Salone Internazionale del Libro di Torino Torino, 10-14 maggio 2012
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74. Amleto, Alice e La Traviata secondo Lella Costa

Comunicato n. 74 - 16 maggio 2009

“È difficile parlare di un libro scritto da una persona alla quale si vuole bene e che si conosce molto bene”, “Se ben ricordi, avevamo già presentato il mio libro a Milano”, “Non ricordo niente, se non i fatti che mi coinvolgono dai sei anni indietro”, “Ah, bene. Signori, Serra parlerà di un libro per il quale ha steso la prefazione, ma di cui non ricorda più nulla!”. Si apre con un vero e proprio botta e risposta da cabaret l’incontro dedicato alla presentazione del libro di Lella Costa intitolato Amleto, Alice e la Traviata. L’attrice dialoga sul filo della gag con il giornalista Michele Serra, davanti a pubblico divertito e molto numeroso, che non risparmia gli applausi.

“Quando si parla di Lella Costa, si parla di qualità unita al successo. – inizia Michele Serra – Lella ha studiato tenacemente e ostinatamente, come solo le donne, che sono le più secchione, sanno fare”. Aggiunge Lella Costa: “Ho incontrato questo mestiere in modo anomalo, direi. Non ho subìto l’amore precoce per il teatro; a 18 anni avevo la passione per la politica. Poi qualcosa è cambiato e oggi mi ritrovo qui, con il privilegio di fare da tramite tra amore e meraviglia e appagamento, cercando di far vedere le cose al mio pubblico da un punto di vista diverso. Lo scopo è quello di non naufragare in questo mare, che non è più tanto dolce. Oh che bello, mi sento ai Giardini Naxos, potrebbe comparire da un momento all’altro Daniele Piombi!”.

Il volume raccoglie i testi di tre spettacoli teatrali di successo, che Lella Costa ha portato in scena negli ultimi anni – Traviata, Alice, una meraviglia di paese e Amleto – cucendosi addosso le opere letterarie, riuscendo a mantenerne con fedeltà il respiro originario ma allo stesso tempo arricchendole con divagazioni in grado di renderle più vicine al pubblico di oggi. Come spiega l’attrice: “Definire cosa sia un classico è difficile. Ci vuole una distanza di sedimentazione perché un’opera diventi classico, patrimonio comune. Io amo gli spunti dei classici, in particolare Eliot e Calvino, che allontanano dalla polemica e dall’attualità. Questo è un punto centrale: si deve dare spazio alla contemporaneità, non all’attualità, perchè tutto ciò che è attuale passa in fretta e non c’è niente di più pericoloso per un artista dell’affezionarsi a battute e posizioni vecchie”.

Al pubblico, che le chiede il motivo dell’accostamento “Amleto – Alice – La Traviata”, Lella Costa risponde: “La mia Traviata, tratta da quella di Dumas, finisce per parlare del corpo femminile, attraverso le figure di Maria Callas e soprattutto di Marilyn Monroe, una “fragile bambina”. E bambina lo è anche Alice, la protagonista vincente al femminile il cui nome simbolico rimanda ai sogni e ai progetti. Per quanto riguarda Amleto, l’ho scelto perché credo sia il personaggio capace di cogliere un passaggio di secolo e di mentalità: Amleto si assume la responsabilità delle sue azioni e la domanda “Essere o non essere?” è la domanda per eccellenza, quella che arriva nella vita dell’uomo nei momenti più impensati, mentre compri gli asparagi o decidi se andare alla festa. Essere o non essere, questo è il problema. Il difficile viene dopo”.

Presente tra il pubblico, lo scrittore Diego Cugia le domanda spiritosamente “cosa farà nel 2300”. Lella Costa ribatte: “Posso dire, per ora, che il bisogno di storie è endemico, un’esigenza primaria quasi quanto la sete e la fame. In futuro, qualcuno racconterà una qualche forma di storia, anche se è difficile immaginarsi qualcosa di “nuovo”. Qualcosa insomma succederà ma, come dicevano i Nomadi, noi non ci saremo”.

Sala Gialla, ore 18.00, sabato 16 maggio 2009
Giovanna Boglietti

 

 



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