Salone Internazionale del Libro di Torino 2018

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Il Salone della comunità: la conferenza stampa finale

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Il Salone 2018, un primo bilancio

Anzitutto i numeri: 144.386 visitatori unici al Lingotto contro i 143.815 del 2017, cui vanno aggiunti i 26.400 al Salone Off contro i 25.000 del 2017. Per un totale di 170.786 visitatori. Poi le date: il 32° Salone si terrà da giovedì 9 a lunedì 13 maggio 2019. E naturalmente il bilancio dell’edizione appena conclusa e gli scenari per il futuro. Sono i temi toccati nella conferenza stampa di chiusura del 31° Salone, lunedì 14 maggio alle 17.30 in Sala Azzurra, alla quale hanno partecipato il Presidente della Cabina di Regia Massimo Bray, la Sindaca di Torino Chiara Appendino, l’Assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi che ha portato il saluto del presidente Sergio Chiamparino convalescente per un intervento chirurgico, e il Direttore editoriale del Salone, Nicola Lagioia.


Bray: il Salone, bene comune

Massimo Bray ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato anche in condizioni d’emergenza, garantendo al Salone forza di contenuti, idee e volontà: le due Fondazioni «supplenti» (il Circolo dei lettori con il presidente Luca Beatrice e la direttrice Maurizia Rebola e la Fondazione per la Cultura Torino con il segretario generale Angela La Rotella), Mario Montalcini che ha reso possibile la ricerca dell’Università di Torino sulla ricaduta economica del Salone. Con loro tutti i partner e sponsor del Salone, i dipendenti e i consulenti «che hanno svolto il loro compito con passione e responsabilità», gli Editori Amici del Salone e la Cabina di Regia che nei mesi scorsi ha dato i più importanti indirizzi alla 31a edizione.

«Con Nicola Lagioia siamo quasi una coppia di fatto», scherza Bray: «Ci siamo intesi fin dal primo giorno. Non amiamo parlare di evento ma di grande progetto culturale, di laboratorio di idee e contenuti. Questo lo hanno capito le migliaia di donne e di uomini che in questi giorni sono venuti fino qui, hanno fatto la coda e affollato i padiglioni del Lingotto. Sono tutti punti di una sottile linea rossa che unisce il Salone al suo futuro». Un futuro che continuerà a vedere la dimensione pubblica in primo piano. Il Salone nel complesso e sue articolazioni come Adotta uno scrittore, che esiste da quasi vent’anni e ha coinvolto oltre 10.000 ragazzi delle scuole, sono un vero e proprio bene pubblico. Un bene comune, come quello che nella lectio introduttiva ha fatto dire a Javier Cercas che «non ci sarà un futuro per l’Europa se non partendo dalla cultura». O quello che Aldo Moro e Concetto Marchesi scolpirono nell’articolo 9 della Costituzione, «non per fissare paletti fra proprietà pubblica e privata ma perché fa parte dei fondamenti su cui poggia il nostro Paese».


Appendino: tre mosse per il Salone del futuro

«Non è stato un lavoro facile, ma è stato reso possibile dalla comunità del Salone, dal Circolo dei lettori e dalla Fondazione Cultura Torino. Torino è il Salone e il Salone è Torino». Ribadito il ruolo centrale delle istituzioni pubbliche nel difendere e consolidare il progetto, la Sindaca di Torino Chiara Appendino ha scandito le tappe che porteranno a mettere in sicurezza l’organizzazione del Salone 2019. Primo: prende il via la liquidazione generale della Fondazione per il Libro. Gli Enti pubblici faranno la loro parte per provvedere alle erogazioni affinché il liquidatore possa procedere con le obbligazioni di legge nei confronti dei creditori. Secondo: viene ribadito il valore culturale, l’indipendenza e la solidità del Salone come bene comune: «Ci impegneremo con tutte le forze affinché il marchio resti in mano pubblica, per garantire un futuro alla straordinaria produzione di cultura che fa capo al Salone». Terzo: sarà la Fondazione per la Cultura Torino il perno dell’organizzazione del Salone 2019, «valorizzando le competenze e professionalità di quanti finora vi hanno lavorato». Appendino si scusa a nome della Città per il ritardo nella firma del contratto che ha compresso i tempi per l’allestimento commerciale e fieristico. E fa appello all’orgoglio della città come modello nazionale: «La comunità di Torino è un esempio per l’intero Paese di capacità di produrre, offrire e attirare cultura».


Parigi: l’impegno della Regione Piemonte per il Salone del futuro

Ed è di nuovo «comunità» la parola-chiave su cui il Salone poggia per transitare dal successo luminoso della 31a edizione a un futuro solido e sereno. «La ricerca realizzata dall’Università di Torino e che abbiamo presentato proprio ieri ci ha svelato che questa comunità di scrittori e intellettuali genera sul territorio una ricaduta economica di quasi 30 milioni di euro. Ma se anche questa ricaduta non ci fosse, il Salone lo dovremmo fare comunque perché è un momento fondativo della nostra costruzione collettiva». Una forza che, sottolinea l’Assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, «non è replicabile altrove né trasportabile». E ricorda l’impegno della Regione per progetti come il sostegno ai 52 piccoli e medi editori piemontesi, il Premio Nati per Leggere, Lingua Madre e i 13.000 buoni libro distribuiti agli studenti nei cinque giorni del Salone 2018. Lo stesso impegno è garantito per il Salone del futuro: «Il perimetro delle risorse assicurate per il Salone non cambia. Stipuleremo una convenzione pluriennale con la Fondazione Cultura Torino e ci impegneremo per garantire la tutela occupazionale dei dipendenti del Salone». Lo stesso impegno è assicurato dagli uffici regionali nell’accelerare al massimo le procedure di rendicontazione e conseguente erogazione dei contributi non ancora versati, che consentano al liquidatore di procedere in favore dei creditori.


Lagioia: «Non abbiamo bisogno di nemici»

«Che il Salone 2018 sia un successo clamoroso è fin troppo evidente. Si può certo fare di meglio, ma è difficile fare di più con lo spazio a disposizione». E Nicola Lagioia avanza swiftianamente una “modesta proposta”: quella che lui stesso subito battezza “Il Patto della Sala Azzurra”. «Finiamola con la rincorsa dei numeri. Oltre una certa soglia, il Salone ha centrato comunque il proprio obiettivo: essere il Salone nazionale del libro, quello dove ci sono più editori, più autori internazionali, più lettori, e quello dove si vendono più libri. L’asticella della crescita la dobbiamo fissare sulla qualità del progetto culturale». Una proposta che parte dalla rapida ma efficace analisi del risultato 2018. «È stata la prova di maturità del Salone e della sua comunità». Ancora una volta torna la parola-chiave di suggestione olivettiana. «La seconda delle “Cinque domande” era “Perché mi serve un nemico?”. La creazione di un nemico è veramente una condizione indispensabile per la costruzione di una comunità?». Domanda retorica, ovviamente: «Se nel 2017 il clima è stato un po’ da Curva Nord vs Curva Sud, quest’anno non c’è stato bisogno del nemico per superare la prova di maturità». Poi partono i ringraziamenti agli editori, a tutti gli editori; alla Francia Paese Ospite, alla Germania e alla Buchmesse con cui si sta consolidando un solido legame. Salone di Torino bene comune, ma anche casa comune dell’Editoria italiana: la sorpresa che non ci sono stati problemi di convivenza tra grandi e piccoli, «salvo qualche piccolo disagio legato al successo. Meglio comunque i disagi dovuti al successo che quelli dovuti all’insuccesso». E il Salone 2019 farà di tutto perché la convivenza sia non solo possibile, ma vantaggiosa. E poi il mistero del Salone, quel paradosso per cui uno spazio immaginato e riempito da scrittori, intellettuali, artisti, pensatori riesce a raccogliere un pubblico enorme: code i nfinite per Morin, la Müller, Volodine, Limonov, per le risposte a cinque domande non immediate. «Il segreto – ammette Lagioia – sta nel non tradire ciò che si ama. Abbiamo dimostrato che, quando si parla di libri, sono i contenuti a creare il mercato e non il contrario. Si pensa troppo spesso che ad alzare l’asticella il pubblico rischi di ridursi, da noi accade l’esatto contrario». Un risultato che il Salone ottiene con una cura continuativa per lo stare sul territorio: il lavoro costante e lungo tutto l’anno con le scuole, le biblioteche, le carceri, le librerie. «Nelle settimane prima dell’apertura, non c’era sera che non ci spostassimo con il vicedirettore Marco Pautasso in biblioteche o librerie». Posti in cui abita, cresce e si consolida la comunità che pare davvero essere la cifra identitaria che rende unico il Salone di Torino.

 Scarica qui i comunicati stampa conclusivi del 31° Salone.

 Guarda qui il video integrale della conferenza:

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