Salone Internazionale del Libro di Torino Torino, 10-14 maggio 2012
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86. Tra Nietzsche e Marx finisce in pari

Comunicato n. 86 - 17 maggio 2009

Quattro tempi da sette minuti, un arbitro dotato di cronometro e campanello, sentenza affidata alla giuria popolare del pubblico presente nella Sala Gialla. Sono queste le regole del certamen filosofico organizzato per i sessant’anni della collana Bur. I contendenti sono Friedrich Nietzsche, sostenuto da Eugenio Scalfari, e Karl Marx, difeso da Donald Sassoon. Alla fine il verdetto, sancito dal giudice Giovanna Zucconi, è di parità.

Il primo blocco di interventi si sviluppa sulla “novità” rappresentata dai due filosofi e sull’influenza che hanno avuto nelle epoche successive. Per Scalfari “il pensiero di Nietzsche si presta a interpretazioni diversissime, tutte giustificabili a partire dai suoi scritti. Finché fu in vita non ebbe grandissimo seguito, però la sua fortuna esplose in modo enorme dopo la morte e tutta la cultura del Novecento è profondamente influenzata dalle sue idee”. Secondo Sassoon, “Marx fu il primo, nel 1848, a capire che la neonata classe operaia avrebbe cambiato la storia. La sua ricerca ha dato la spinta propulsiva alla nascita dei primi partiti operai, che già portavano avanti le richieste che hanno caratterizzato le socialdemocrazie occidentali: diritti civili, suffragio universale, mercato del lavoro, stato sociale. È grazie a Marx se il capitalismo europeo, unico al mondo, ha maturato una dimensione sociale”.

Con il secondo giro di interventi arrivano le prime amichevoli schermaglie. Scalfari: “Nietzsche lancia lo slogan “Dio è morto”, Marx invece vuole il paradiso in terra, cioè un luogo nel quale la storia finisce e fallisce miseramente: cosa ne dice l’“avvocato” Sassoon?”. Ed ecco la replica: “Che Marx non ha fatto molti commenti sul futuro. L’espressione “dittatura del proletariato” compare solo 11 volte nelle sue 50 opere: non è colpa sua se Lenin l’ha presa come parola d’ordine. Marx è un analista del capitalismo, non del socialismo, e non può essere ritenuto responsabile per quello che hanno detto e fatto i suoi seguaci. Vuole essere giudicato sui suoi testi, e non sui testi scritti a commento dei suoi”.

“Se però – riprende Scalfari – si limita la figura di Marx a semplice analista del capitalismo e non lo si ritiene responsabile di quanto fatto dai suoi discepoli, si riduce enormemente la portata del suo pensiero e soprattutto non gli si possono attribuire i meriti delle conquiste delle socialdemocrazie tedesche”. Sassoon: “Tutti i grandi pensatori hanno dei discepoli. Marx ha spiegato meglio di altri i meccanismi del capitalismo”.

Il dibattito prosegue poi sui concetti chiave del pensiero dei due filosofi. Scalfari li individua “nella volontà di potenza e nell’idea che l’uomo sia un ponte tra l’animale e il super-uomo, che sarebbe meglio tradurre come oltre-uomo”. Sassoon invece vede “la capacità di Marx di capire che il capitalismo è la punta più avanzata della civiltà. Che è in espansione continua, globale e planetaria e che non esistono strumenti per governarlo fuori dalla dimensione nazionale: tornare a studiarlo, in periodi come questi sarebbe utile”.

“Studiare Nietzsche invece non è utile – conclude Scalfari – Teme lo spettro del nichilismo, non quello del comunismo. La sua attualità sta nel fatto che descrive una situazione di infelicità e tenta di farcela superare. La frase “Dovete avere il caos dentro di voi per partorire una stella danzante” è l’immagine della potenza che è dentro l’uomo, una forza che può produrre una stella. Ma un astro danzante, perché tutto è flusso, tutto è relativo”. E Sasson, nell’arringa finale, scherza: “Mi dicono che in questi giorni alla Fiera del Libro alcuni autori hanno sostenuto, citando Marx, che è necessario uscire dal capitalismo: beh, vuol dire che questa Fiera è proprio aperta a tutti...”.

Si chiude con la votazione, il pubblico alza un cartoncino nero per sostenere Nietzsche o rosso per votare Marx. Pari. Poi, stretta di mano tra i due contendenti. L’ultima battuta è di Scalfari: “Sono contento comunque, perché su Marx ho le stesse idee del mio interlocutore”.


Sala Gialla, ore 18.30, domenica 17 maggio 2009
Marco Bobbio

 

 



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