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Giorgio Trichilo
Giorgio Trichilo @GiorgioTrichilo
Redazione Salone del Libro

Roberto Saviano: le parole sono pietre

SavianoRob2"Amo il Salone del Libro: in un mondo veloce, qui ognuno si riappropria del suo tempo, per parlare, ascoltare, sfogliare il libro". Così, con un elogio alla lentezza, è cominciato l'incontro sold out di Roberto Saviano.

"Il libro esige tempo - ha affermato Saviano - la lettura ci induce a prendere il nostro spazio; fuori, rispetto alla nostra quotidianità; e dentro, scavando in profondità nella nostra anima". In questo lavoro di scavo assume importanza la parola: "Le parole sono importanti, attraverso il libro ci toccano, ci arricchiscono, ci trasformano" ha ricordato lo scrittore.

Potenza della lettura in una società dell'informazione in cui le parole sono scaricate in rete attraverso un tweet o un post su Facebook. I social massificano la parola, allora la critica può diventare diffamazione: insomma di parole si può anche morire. E' quello che successe a Giovanni Falcone: a venticinque anni dalla sua scomparsa, Saviano ha dedicato il centro del suo ragionamento a capire come le parole avessero ucciso il giudice palermitano ancora prima delle bombe.

"Falcon Crest"; "amico dei socialisti"; "il giudice abbronzato"; "il guitto televisivo": sono solo alcuni degli epiteti - come ha ricordato Saviano - che accompagnarono la 'via crucis' umana e professionale di Falcone in vita. "Falcone combattè con la sua intelligenza e il suo coraggio questo clima di diffamazione - ha spiegato Saviano - parole che alcuni poteri gli scagliavano contro per gettare fango sulla sua attività". "Uno per essere credibile deve essere ammazzato" è l'amara constatazione espressa dal giudice in una trasmissione tv degli anni Novanta.

"A rivedere Falcone pronunciare questa frase vengono i brividi" ha constatato Saviano, mentre ha ritrasmesso il filmato in sala, da YouTube. Pertanto, quando le bombe 'finirono il lavoro', le parole avevano da tempo aperto la strada. Quelle parole - come ha ribadito Saviano sul finire dell'incontro - che il potere ha insinuato nel ventre molle dell'informazione per screditare il suo modo di combattere la mafia e i rapporti tra questa e la politica.

Ognuno di noi, tuttavia, ha la possibilità di difendere la parola del suo asservimento al potere. Su questo punto ha posto l'attenzione Saviano prima di congedarsi dal pubblico: "Attraverso i libri ognuno di noi può ridefinire il rapporto con la parola e salvarla dalla deriva" ha affermato. L'invito finale quindi, è stato quello di rivendicare con orgoglio il nostro essere lettori. Per dirla con Borges: "Sono molto più fiero dei libri che ho letto di quelli che ho scritto".