La Città Visibile. Torino, 1988-2012>>
| Il pubblico del Salone l'ha apprezzata. Ma soprattutto si è riconosciuto in quegli oggetti, in quelle foto, in quell'allestimento che in pochi metri quadrati ha sintetizzato un cambiamento lungo venticinque anni. Un quarto di secolo che ha cambiato il volto di una città passata da un grigio centro industriale, da una one company town, a una metropoli moderna, dinamica, che ha saputo crescere senza rinunciare alle sue tradizioni, ma valorizzandole. E così La città visibile. Torino, 1988-2012 – ideata dal Salone e dal Circolo dei lettori e curata da Luca Beatrice con la collaborazione di Roberta Pagani e nata dal confronto e scambio di idee con Rolando Picchioni, Ernesto Ferrero, Nicola Gallino e Marco Pautasso. – è diventata una delle principali attrattive del Salone internazionale del libro di Torino.
Tra gli oggetti che hanno più colpito l'immaginario collettivo c'è stata sicuramente la Torcia olimpica, simbolo di quelle due settimane che hanno rappresentato la svolta di una città che nel 2006 è diventata grande, si è aperta al mondo, ha riscoperto l'orgoglio di essere Capitale, e non solo per definizione. I visitatori si sono emozionati, passando di fronte al corposo testo della sentenza Thyssen, vera e propria pietra miliare del diritto del lavoro, che dopo la decisione del tribunale di Torino non sarà mai più come prima, a tutto vantaggio della sicurezza dei lavoratori. Si sono emozionati di fronte alle Superga tricolori, emblema del rilancio di un brand tutto subalpino trasformato in pochi anni in un icona del trendy. C'è di tutto, nella Città Visibile. Dall'arte contemporanea, che in questi 25 anni ha caratterizzato il volto della città con le Luci d'artista, con le grandi opere del Castello di Rivoli, con le interpretazioni di Ugo Nespolo, che si ritrovano nelle fermate della metro, fino all'industria, motore, in tutti i sensi, ancora determinante nello sviluppo della città. Non è un caso che in mostra ci sia una 500, l'auto del rilancio Fiat, che unisce prestazioni e design. Non poteva mancare un capitolo per il food che, in fondo, a Torino è sempre stato slow, riscoprendo quei sapori che la massificazione della grande distribuzione ci aveva fatto dimenticare. Il cioccolato, le uova pasquali di Guido Gobino esposte in formazione, come un esercito di guerrieri pronto a invadere la città, sono l'emblema di quel circolo virtuoso che l'entusiasmo e l'ingegno dei torinesi ha saputo, in questi 25 anni, avviare, cambiando per davvero il volto della metropoli. Tutti gli oggetti esposti, oggetti del quotidiano elevati a opere d'arte, sono commentati da una didascalia firmata da uno scrittore: a testimoniare il legame inscindibile tra la letteratura e la società, legame che proprio il Salone, in un quarto di secolo, ha saputo promuovere e valorizzare. |



