Salone Internazionale del Libro di Torino Primavera Digitale
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Adelphi

 

Adelphi

LUCIANO FOÀ’

Luciano Foà nasce a Milano nel 1915. Giovanissimo, comincia a lavorare per l’Agenzia Letteraria Internazionale, fondata nel 1898 dal padre Augusto. Nel 1941, grazie alla mediazione dell’intellettuale triestino Roberto Bazlen, Adriano Olivetti lo assume per coordinare le Nuove Edizioni Ivrea, che dopo la guerra diventeranno le Edizioni di Comunità. L’amicizia con Bazlen e l’incontro con Olivetti segnano profondamente la maturazione intellettuale di Foà. Spirito libero e anticonformista, egli è anche traduttore, tra gli altri, di Hemingway; entra nel 1951 in Einaudi, che abbandonerà dieci anni più tardi (non senza aver fatto pubblicare il Diario di Anna Frank e Se questo è un uomo di Primo Levi) per avviare, grazie al contributo di Alberto Zevi e Roberto Olivetti, figlio di Adriano, le edizioni Adelphi, che accolgono da subito nel proprio catalogo autori e opere estranee ai consueti canali della cultura italiana. Nel 1971 Foà nomina direttore editoriale il trentenne Roberto Calasso, da alcuni anni suo collaboratore. Dagli anni ‘90 Calasso dirige l’Adelphi e ricopre tuttora la carica di presidente. Foà muore a Milano nel 2005.

LA CASA EDITRICE

1961

Giorgio Colli propone all’Einaudi l’edizione completa delle opere di Nietzsche, che l’editore torinese respinge. Il segretario editoriale di via Biancamano, Luciano Foà, ha l’idea di fare delle opere del filosofo tedesco il nucleo germinale di una nuova casa editrice.

1962

Nasce l’Adelphi, adottando subito come simbolo il celebre pittogramma cinese «della luna nuova», che significa «morte e rinascita».

1963

Prime uscite editoriali adelphiane, nella collana «Classici»: le Opere di Büchner, le Novelle di Keller, il Crusoe di Defoe, Fede e bellezza di Tommaseo.

1965

Adelphi acquisisce il catalogo Frassinelli che comprende tra l’altro Siddharta di Hermann Hesse.

1971

Inizia un periodo di grande espansione che porta la casa editrice a pubblicare, nel corso di tutti gli anni Settanta, circa quaranta titoli l’anno.

anni Ottanta

Dopo un decennio di crescita regolare la casa editrice ottiene alcuni clamorosi successi come L’insostenibile leggerezza dell’essere. Il rilancio di autori come Walser, Schnitzler, Nabokov, Chatwin, Simenon, Savinio, Landolfi, Ortese, Arbasino, ma anche di pensatori «negativi» e a volte controversi come Jünger, Cioran, Heidegger, Stirner e Kraus, consente di raddoppiare il numero di titoli in catalogo.

1985-anni Novanta

Aumenta progressivamente la presenza di autori italiani nel catalogo, grazie all’acquisizione delle opere di Manganelli (1985), Sciascia e Ortese (dal 1986), Landolfi (dal 1992), Arbasino (dal 1993), e poi Flaiano e Parise.

2006

La quota di maggioranza dell’Adelphi passa al gruppo RCS.

«Fondai l’Adelphi, con i consigli di Bobi Bazlen, per rompere la monotonia dell’ideologismo editoriale di sinistra, per scegliere autori che uscissero fuori dai binari codificati di una visione del mondo esosa in senso deteriore. Qui pubblichiamo i libri che più ci piacciono, solo quelli, con rischi e soddisfazioni.»

Luciano Foà

«Se editore è chi sa guardare lontano, oltre il breve ciclo delle stagioni e delle mode, dei gusti del mercato, Foà ha sempre precorso i tempi con il tratto del grand seigneur che non ama esibire quello che fa.»

Ernesto Ferrero

LE COLLANE FONDAMENTALI

«Classici»

Classici della letteratura di ogni tempo, con una particolare attenzione ad autori mitteleuropei e orientali pressoché ignorati in Italia.

«Biblioteca Adelphi»

Una delle collane più prestigiose e longeve, che raccoglie testi eterogenei, accomunati solo dalla «profondità dell’esperienza da cui nascono e di cui sono viva testimonianza». Oggi è la collana guida della casa.

«Piccola Biblioteca Adelphi»

L’elegante collana di tascabili, tra le più riconoscibili e diffuse del marchio, ha un’impostazione simile alla sua progenitrice, la Biblioteca Adelphi.

«Collana dei casi»

Raccoglie diari, carteggi, biografie, indagini sul campo. Anche qui, con un gusto particolare: il primo titolo è l’ormai celebre Memorie di un malato di nervi di Daniel Paul Schreber.

«Fabula»

Collana di narrativa contemporanea, italiana e straniera, pubblica opere di livello e bestseller di qualità in classico stile Adelphi.

«Gli Adelphi»

La famosa e diffusissima collana di tascabili.

PRINCIPALI COLLABORATORI

Non si può parlare dell’Adelphi senza nominare Roberto Bazlen (1902-1965): intellettuale schivo e restio ad apparire, non pubblicò nulla durante la vita. La sua opera sono i libri che fece pubblicare agli altri, soprattutto all’amico Foà,  che costruì il catalogo Adelphi su sua ispirazione. Il filosofo Giorgio Colli (1917-1979) accompagnò la casa editrice fin dai suoi primi vagiti, curando la nuova edizione delle Opere di Nietzsche e inaugurando la collana della Sapienza greca. Per le collane di narrativa italiana, un consulente di grande importanza è stato Giuseppe Pontiggia, che non è rimasto l’unico scrittore a collaborare con casa Adelphi: valgano in questo senso gli esempi di Sergio Solmi (1899-1981) e Giorgio Manganelli (1922-1990), mentre è a un grande italianista come Dante Isella (1922-2007) che si deve la riscoperta di alcuni classici dimenticati come Dossi.  

I LIBRI CHIAVE

Hermann Hesse, Siddharta, 1973

Pubblicato in varie collane, dal 1975 ha trovato casa nella «Piccola Biblioteca», dove, a oggi, ha avuto oltre 75 edizioni. Siddharta è uno dei grandi longseller adelphiani.

Guido Morselli, Roma senza papa, 1974

Rimasto completamente inedito in vita, Guido Morselli ha avuto una grande fortuna postuma, quando è stato scoperto e lanciato da Adelphi. Roma senza papa è il primo romanzo morselliano pubblicato dalla casa editrice milanese.

Elias Canetti, Auto da fé, 1981

La figura di Canetti, scrittore erudito e apolide, interessato ai problemi del linguaggio e intimamente «europeo», è una delle più consone allo spirito Adelphi, che infatti lo ha tutto in catalogo. Auto da fé è, di fatto, l’unica opera puramente narrativa scritta dal premio Nobel.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, 1985

Il primo, grande bestseller di casa Adelphi è un romanzo ambientato all’epoca della Primavera di Praga; titolo d’esordio della collana «Fabula», il libro passa in pochi mesi da oggetto di culto a vero e proprio fenomeno di massa, grazie anche all’inattesa pubblicità di cui è oggetto durante la trasmissione Quelli della notte.

Georges Simenon, L’uomo che guardava passare i treni, 1986

La casa editrice sta pubblicando, in nuova traduzione, l’opera omnia dello scrittore belga di lingua francese, le cui inchieste di Maigret, pubblicate con le proverbiali copertine gialle, sono ormai uno dei marchi di fabbrica adelphiani.

Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, 1986

Neurologo e scrittore, Oliver Sacks è conosciuto nel mondo per via dei suoi straordinari racconti a sfondo clinico, che uniscono il piacere della narrazione all’indagine scientifica. Attraverso i suoi libri Adelphi riesce a rendere popolari i temi delle neurologia e della psichiatria.

Joseph Roth, La marcia di Radetzky, 1987

Joseph Roth, scrittore mitteleuropeo per eccellenza e uno dei massimi del Novecento, è una delle grandi «riscoperte» adelphiane. Grazie ai suoi romanzi, così come alle opere di Schnitzler, Kraus e Walser, Adelphi riporta in auge la grande stagione del romanzo in lingua tedesca negli anni tra il XIX e il XX secolo.

Bruce Chatwin, Le vie dei canti, 1988

Adelphi ha anche un’anima avventuriera, e pubblica spesso reportage di grandi viaggiatori in terre remote e inesplorate. Il campione di questo tipo di narrativa, autentico oggetto di culto in Italia e nel mondo, è l’inglese Bruce Chatwin.

Roy Lewis, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene (1992)

Secondo Terry Pratchett si tratta di uno dei libri «più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni»: un libro di fantascienza «a ritroso», tra storia, humour e antropologia, nella migliore tradizione inglese.

Mordecai Richler, La versione di Barney (2000)

Il canadese Richler, fino ad allora poco conosciuto in Italia, scrive il suo testamento letterario inserendosi nel solco della grande letteratura ebraica nordamericana: da Malamud a Roth, da Singer a Bellow. Si tratta di un autentico caso letterario nel nostro paese, dove ha venduto più di mezzo milione di copie.

Vassilij Grossman, Vita e destino (2008)

Il recupero di Vassilij Grossman – altro grande autore del Novecento per anni poco conosciuto  e tradotto  in Italia – segna una tappa ulteriore nella ricerca di casa Adelphi: presto le opere principali dello scrittore russo (paragonato, per grandezza, a Tolstoj) saranno disponibili nel catalogo.

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