Salone Internazionale del Libro di Torino Primavera Digitale
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Narrativa Popolare

narrativa popolare

Le origini

Nell’età del “risorgimento della libreria” la produzione dei libri, per effetto dell’unificazione e, soprattutto per l’estendersi dell’alfabetizzazione,  registrò in Italia un incremento sino ad allora mai visto.

Particolare impulso registrò l’editoria di carattere popolare che, in vario modo, sembrò rispondere alle esigenze intellettuali di quegli strati della popolazione che solo allora incominciavano ad accostarsi alla lettura. Si trattò dapprima di operette di puro intrattenimento che raccoglievano le storie attinte dalla tradizione quali, ad esempio, I reali di Francia, Guerrino detto il Meschino, le Astuzie di Bertoldo di Giulio Cesare Croce, e poi di romanzi tratti soprattutto dalla letteratura francese: Esmeralda o nostra Signora di Parigi di Victor Hugo e I misteri di Parigi di Eugène Sue, per non fare che un paio di esempi.

Ai titoli di autori stranieri tradotti si unirono quelli di autori italiani: Antonio Ranieri  (Ginevra o l’orfana della Nunciata), Francesco Mastriani (Pasquale Passaguai, I misteri di Napoli, La cieca di Sorrento…) e Carlo Lorenzini (I misteri di Firenze. Scene sociali).

Un pubblico nuovo e “diverso”: le donne

Con il romanzo popolare, intessuto di storie spesso a lieto fine, gli editori conquistarono alla lettura anche le donne le quali – come è stato giustamente rilevato -  scoprivano in  questa attività “una forma di evasione e di compensazione emotiva e totalizzante, l’ingresso finalmente concesso in un mondo caldo e ordinato nel quale la virtù veniva premiata e il vizio punito”.

Beniamina del pubblico femminile fu Carolina Invernizio che, poco apprezzata dalla critica colta, fu tuttavia autrice di decine e decine di romanzi che spesso diventarono  veri e propri best seller ( Rina o l’angelo delle Alpi, Le due madri, Il bacio di una morta…).

Gli editori

Gli editori che nel periodo postunitario si dedicarono quasi esclusivamente al mondo popolare furono, a Firenze, Salani e, a Roma, Perino. E a Milano un grande editore, Sonzogno, fu tra i primi a dar vita ad  una collana di romanzi  popolari, la Biblioteca amena dove pubblicò gli autori più letti dell’epoca, da Hugo a Dumas a Verne.

Al pubblico femminile, che continuava ad espandersi, gli editori offrirono, in dosi sempre più massicce, i romanzi sentimentali. A Carolina Invernizio si affiancarono molte altre autrici, anche queste tradotte dalla letteratura straniera, soprattutto francese, come Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (1873 – 1954) e Delly (o M.Delly),  pseudonimo dei fratelli Jeanne -Marie (1875-1947) e Frédéric Petitjean de la Rosière (1876-1949).

Il boom della letteratura rosa

Negli anni Trenta, mentre l’industria editoriale italiana registrava un trend favorevole, i romanzi di “consumo” e soprattutto sentimentali – già chiamati rosa – conoscevano un particolare successo. Molte “penne” femminili vennero così alla ribalta trovando editori disposti a pubblicarle, e questa volta non si trattò solo di editori “specializzati”, ma anche di grandi imprenditori  quali Arnoldo Mondadori. Le autrici più lette dell’epoca erano  Flavia Steno, Rina Maria Pierazzi, Carola Prosperi, Willy Dias, Térésah, Milly Dandolo, Mura. La più famosa di tutte, quella che dominò il settore negli anni Quaranta e Cinquanta, e che tuttora viene riproposta alla lettura con successo,  fu Liala, pseudonimo di Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi  (1897 –1995 ) che, pubblicata nel tempo da molti e diversi editori, segnò – come dice Umberto Eco – “il tramonto del romanzo popolare il quale non muore, ma si trasferisce in altre materie, il cinema, il fotoromanzo, la canzone, la televisione”.

Un genere che non tramonta

Negli anni che seguirono la seconda guerra mondiale, la fortuna dei libri di  pura evasione trovò una sua precisa collocazione  accanto all’editoria colta e impegnata. Tra i vari sottogeneri che vennero via via nascendo (dalla giallistica  alla fantascienza, dall’horror al fantasy) particolare vitalità continuò  ad avere la “letteratura rosa” che ancora una volta traeva la sua linfa vitale dalla “letteratura straniera”, in particolare  anglosassone (Barbara  Cartland e Danielle Steel),  che, in Italia,  sembrò realizzare il suo più  grande successo, a partire dagli anni Ottanta, con la  Collezione Harmony di Mondadori.

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