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Maurizio Maggiani al Salone Off 365: il video integrale


Il romanzo di formazione di una nazione neonata che s’intreccia con le microstorie e i ricordi della famiglia, dei genitori dell’autore. Sul fondale, la grande metafora del porto della Spezia: nuovo arsenale dell’Italia unita alla cui costruzione affluiscono da ogni dove i personaggi più diversi con il loro carico di storie. È Il Romanzo della Nazione di Maurizio Maggiani, il più recente romanzo dello scrittore spezzino (edito da Feltrinelli), che ha vinto il Premio Elsa Morante 2015


Il Romanzo della Nazione
Vincitore Premio Elsa Morante 2015

«C’era una volta il popolo. C’era una volta il sogno di costruire - attraverso il popolo - una nazione. C’erano le storie che facevano degli uomini, delle donne, delle famiglie, la premessa del’essere popolo e poi nazione». Maggiani rifà la storia della sua famiglia quando la sua famiglia comincia a morire. La madre, il padre, i legami di sangue, i legami di idee, la città, la memoria di quel venir meno «ad ogni usata amante compagnia» di persone che hanno lavorato per spingere avanti destini comuni, avventure comuni, speranze in comune. Maggiani ci dice cos’è il romanzo di una nazione quando quel romanzo tramonta. Quando quella possibilità non si dà più. La chiusura di un mondo ne apre un altro di cui si sa ancora e soltanto che è il «sogno di una cosa». Che cosa si racconta, di fatto? Si racconta di una madre e di un padre che si spengono portando, prima nella smemoratezza e poi nella morte, un mondo di certezze molto concrete: la cura dell'orto, delle cose, della casa, dei rapporti parentali. Il figlio-narratore rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, negli scioperi, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. Si racconta, con un ginnico balzo indietro narrativo, della costruzione del porto della Spezia, il porto che, nella lungimiranza di Cavour, avrebbe dovuto essere il più attivo del Mediterraneo. Si racconta di altri fondatori di nazioni: di ebrei e di palestinesi. Si racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite.


Maurizio Maggiani

Nasce a Castelnuovo di Magra nel 1951. Terminati gli studi insegna per un anno nel carcere circondariale della Spezia (1975-76). Poi fa i lavori più disparati: nei servizi sociali della Olivetti, fotografo industriale, produttore di filmati pubblicitari per aziende. «Nell’85 – racconta - mi sono comprato, firmando 36 cambiali, un computer Apple, il primo che si fosse visto in circolazione, e con quello ho imparato a scrivere. Perché scrivere su quell’apparecchio mi dava un gran piacere tattile e visivo, perché ho scoperto che potevo costruire parole, e con le parole pensieri, che erano immagine composta così come si compone un’inquadratura fotografica, o cinematografica». Ha condotto circa un centinaio di puntate della trasmissione Rai La Storia siamo noi. Con Feltrinelli ha pubblicato Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), Il coraggio del pettirosso (1995, premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), màuri màuri (1996), La regina disadorna (1998, premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002, premio letterario Scrivere per amore 2003, finalista premio Chiara), Il viaggiatore notturno (2005, premio Ernest Hemingway, premio Parco della Maiella e premio Strega), Mi sono perso a Genova (2007), con Gian Piero Alloisio, Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (2008), Meccanica celeste (2010), Quello che ancora vive (2011), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014) e Il Romanzo della Nazione (2015). Collabora con alcune testate: cura una rubrica del quotidiano genovese «Il secolo XIX» e scrive per «La Stampa».

 

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