78. Gianrico Carofiglio e le parole da manomettere
Sabato 16 Maggio 2009 14:25
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Comunicato n. 73 - 16 maggio 2009
C’è il tutto esaurito in Sala Gialla per l’incontro La manutenzione delle parole con Gianrico Carofiglio, scrittore e magistrato, ex consulente della Commissione Bicamerale Antimafia e autore nel 2002 di quel Testimone inconsapevole che ne ha decretato il successo in campo letterario inaugurando il filone del legal thriller all’italiana.
“Sono sempre stato ossessionato – confessa Carofiglio – dal fatto che le parole siano strumenti e che possano produrre cambiamenti nel mondo di vedere il mondo al di fuori di noi. Per questo ho voluto intitolare l’incontro La manutenzione delle parole, perché il pensiero di fondo è decostruire e rimontare le parole in un’ottica nuova”. A tal proposito sottolinea come troppo spesso le parole e la lingua siano state “espropriate” e messe al servizio di un’ideologia dominante: “È per esempio il caso, nel Novecento, della “neolingua” creata dal totalitarismo nel romanzo di George Orwell 1984 oppure della propaganda nazista i cui motti, inculcati a ripetizione nelle masse, hanno agito come un veleno preso a piccole dosi e che intossica nel tempo”. Questa rifondazione delle parole non è fine a se stessa, ma ha un profondo carattere pratico: “Non dimentichiamo che le parole hanno il potere di cambiare il mondo”. Carofiglio applica dunque questo metodo a cinque parole che rivestono, a suo modo di vedere, un’importanza capitale nella vita dell’uomo: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta. “La vergogna ha una natura paradossale, chi prova vergogna ha immediatamente il diritto di non provarla più perché si adopera subito per uscirne, essendo uno stato che crea imbarazzo. Ma ciò che è davvero vergognoso è l’incapacità di provare vergogna, è una vera e propria malattia morale”. Importantissima è la giustizia, soprattutto la giustizia sociale, che non deve essere “uno strumento di incremento di ingiustizie, ma un reale impegno per la convivenza e il rispetto reciproco”. In questo senso la ribellione non è altro che “una perdita del paradigma della giustizia come virtù e la tendenza a un egoistico rifiuto delle regole”. Altrettanto centrale è la bellezza, in cui Carofiglio vede “non uno sterile ornamento, ma un sintomo del bene morale”. “In ultimo la scelta – conclude Carofiglio – che ha una potenza spesso non immediatamente percepibile. L’uomo sceglie continuamente, anche quando rimane indifferente, perché significa che ha scelto l’indifferenza. Anche là dove sembra che non ci sia scelta, come nel caso di una tragedia che ci cade addosso per caso, noi possiamo scegliere la dignità con cui l’affrontiamo”. Sala Gialla, ore 12.00, sabato 16 maggio 2009 Marco Capelli |
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