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Edgar Morin e l'eredità del Sessantotto

 

Morin800Che cosa è stato il '68? E che cosa rimane, a cinquant'anni di distanza, di quella voglia di cambiare il mondo? A rispondere è stato una degli intellellettuali e delle coscienze critiche più prestigiose del nostro tempo: Edgar Morin. L'incontro ha preso lo spunto dalla presentazione del suo ultimo libro Maggio 68. La breccia (Raffaello Cortina editore). 

"Che cosa ti ha spinto cinquant'anni fa ad andare nelle università francesi, a incontrare gli studenti e a capire che cosa stava succedendo?" è stata la domanda introduttiva del filosofo Mauro Ceruti, che ha aperto l'incontro.

"Il '68 parte da lontano, esattamente dall'inizio degli anni Sessanta"  ha commentato Morin, che ha poi approfondito la sua analisi: "All'inizio di quel decennio è emersa per la prima volta la generazione degli adolescenti con la sua identità e i suoi codici: pensiamo all'avvento del rock o dei blue jeans".

La voglia di contare, di essere e di esistere: questa è stata la spinta propulsiva che spinto i giovani sessantottini a salire sulle barricate; a Parigi come in Egitto, a San Francisco come a Praga.

"C'è stato, in quel movimento, il tentativo di un cambiamento antropologico prima ancora che politico, il desiderio di costruire un mondo migliore, e questo sogno sembrava a portata di mano" ha sottolineato Morin.

In un secondo tempo, subentra la politica: la voglia di cambiare tutto, di ribellarsi alle autorità si identifica con una sola parola: rivoluzione. E questa rivoluzione si colora di rosso e dei suoi miti: il trotzkismo e il maoismo.

È un sogno che dura poco: "Nel giro di dieci anni il mito di Mao è ridicolizzato dalla vicenda dellla Banda dei Quattro, in Unione Sovietica  Aleksandr Solženicyn svela il vero volto del potere comunista e scemano anche le speranze dei rivoluzionari riguardo Cuba e il Vietnam" ha ricordato Morin.

"Come se non bastasse - ha aggiunto -, la certezza di un progresso senza fine che aveva animato l'Occidente dopo la seconda guerra mondiale comincia a mostrare quelle crepe, divenute con il tempo sempre più grandi".

Ed allora? Quei sogni e quelle speranze sono destinate a finire nei libri di storia insieme agli eventi del '68? "In quella forma sì - ha ammonito Morin - ma quella stagione ha seminato idee ancora valide: pensiamo al movimento di liberazione femminile o al riconoscimento dei diritti degli omosessuali. Tutto viene da quel Maggio".

Oggi il coraggio della metamorfosi sostituisce il mito della rivoluzione, ma ragioni per combattere ce ne sono ancora. Con determinazione gagliarda e giovanile, a dispetto dei suoi 96 anni, Morin ha puntato il dito su due aspetti: la difesa dell'ambiente e la trasmissione del sapere e della conoscenza.

"Oggi i giovani sono sensibili alle tematiche ambientali - ha puntualizzato Morin -, dobbiamo sostenere, quindi, il loro impegno per il rispetto della natura, la difesa dell'agricoltura e della biodiversità: non raasegniamoci al fatto che i pomodori abbiamo tutti la stessa forma e siano insapori!". Difesa dell'ambiente vuol dire anche consumo consapevole. Ancora Morin: "Promuoviamo la cultura del riciclo contro una cultura che ci spinge a buttare dopo poco tempo il frigorifero, il pc o lo smartphone".

Infine, la cultura e l'educazione: "Il '68 voleva cambiare la scuola e l'università", ha ricordato Morin. Che poi ha ammonito: "Quell'afflato è ancora valido: in un mondo dominato dalla tecnologia dobbiamo fornire nuovi strumenti critici ai giovani per andare oltre l'omolograzione".

Morin ha approfondito il suo ragionamento: "Educhiamo i ragazzi alla complessità. Come sosteneva Eraclito, lo sviluppo dell'umanità nasce dal conflitto tra concordia e discordia. Troviamo quindi la forza di superare la discordia che governa il nostro tempo e il nostro mondo, aprendoci alla conoscenza dell'altro, alla profondità dell'esistenza di ogni uomo, in ogni parte del pianeta".

Ha concluso Morin: "Tra eros e tanathos, abbracciamo senza riserve il partito dell'eros!". 

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