Salone Internazionale del Libro di Torino 2018

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L'uomo che non voleva amare: la maturità di Federico Moccia

"Conrad era solito dire: 'vai a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra sto lavorando'". È proprio così che lo scrittore dei lucchetti e degli amori adolescenziali, Federico Moccia, trova l'ispirazione per i suoi romanzi. Osservando e prendendo nota da quello che succede intorno a lui. Lo spiega in occasione della presentazione del suo nuovo libro, L'uomo che non voleva amare. Un libro diverso dal Moccia conosciuto al grande pubblico. Intervistato dallo speaker di VivaRadio2, Luca Bianchini, ha raccontato al pubblico come è arrivato alla scrittura di questo romanzo, così diverso dai precedenti.

"Dal mio primo romanzo sono passati sette anni. I miei lettori, che all'epoca avevano 15-16 anni, oggi ne hanno 22-23 ed era giusto dare loro un racconto diverso", ha detto Moccia. Ma di che cosa tratta L'uomo che non voleva amare? "È un libro più profondo, che parla di ricchezza e felicità: e tra le due cose spesso non c'è armonia". Questa tensione è rappresentata da Tancredi, il protagonista del libro. Uomo facoltoso e capriccioso, con un nome che secondo lo scrittore ricorda uno scoglio, che è convinto di poter avere tutto. Ma non riesce ad avere Sofia. "Dall'incontro tra i due nascerà il cambiamento – continua Moccia – perché una persona più un'altra fanno una cosa ancora diversa, come una reazione chimica. E l'amore fa fare cose straordinarie".

Federico Moccia diventa più profondo senza fare a meno del tema che l'ha reso famoso: l'amore. "Ma che cosa vuol dire davvero Generazione Moccia?", chiede Bianchini. "Penso semplicemente – aggiunge lo scrittore – stia ad indicare una forma di romanticismo, quello dei lucchetti, delle scritte, del sogno. E penso che i sogni vadano raggiunti, questa è un po' l'identità mocciana". A chi gli domanda se si sia pentito della scelta di scrivere un romanzo diverso risponde: "Mi sono pentito tante volte, ma non di questo. Mi piace raccontare storie e questa mi piaceva un casino. È come uno che mangia sempre pizza e poi una sera decide che gli va il sushi. Non c'è nessuna strategia di mercato".

Ma come nasce un libro di Moccia? "Tante cose vengono spontaneamente perché il romanzo è bello proprio per la sua libertà. Passo molto tempo ad osservare e poi scrivo senza pensare al lettore perché non voglio condizionarmi. Dopo di che il libro diventa come un messaggio in una bottiglia consegnato al mare".

Sala Gialla, ore 16.00, giovedì 12 maggio 2011

Carlotta Addante

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