Salone Internazionale del Libro di Torino 2018

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Eduard Limonov: vi racconto la mia Russia

limonov pezzo

Personaggio enigmatico, complesso, contraddittorio, in cui la realtà della vita si sovrappone e confonde con la biografia romanzata scritta da Emmanuel Carrère. Così Marino Sinibaldi ha introdotto Eduard Limonov.

Scrittore, poeta, politico e intellettuale russo, Limonov è tornato in Occidente dopo vent'anni di assenza, in occasione della pubblicazione dell'autobiografia Zona industriale (Sandro Teti Editore).

La presenza al Salone ha permesso all'autore, che si è autodefinito un “tipico militarista, imperialista e reazionario russo, ma onesto e diretto”, di raccontare la propria visione della Russia, tra presente, passato e futuro, trasformazione industriale e politica estera, imperialismo e restaurazione. Un'occasione per affermare le sue convinzioni anche in rapporto alla figura del presidente Vladimir Putin, con il quale non mancano elementi di contrasto ma anche di affinità

“La figura di Putin colpisce molto in Occidente, ma non è quello che immaginate; non decide realmente da solo: la Russia è guidata da una trentina di famiglie, gruppi di pressione finanziaria e non solo” ha spiegato Limonov. Che poi ha precisato: “Provo ribrezzo per questo tipo di capitalismo oligarchico, nel quale il 77% delle ricchezze è detenuto da meno dell'1% della popolazione: il governo non ha un'ideologia precisa, ha iniziato sposando il liberismo ma a partire dal 2014 ci ha aggiunto il patriottismo”. Questo passaggio è esemplificato dall'aforisma, attribuito a Putin: “Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello, chi non lo rimpiange è senza cuore”. Affermazione che Limonov, non a caso, contesta: “Parlava di Unione Sovietica, non di comunismo”.

Sulla politica estera il pensiero di Limonov entra oggi in sintonia con quello del presidente: “Sono sempre stato favorevole all'annessione della Crimea: già nel 1999 con alcuni membri del partito nazionale bolscevico abbiamo occupato il punto più alto di Sebastopoli, la Torre dei Marinai, e issato uno striscione con su scritto Sebastopoli Crimea Russia. Putin, al contrario, all'inizio non era d'accordo”. E sulla politica estera aggiunge: “Non ci basta la Crimea, nel nord dell'Azerbajan ci sono città fondate e abitate da russi e 27 milioni di compatrioti vivono fuori dai confini dello Stato”.

Chi si aspettava aneddoti e racconti biografici non è rimasto comunque deluso. Sulle sue tante avventure sentimentali ha commentato: “Sono già morte tre mie ex mogli e sto cercando di capire se sono quelle pari o quelle dispari. Non sono cinico, è che vivo a lungo”. Sulla sua prodigiosa memoria Limonov ha spiegato: “Uno dei sette libri che ho scritto in carcere, Le bestie sacre, era dedicato a scrittori come Dostoevskij, De Sade e Puškin: non c'era internet, non avevo archivi da consultare, solo la mia memoria. E non ho sbagliato”. Sulle sue molte trasformazioni: “Sono aumentati i paesi in cui non posso entrare. Ho combattuto in Serbia e non mi fanno entrare in Croazia e Kosovo, non posso andare in Moldavia perché ho combattuto a favore della Transnistria, i paesi baltici non mi danno il visto, sono nella black list dell'Azerbaigian, in Polonia ci odiano ferocemente, ma sfrutterò gli ultimi giorni della mia permanenza in Occidente per andarci: sarà interessante”. A Carrère, autore della biografia, ha dedicato un pensiero: “Gli sono riconoscente, sono cresciuti di molto i miei lettori: però è un borghese, un nemico di classe”. E a Sinibaldi, che ironicamente concludeva dicendo che esistono troppi Limonov per essere contenuti in un solo libro, ha causticamente risposto: “Non mi occupo della psicanalisi del signor Limonov”.

Dopo la conferenza è inziata la sessione di autografi, nel corso della quale a Limonov è stato chiesto: "Chi dovrebbe ricevere il premio Nobel per la letteratura quest’anno"? Limonov ha risposto così: "Un piccolo idiota. Negli ultimi anni il premio Nobel lo ricevono solo i piccoli idioti. Inoltre, il premio Nobel è di per sé screditato". E alla seguente domanda ("E lei a chi darebbe il premio Nobel?") ha risposto: "A nessuno, non ci sono buoni scrittori oggi. La letteratura è diventata obsoleta e anche il premio Nobel".

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