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Il Salone piange Alessandro Leogrande, una voce oltre ogni frontiera

Leogrande Sepulveda

«C'è stata un'epoca storica in cui in America Latina qualcuno ha cercato di costruire un futuro diverso basato sulla felicità. Quel tentativo è stato brutalmente spazzato via. Il ruolo della letteratura ha doppiamente spazio in questo orizzonte, dove c'è inguistizia e c'è impunità». Così Alessandro Leogrande (a destra nella foto), venerdì 19 maggio 2017 all'ultimo Salone Internazionale del Libro, introduceva l'incontro con gli scrittori Elsa Osorio e Luis Sepulveda. Due straordinari cronisti della memoria, con cui Alessandro aveva in comune la passione civile, la capacità e la convinzione quasi utopica che prendere la penna, ascoltare, raccontare e condividere può ancora servire a risvegliare le coscienze e a cambiare in meglio la realtà.

Alessandro Leogrande aveva un dono non comune. Sapeva trasformare un'inchiesta di prima mano - storie, documenti, testimonianze scovate e messe assieme con metodo e curiosità - in una narrazione compiuta, coinvolgente, capace di lasciare un segno indelebile nella coscienza del lettore.

Leogrande se n'è andato domenica 26 novembre a Roma a soli quarant’anni per un improvviso malore. Era appena tornato da un evento per «Le città del libro» a Campi Salentina, in provincia di Lecce. Lo scrittore era fra i consulenti culturali del Salone Internazionale del Libro. Aveva condotto numerosi incontri alla 30a edizione, dedicata a un «suo» tema come Oltre i confini. Aveva partecipato con entusiasmo ad Adotta uno scrittore, il progetto che porta ogni anno una trentina di scrittori nelle scuole del Piemonte a lavorare in classe con i ragazzi. Con il suo sguardo contagioso contro le nuove forme di pregiudizio, emarginazione, sfruttamento, con la sua attenzione per gli ultimi, Leogrande si era messo a disposizione di un pubblico di lettori assolutamente speciale: quello degli ospiti della Casa di reclusione di Saluzzo. Lo scorso aprile li aveva incontrati, aveva dialogato con loro, era diventato un amico e un punto di riferimento anche dopo la conclusione del progetto.

Il presidente Massimo Bray, il vice-presidente Mario Montalcini e il direttore editoriale Nicola Lagioia lo ricordano con affetto e cordoglio: «Alessandro è stato fra gli elementi della squadra a offrire uno fra i più importanti contributi di idee, sguardi, e proposte. Stava già lavorando con la stessa energia a nuovi progetti per l’edizione 2018. Tutto il Salone, affranto, è vicino alla famiglia e ai suoi amici più cari».

Nato a Taranto nel 1977 ma formatosi alla Sapienza di Roma dove si era laureato in filosofia, Leogrande collaborava al «Corriere del Mezzogiorno» e «Internazionale», al blog «Minima&moralia» ed era vicedirettore della rivista «Lo Straniero» di Goffredo Fofi. Ha dedicato numerose inchieste alle nuove mafie, alle migrazioni contemporanee, ai movimenti di protesta, al fenomeno del caporalato nel Sud, al caso dell’Ilva di Taranto. Esordisce con Un mare nascosto (2000), storia ambientata a Taranto, cui seguono Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (2008), Fumo sulla città (2013) e La Frontiera (2015). Con Il naufragio. Morte nel Mediterraneo aveva vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).