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Quando nel 1980 Umberto Eco esordisce nella narrativa è un famoso studioso di semiotica e di comunicazioni di massa, un brillante saggista, un autorevole dirigente editoriale Bompiani. Forse per questo riesce a creare un romanzo che sovverte completamente le classificazioni di genere: Il nome della rosa è un “giallo” che conquista un pubblico amplissimo, ma anche una riflessione erudita sul nominalismo, un ampio affresco di vita medioevale, una originale metafora della contemporaneità e delle tensioni politiche degli anni '70. Incrocia letteratura alta e codici popolari, citazioni in latino e da Sherlock Holmes con una consapevolezza critica che ne fa un esempio significativo di narrativa post-moderna. Grazie alla capacità di coinvolgere i lettori più diversi, diventa presto un caso internazionale.
La critica
"Anche se come thriller è un po' troppo lungo, Il nome della rosa è molto più stuzzicante, ed è scritto molto, molto meglio di un qualsiasi romanzo di Agata Christie.
Mi rallegro, e il resto del mondo letterario si rallegrerà con me, del fatto che è impossibile stabilire sulla base di pronostici cibernetici che cosa si venderà meglio, e che un'opera di autentica letteratura può soppiantare la paccottiglia. Best e best seller non sono più termini che si escludono a vicenda."
Anthony Burgess
La fortuna
6.500.000 copie vendute in Italia
Tradotto in 47 Paesi, con 25 milioni di copie vendute nel mondo
Il film
Il nome della rosa di Jean Jacques Annaud, 1986. Con Sean Connery (Gugliemo di Baskerville), Christian Slater (Adso), F. Murray Abraham (Bernardo Gui).
In libreria
Il nome della rosa, tascabili Bompiani
Anna Maria Lorusso
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