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“Forse tutta l’Italia sta diventando Sicilia”. Nella riflessione del capitano Bellodi, protagonista del nostro primo “giallo” di mafia, Il giorno della civetta, si può condensare l’indagine che Leonardo Sciascia ha condotto con lucido coraggio e intransigente libertà intellettuale attraverso romanzi, racconti, saggi, inchieste, pamphlet, apologhi, parodie, drammi, elzeviri, tutti riconducibili al tema dell’impostura, della giustizia tradita, della maschera. Erede di De Roberto e Pirandello, ha interrogato con ironico disincanto la realtà italiana del dopoguerra e le sue distorsioni: le collusioni tra mafia e politica, il trasformismo, il terrorismo, i meccanismi perversi del potere, la ragion di partito che diventa ragion di Stato.
Nutrito di cultura spagnola e francese (specchio delle sue raffinate letture sono le scelte per la collana “La Memoria” di Sellerio), analista penetrante di documenti d’archivio, profondo conoscitore dei meccanismi del racconto poliziesco, ha costruito congegni narrativi che si riveleranno tragicamente profetici, da Il contesto che anticipa gli assassinii dei giudici palermitani a Todo modo che prefigura il delitto Moro, cui sarà poi dedicato il memorabile dossier L’affaire Moro, in cui la scrittura, e l’analisi della scrittura, diventano lo strumento principe nella ricerca di una verità possibile.

L'influenza
“L’importanza e l’incidenza di Leonardo Sciascia nella società italiana a lui contemporanea sono materialmente verificabili attraverso la profonda mancanza che oggi sentiamo di lui. Sciascia non fu soltanto uno scrittore che affinò il suo italiano fino a farne un bisturi perfetto con il quale incidere e portare a luce i punti deboli, critici o addirittura negativi della nostra realtà sociopolitica, ma si mise a disposizione della società civile anche come uomo direttamente impegnato nella politica e nella quotidianità del vivere. Alcuni suoi articoli sollevarono polemiche anche aspre perché dicevano magari verità scomode o che potevano parere non opportune in quel momento.
Raramente la passione civile di uno scrittore ha trovato il suo punto di massima risonanza nella scrittura. Era una passione civile sempre equilibrata dalla luce della ragione e di un attentissimo controllo della lingua. Una passione che, se necessario, non conosceva l’eccesso ma era un continuo invito al ragionamento, alla speculazione.
Nella situazione critica dell' Italia di oggi , Sciascia avrebbe sicuramente potuto dire ancora una volta una parola chiarificatrice, che avrebbe potuto aprirci una strada sulla quale poter tutti lavorare insieme. Ecco, anche per questo mi manca moltissimo.”
Andrea Camilleri
(dichiarazione originale per la mostra)
La critica
“Da scrittore siciliano Sciascia si fa scrittore nazionale ed europeo, da guardia investigativa di Regalpetra diviene grande inquisitore del mondo e poliziotto di Dio”.
Gesualdo Bufalino
“L’intellettuale più disorganico che io abbia mai incontrato, cioè il più degno della qualifica di intellettuale”.
Indro Montanelli
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