Salone Internazionale del Libro di Torino 2019

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La letteratura sui Gulag da Solzenitsin a Salamov

Che cosa sono stati i Gulag? Quanto si sapeva, in Occidente, della loro esistenza? Che ruolo ha avuto la letteratura russa nella diffusione della memorialistica relativa ai campi di concentramento sovietici? Di tutto questo si è discusso nella conferenza dal titolo Raccontare il Gulag: da Solzenitsin a Salamov, alla quale hanno preso parte Marcello Flores, professore di Storia all'Università di Siena, Francesca Gori, presidente di Memorial Italia, organizzazione attiva nella difesa della memoria dei Gulag, e Anna Raffetto, slavista, curatrice della pubblicazione in Italia del libro della Politkovskaja, La Russia di Putin. A moderare l'incontro, Francesca Sforza, caporedattore degli esteri del quotidiano La Stampa.

"La parola Gulag richiama una delle più grandi vergogne del XX secolo – ha spiegato Flores – Si trattava di un sistema di lavoro forzato, consacrato da Stalin nel '29, che diede un grande contributo alla crescita economica del Paese, ma non a quella sociale: i campi sovietici, anche se non erano stati concepiti per lo sterminio, erano luoghi all'interno dei quali la vita umana non aveva nessun valore".

Solo dopo la morte di Stalin furono diffuse, a opera di scrittori russi, le prime significative testimonianze dell'esistenza dei Gulag: "La memorialistica – ha spiegato Francesca Gori – si divide in tre fasi: la prima, che riguarda la nascita dei Gulag, la seconda, che coincide con il periodo successivo alla firma del patto Molotov-Rippentropp, che contribuisce a far conoscere i lager russi in Occidente, e la terza che si situa a cavallo del discorso di Kruscev al XX Congresso del Pcus, nel quale denunciò i crimini compiuti da Stalin: fu da quel momento che le persone iniziarono a raccontare e a pubblicare le proprie testimonianze".

Ma la grande fase della memorialistica "si apre – ha continuato Anna Raffetto - con la pubblicazione, nel 1962, del romanzo La giornata di Ivan Denisovič e prosegue con la diffusione del saggio L'arcipelago Gulag, entrambi scritti da Aleksandr Solzenitsin. I racconti della Kolyma, pubblicati da Tichonovič Salamov nel 1989, compiono, invece, un'analisi scientifica di un fenomeno antropologico: come spiega Irina P. Sirotinskaja nella prefazione del libro, Salamov ha rivelato la tremenda 'facilità con cui l'uomo si dimentica di essere uomo'".

"La differenza fra Solzenitsin e Salamov – ha concluso Raffetto – è che il primo crede nell'esistenza di una memoria collettiva, il secondo no".


Sala Russia, ore 10.30, domenica 15 maggio 2011
Viviana Monastero

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