74. Amleto, Alice e La Traviata secondo Lella Costa
Sabato 16 Maggio 2009 20:20
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Comunicato n. 74 - 16 maggio 2009
“Quando si parla di Lella Costa, si parla di qualità unita al successo. – inizia Michele Serra – Lella ha studiato tenacemente e ostinatamente, come solo le donne, che sono le più secchione, sanno fare”. Aggiunge Lella Costa: “Ho incontrato questo mestiere in modo anomalo, direi. Non ho subìto l’amore precoce per il teatro; a 18 anni avevo la passione per la politica. Poi qualcosa è cambiato e oggi mi ritrovo qui, con il privilegio di fare da tramite tra amore e meraviglia e appagamento, cercando di far vedere le cose al mio pubblico da un punto di vista diverso. Lo scopo è quello di non naufragare in questo mare, che non è più tanto dolce. Oh che bello, mi sento ai Giardini Naxos, potrebbe comparire da un momento all’altro Daniele Piombi!”. Il volume raccoglie i testi di tre spettacoli teatrali di successo, che Lella Costa ha portato in scena negli ultimi anni – Traviata, Alice, una meraviglia di paese e Amleto – cucendosi addosso le opere letterarie, riuscendo a mantenerne con fedeltà il respiro originario ma allo stesso tempo arricchendole con divagazioni in grado di renderle più vicine al pubblico di oggi. Come spiega l’attrice: “Definire cosa sia un classico è difficile. Ci vuole una distanza di sedimentazione perché un’opera diventi classico, patrimonio comune. Io amo gli spunti dei classici, in particolare Eliot e Calvino, che allontanano dalla polemica e dall’attualità. Questo è un punto centrale: si deve dare spazio alla contemporaneità, non all’attualità, perchè tutto ciò che è attuale passa in fretta e non c’è niente di più pericoloso per un artista dell’affezionarsi a battute e posizioni vecchie”. Al pubblico, che le chiede il motivo dell’accostamento “Amleto – Alice – La Traviata”, Lella Costa risponde: “La mia Traviata, tratta da quella di Dumas, finisce per parlare del corpo femminile, attraverso le figure di Maria Callas e soprattutto di Marilyn Monroe, una “fragile bambina”. E bambina lo è anche Alice, la protagonista vincente al femminile il cui nome simbolico rimanda ai sogni e ai progetti. Per quanto riguarda Amleto, l’ho scelto perché credo sia il personaggio capace di cogliere un passaggio di secolo e di mentalità: Amleto si assume la responsabilità delle sue azioni e la domanda “Essere o non essere?” è la domanda per eccellenza, quella che arriva nella vita dell’uomo nei momenti più impensati, mentre compri gli asparagi o decidi se andare alla festa. Essere o non essere, questo è il problema. Il difficile viene dopo”. Presente tra il pubblico, lo scrittore Diego Cugia le domanda spiritosamente “cosa farà nel 2300”. Lella Costa ribatte: “Posso dire, per ora, che il bisogno di storie è endemico, un’esigenza primaria quasi quanto la sete e la fame. In futuro, qualcuno racconterà una qualche forma di storia, anche se è difficile immaginarsi qualcosa di “nuovo”. Qualcosa insomma succederà ma, come dicevano i Nomadi, noi non ci saremo”. Sala Gialla, ore 18.00, sabato 16 maggio 2009 Giovanna Boglietti |
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