano
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