 |
Nel giro di pochi giorni un furto di denaro e gioielli ai danni di una vedova veneziana e l’efferato omicidio della splendida e malinconica Liliana Balducci turbano la quiete di un grigio palazzo di via Merulana, a Roma, avviluppandolo in un nuvola di violenza e cupidigia. Su entrambi i casi indaga don Ciccio Ingravallo, perspicace commissario-filosofo e ammiratore di Liliana: ma la sua livida determinazione e le sordide pressioni del potere politico (siamo nel 1927, nel pieno della campagna di moralizzazione dell’Urbe e dell’Italia voluta da Mussolini) non basteranno ad aver ragione del caos e del Male.
Giallo abnorme e temerario (l’indagine sull’assassinio rimane aperta, e il lettore è chiamato a condividere la segreta consapevolezza del detective), romanzo di una città e di una nazione degradate dalla follia narcisistica del Tiranno, il Pasticciaccio è un’opera-mondo, forse la maggiore del Novecento italiano, dove si riversa a ondate tumultuose una realtà perturbata e molteplice e dove, a rappresentarla, sono convocati tutti gli strati della nostra tradizione linguistica, i dialetti, gli apporti espressivi delle scienze e delle tecniche.
La critica
«La pubblicazione del Pasticciaccio fu un avvenimento capitale per la cultura del nostro nuovo mezzo secolo, giacché liberava di colpo la letteratura da ogni soggezione e complesso verso altri ‘ordini’ o ‘sfere’. E la restituiva alla sua dignità di operazione linguistica assoluta – e cognitiva, e stilcritica - in relazione soltanto ai propri fini, il proprio progetto»
Alberto Arbasino
«Una comicità grottesca con punte di disperazione smaniosa caratterizza la visione di Gadda. Prima ancora che la scienza avesse ufficialmente riconosciuto il principio che l’osservazione interviene a modificare in qualche modo il fenomeno osservato, Gadda sapeva che “conoscere è inserire alcunché nel reale; è, quindi, deformare il reale”. Da ciò il suo tipico modo di rappresentare sempre deformante, e la tensione che sempre egli stabilisce tra sé e le cose rappresentate, di modo che quanto più il mondo si deforma sotto i suoi occhi, tanto più il self dell’autore viene coinvolto da questo processo, deformato, sconvolto esso stesso».
Italo Calvino
La fortuna
200.000 copie vendute complessivamente. È stato tradotto in tredici lingue, tra cui il giapponese.
Il film
Un maledetto imbroglio di Pietro Germi, Lux Film 1959, con Pietro Germi, Claudia Cardinale, Eleonora Rossi Drago, Saro Urzì.
In teatro, la trasposizione di Luca Ronconi (Teatro Argentina, Roma 1996), con 37 attori e 13 figuranti. Interpreti principali: Franco Graziosi, Corrado Pani, Ilaria Occhini.
L’opera In libreria:
Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, Garzanti
in Opere, I libri della spiga Garzanti, vol. I
[Giorgio Pinotti]
|