Salone Internazionale del Libro di Torino Primavera Digitale
PrintE-mail

Einaudi

 

Vallecchi

Giulio Einaudi (1912-1999) è figlio dell’economista liberale Luigi, futuro primo Presidente della Repubblica italiana. Inizia collaborando con il padre alla promozione della rivista “La Riforma sociale”, poi nel 1933 riunisce attorno a sé  il gruppo di amici del Liceo D’Azeglio di Torino, tra cui spicca Leone Ginzburg, che ne assume la guida. Economia, storia, poi letteratura: la nuova casa editrice guarda già al dopo-fascismo, e subisce le repressioni del regime. Nel dopoguerra la spinta al rinnovamento si coniuga ad un accentuato impegno politico, ad una vocazione di pedagogia civile.

Con la sua accanita ricerca del nuovo e l’abilità nel promuovere una dialettica serrata tra i suoi collaboratori, Giulio Einaudi è il direttore d’orchestra di un collettivo che per decenni assicura alla casa una leadership incontestata, specialmente nel campo della letteratura, della storia, delle scienze umane e dell’arte. Al rigore delle scelte si accompagna la cura scrupolosa delle edizioni e l’eleganza grafica, modello di rispondenza tra forma e contenuti. La longevità del catalogo Einaudi, frequentemente ristampato, porta impresso lo spirito del suo fondatore.

Il lavoro editoriale come lo vedo io: non tutti imbavagliati a remare nelle galere, l’editoria non può essere un lavoro forzato. Se è un lavoro in libertà lo fai più volentieri, no?Forse lo fai con un po’ di felicità, non credi? Non è appunto un lavoro che dovrebbe essere felice, questo?

“È un capitalista di tipo speciale. Non mira ad accumulare profitti. Accumula prestigio”

Giulio Bollati

La casa editrice

1933- 1938

La nuova casa editrice si avvale delle competenze e dei contatti di Luigi Einaudi, ed esordisce con alcuni titoli di economia che entrano immediatamente nel vivo del dibattito. Il primo titolo, Che cosa vuole l’America? di Henry Wallace, ha l’onore di una stroncatura di Mussolini sul “Popolo d’Italia”. Tra il 1934 e il 1935 una serie di arresti e perquisizioni colpisce Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Massimo Mila, Franco Antonicelli, Carlo Levi, Norberto Bobbio, Luigi Salvatorelli e Cesare Pavese, che finisce al confino.

1938

Il 1° maggio Cesare Pavese viene assunto con mansioni di “traduttore, redattore, consulente, revisore di bozze”. Le sue capacità progettuali e organizzative avranno un ruolo primario nello sviluppo della casa.

1943- 1945

La casa editrice viene commissariata nel 1943. Giulio Einaudi si rifugia in Svizzera. Nel 1944 Leone Ginzburg, già al confino in Abruzzo, arrestato dai tedeschi, muore nel carcere romano Regina Coeli per le torture. Malgrado le difficoltà, si varano nuove collane di narrativa e di libri per bambini (Bruno Munari, Elsa Morante) e si impostano traduzioni epocali (la Recherche di Proust, Le Mille e una notte).

1945 – 1950

“Il Politecnico” di Elio Vittorini diventa la bandiera di un progetto ambizioso che vuole saldare cultura e società. La stagione della ripresa non si interrompe con la morte di Cesare Pavese. L’ingresso di Luciano Foà e di Giulio Bollati dà nuova linfa al gruppo, che nel decennio successivo diventa il principale e più ambito punto di riferimento della cultura italiana.

1956

Una prima crisi finanziaria viene superata con il lancio di un azionariato popolare e con un accordo con Mondadori per i tascabili.

1972-76

La Storia d’Italia in sei volumi diretta da Ruggiero Romano e Corrado Vivanti si impone per la novità metodologica e ottiene un grande successo commerciale anche attraverso la rete di vendita rateale, con cui la casa tiene vivo il dialogo con i suoi lettori.

1983

La congenita debolezze finanziaria della casa produce difficoltà che portano a un’amministrazione straordinaria. Nel 1987 la proprietà viene rilevata da una cordata di editori che fanno capo alla Electa.

1994

La Einaudi viene acquisita dal gruppo Mondadori,  di cui fa tuttora parte.

1999

Muore Giulio Einaudi.

I collaboratori

Il collettivo einaudiano ha accolto e amalgamato personalità diverse, con risultati di grande vivacità progettuale. Ai fondatori (Leone Ginzburg, Pavese), si sono aggiunti a partire dagli anni di guerra Giaime Pintor, Carlo Muscetta, Massimo Mila, Elio Vittorini, Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Felice Balbo, Antonio Giolitti, Luciano Foà (segretario generale degli anni ’50), Daniele Ponchiroli, Corrado Vivanti, Guido Davico Bonino, Giancarlo Roscioni, Enrico Castelnuovo, Paolo Fossati. Un rilievo speciale meritano Italo Calvino, presenza centrale dalla fine degli anni ’40, e Giulio Bollati, presto assurto a numero due della casa.

L’eleganza della grafica molto deve a Bruno Munari. All’eccellenza dei libri dello Struzzo hanno concorso la direzione tecnica di Oreste Molina e quella commerciale di Roberto Cerati.

Le collane

Biblioteca di cultura storica

Aperta nel 1935 da Leone Ginzburg, e subito forte dei titoli di Luigi Salvatorelli, nel dopoguerra porta in Italia maestri come Mathiez e Lefebvre, Marc Bloch, Fernand Braudel, E.H. Carr, Jacques Le Goff, Joseph Needham.

Tra gli italiani, ospita Federico Chabod, Gaetano Salvemini, Delio Cantimori, Renzo De Felice, Franco Venturi, Carlo Ginzburg,  Ruggiero Romano,

Saggi

Aperta nel 1937 e incorniciata dal tradizionale passepartout arancione, una delle collane portanti della casa: letteratura, filosofia, arti figurative,architettura, archeologia, cinema, musica, tra novità metodologica e tensione civile.

Coralli e Supercoralli

Sviluppo della collana di narratori contemporanei inaugurata nel 1941 con Paesi tuoi di Pavese,  “Coralli” e “Supercoralli” ospitano dal 1947 la miglior narrativa italiana ed estera, ma sono aperti anche alla poesia e al teatro. Tra gli autori italiani, Arbasino, Bassani, Calvino, Cassola, E. De Filippo, Fenoglio, Fo, Gadda, C. Levi, P. Levi, N. Ginzburg, Morante,Parise, Pasolini, L. Romano, Sciascia, Volponi. Negli stranieri, Babel, Beckett, Bellow, Brecht, Broch, Céline, de Beauvoir, Hemingway, Huxley, H. Miller, Musil, Salinger, D. Thomas, Yourcenar, V. Woolf.

PBE  (Piccola Biblioteca Einaudi)

Nata nel 1949 come “Piccola biblioteca scientifico letteraria”,  dal 1960 ha assunto la configurazione che mantiene ancora oggi: opere generali, testi introduttivi, monografie che intendono coniugare il livello scientifico alla capacità divulgativa.

Gettoni

Firmata da Elio Vittorini dal 1951 al 1958 è stata la collana che ha rivelato quelli che si sarebbero poi affermati come i narratori più significativi del dopoguerra: Lucentini, Lalla Romano, Calvino, Cassola, Fenoglio, Rigoni Stern, Ortese, Sciascia. Tra gli stranieri, Dylan Thomas e Jorge Luis Borges.

Nuovo Politecnico

Delineata nel 1965 da Giulio Bollati, tra testi di valore esemplare e interventi nel vivo del dibattito culturale e politico, è la collana in cui la casa editrice ha meglio espresso il suo confronto con la realtà contemporanea e i grandi temi civili.

Gli Struzzi

Dal 1970, la collana che ripropone a prezzo economico i grandi classici anche contemporanei, di narrativa, storia, poesia, teatro.  Qui in prima edizione La Storia di Elsa Morante. Con gli stessi intenti, dal 1989, la collana ET, Einaudi Tascabili, a prezzi più contenuti.

Stile Libero

In sintonia con gusti e tendenze giovanili, dal 1996 accoglie narrativa italiana e straniera, con speciale attenzione ai romanzi di genere, ma anche ai nuovi talenti (Gioventù cannibale, Ha redazione a Roma ed è firmata da Severino Cesari e Paolo Repetti.

I libri chiave

Eugenio Montale, Le occasioni, 1939

Alla sua seconda raccolta, il poeta genovese consegna uno dei grandi libri poetici del secolo.

Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, 1947

Le Lettere aprono la stagione della scoperta di un’opera rimasta fino allora sepolta nelle carceri fasciste. La successiva pubblicazione dei Quaderni segnerà profondamente la cultura italiana del dopoguerra.

Marcel Proust, La strada di Swann, 1946.

Tradotto da Natalia Ginzburg il primo capitolo della Recherche, che si concluderà nel 1951  con Tempo ritrovato tradotto da Giorgio Caproni.

Anna Frank, Diario, 1954

Il quaderno segreto di una ragazza ebrea olandese si è imposto come una delle testimonianze più toccanti della tragedia della Shoah.

Italo Calvino, Fiabe italiane, 1956.

Calvino raccoglie e reinterpreta un materiale eterogeneo e disperso per dare all’Italia il corpus fiabistico che ancora mancava.

J. D. Salinger, Il giovane Holden, 1961

Nel monologo del giovane newyorkese si continuano a identificare sempre nuove generazioni di lettori.

Gianni Rodari, Favole al telefono, 1962

Il libro che ha segnato una svolta decisiva nella letteratura per ragazzi.

Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione, 1968

Con gli amici francofortesi Adorno e Horkheimer, il filosofo tedesco-americano ha fornito alla rivolte studentesche del Sessantotto il libro di riferimento.

Ernesto Ferrero

Pin It

Richiedi la newsletter per essere aggiornato su tutte le novità della prossima edizione del Salone

Receive HTML?