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Jacques Attali: l'Europa ha un futuro se accetta le sfide

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L'Europa si deve rassegnare a un futuro di decadenza, in preda a minacce contro le quali alzare inesorabilmente bandiera bianca oppure ha dentro di sé le potenzialità per un nuovo rinascimento? Rispondere a questa domande vuol dire guardare in faccia le sfide con cui deve fare i conti il Vecchio Continente. In questo compito non si è tirato indietro Jacques Attali.

Economista, banchiere, già consulente dei presidenti d'Oltralpe François Mitterand e poi di Nicolas Sarkozy, Attali ha espresso le proprie idee sull'Europa di domani, pungolato dalle domande del direttore di Repubblica Mario Calabresi.

Attali è partito da un punto fermo: "Noi europei siamo soli". Nel cercare di spiegare questo assunto ha quindi delineato lo scenario entro il quale muoversi per il cambiamento del nostro continente: da una parte il declino americano, dall'altra le nuove minacce che arrivano dall'est e dal sud del mondo.

"Il primo passo da compiere - ha osservato Attali - è creare un sistema di difesa comune". Essere in grado di difendersi, però, non vuol necessariamente chiudersi in difesa. "Un esercito comune - ha sostenuto Attali - è lo strumento utile al fine di portare avanti un'opera di prevenzione dalla pressione che arriva da sud e dai venti di guerra che arrivano da oriente". 

Per quanto riguarda il sud, è fondamentale mettere sul tappeto i rapporti  dell'Europa con l'Africa. "Perché il nostro continente non ha mai messo all'ordine del giorno questo tema?" si è chiesto Mario Calabresi. "La colpa risiede nella mediocrità della classe dirigente dell'Unione Europea" ha risposto sferzante Attali, che ha poi proseguito: "Per noi europei l'Africa deve trasformarsi da rischio a opportunità, bisogna promuovere una politica di cooperazione, sostenere la crescita di infrastrutture, spingere le imprese a investire in un territorio in costante aumento demografico". Si tratta di un obiettivo possibile - secondo l'opinione dell'economista francese - se l'Unione europea fa il suo mestiere e si muove con una politica di intesa tra i maggiori stati membri. Questo, purtroppo, è il punto debole: "Fino ad ora - ha riconosciuto Attali - si è giocato a rimpiattino, facendo il gioco dei populismi che soffiano sulla paura di un'invasione inesistentedall'Africa".

Attenzione profonda verso sud, ma anche verso est. Qui, il ragionamento di Attali si è spinto molto avanti ammonendo di non ripetere con l'est, e in particolare con la Russia, gli errori compiuti nei confronti della Turchia: "L'Europa avrebbe dovuto sostenere l'ingresso della Turchia nell'Unione già dieci anni fa, negoziando sempre nuovi risultati nel corso del processo di democratizzazione in atto in quel paese - ha ricordato Attali -. Invece è prevalso il senso di chiusura che ha spinto la Turchia verso l'islamizzazione".

Attali ha, quindi, osservato: "Nonostante il populismo attanagli Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, l'Europa deve avere il coraggio di alzare la voce e costringere questi paesi a tenere la barra puntata verso la democrazia, lo stato di diritto, i valori di libertà ed eguaglianza che fanno parte del dna europeo". Un processo, questo, che deve procedere anche in direzione della Russia: "Il mio auspicio è un allargamento dell'Unione europea fino agli Urali" ha sentenziato Attali.

Ancora qualche battuta sull'attualità. Pronta la domanda di Calabresi: "Lei ha presentato Macron ad Hollande e da lì è cominciata la sua ascesa. Che giudizio dà del suo primo anno da presidente?". "La Francia è un paese allergico alle riforme, che devono essere fatte in modo rivoluzionario. È successo nel 1945, nel 1958 e nel 1981: Mitterand è stato l'ultimo presidente coraggioso" ha risposto Attali, ribadendo che: "Macron si sta muovendo bene, sta cominciando a fare le riforme di destra del suo programma, seguiranno quelle di sinistra".

C'è stato tempo ancora per una domanda da parte di Calabresi sull'Italia alla ricerca di un governo. Attali ha commentato: "All'estero la vostra situazione preoccupa; personalmente penso che alla fine un accordo sarà trovato e dalle posizioni estremistiche si arriverà a un programma moderato".

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