ERASMO DA ROTTERDAM al secolo Geert Geertsz Rotterdam, 1466/1469 - Basilea, 1536
Il più celebre degli umanisti dell'Europa del Cinquecento e tra i maggiori pensatori di tutti i tempi. Autore dell'Elogio della follia (1509). Il 4 settembre 1506, nel Palazzo del Vescovo, l'attuale Palazzo Reale, discusse la sua tesi di laurea in sacra teologia. L'Ateneo torinese lo ricorda con una lapide nel cortile d'onore sotto il portico (entrando a sinistra) nel barocco Palazzo dell'Università in via Po 17, oggi sede del Rettorato dell'Università degli Studi di Torino.
TORQUATO TASSO Sorrento, 1544 - Roma, 1595
Il grande e inquieto poeta, autore della Gerusalemme liberata (1575), giunse a Torino nel settembre 1578 e vi soggiornò sino a metà febbraio 1579, ospite del marchese Filippo d'Este, genero del duca Emanuele Filiberto. Con probabilità abitò nei pressi delle Porte Palatine ; in via Pietro Egidi si trova una lapide con il profilo del poeta e l'iscrizione: "Torquato Tasso sul cadere dell'anno MDLXXVIII abitò questa casa pochi mesi e la consacrò per tutti i secoli". Il cardinale Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, venne a Torino nell'autunno 1578 per venerare la Sindone che Emanuele Filiberto aveva fatto trasportare da Chambéry a Torino: per onorare l'ingresso del Borromeo fu presente anche Tasso (entrando a destra, lapide a testimonianza nella chiesa di San Lorenzo).
MONTESQUIEU, CHARLES LOUIS DE SECONDAT BARONE DE LA BRÈDE La Brède, 1689 - Parigi, 1755
"Arrivai a Torino il 23 aprile 1728. Torino è una città ridente, piccola, anche se ingrandita dal padre del Re, e dal Re stesso dopo l'assedio. Le parti aggiunte alla Città sembrano veramente tirate con la squadra. La piazza principale è una delle cose più belle che si possano vedere: vi si affacciano il Palazzo del Re e molte belle case di privati. Al centro c'è la costruzione fatta erigere dalla defunta Madama Reale, che è di splendida architettura". Il barone di Montesquieu, scrittore e filosofo francese, autore del capolavoro del pensiero politico illuminista, Lo spirito delle leggi (1718), nel suo soggiorno torinese nell'aprile 1728 rimase ammirato da Piazza Castello. Nel suo Viaggio in Italia (1728-1731) dedicò un intero capitolo alla città di Torino, e descrisse: "Il palazzo del principe Carignano è molto bello. L'entrata è costituita da una grossa torre, nella quale c'è un portico ovale, con otto colonne accoppiate da ogni lato; e, prima di entrare nel portico, ce n'è un altro rotondo. Dai due lati del portico, si va verso due grandi saloni molto belli. Siccome il portico viene avanti in tondo, la facciata è un po' da una parte e un po' dall'altra; quindi l'edificio avanza verso il giardino, e così il portico, con due ali corte. Poi, la facciata riprende. È un'opera bellissima... Insomma Torino, è piccola e ben costruita; è il più bel villaggio del mondo...". Montesquieu visitò anche una Residenza Reale: "Sono stato alla Venaria, dove ho visto il Re... La Venaria è una casa di caccia, che il defunto Re amava. È stata data alle fiamme al tempo dell'assedio. Il re ha fatto costruire un'ala e il corpo di servizio, l'altra parte è ancora da edificare. Il vecchio edificio è stato a sua volta restaurato, ed è abitabile. I giardini sono molto belli: li ha disegnati Lenôtre, il quale è anche autore dei giardini di Palazzo Reale a Torino...".
JEAN-JACQUES ROUSSEAU Ginevra, 1712 - Ermenonville, 1778
Scrittore e filosofo, pensatore dell'illuminismo francese. Rousseau a pari merito con Nietzsche fu lo scrittore forestiero che lasciò le pagine più memorabili su Torino. A sedici anni, nell'aprile 1728, il ginevrino entrò nel torinese Ospizio dei catecumeni in via Porta Palatina, fu persuaso in nove giorni ad abiurare il calvinismo e due giorni dopo fu ribattezzato cristiano-cattolico nel Duomo di San Giovanni . Come rievocò nella sua splendida autobiografia, Le confessioni (1782-89), Rousseau, a battesimo avvenuto, fu assolto dal delitto di eresia nella chiesa di San Domenico, unica superstite degli edifici promossi dagli Ordini mendicanti, eretta nel corso del Trecento e restaurata ai primi del Novecento. Nell'Emilio (1762) contemplando il grandioso panorama dalla Basilica di Superga scrisse: "Il me mena hors de la ville, sur une haute colline, au dessous de la quelle passait le Po, dont on voyait cours à travers les fertiles rives qu'il bagne; dans l'éloignement, l'immense chaîne des Alpes courronnait le paysage; les rayons du soleil levant rasaient déjà les plaines, et projetaient sur les champs par longues ombres les arbres, les maisons, enrichissaient de mille accidents de lumière le plus beau tableau dont l'oeil humain puisse être frappée...".
VITTORIO ALFIERI Asti, 1749 - Firenze, 1803
Il grande scrittore tragico, drammaturgo e poeta, di nobile origine astigiana, e torinese di adozione, in gioventù studiò - come ogni nobile d'epoca - dal 1758 al 1766 nella Reale Accademia Militare. Tale Accademia ai tempi era considerata uno dei migliori collegi d'Europa, fondata da Carlo Emanuele II e costruita con grandiosità architettonica su disegni di Amedeo di Castellamonte, tra piazza Castello e l'attuale via Verdi (su un pilastro davanti al Teatro Regio è affissa una lapide che rammenta come qui sorgesse l'Accademia Militare): "Era quell'Accademia un sontuosissimo edificio diviso in quattro lati, in mezzo di cui un immenso cortile. Due di essi lati erano occupati dagli educandi; i due altri dal Regio Teatro, e dagli Archivi del Re. In faccia a questi per l'appunto era il lato che occupavamo noi, chiamati del Secondo e Terzo Appartamento; in faccia al teatro stavano quei del Primo, di cui parlerò a suo tempo. La galleria superiore del lato nostro, chiamavasi Terzo Appartamento; ed era destinata ai più ragazzi, ed alle scuole inferiori; la galleria del primo piano, chiamata Secondo, era destinata ai più adulti; de' quali una metà od un terzo studiavano all'Università, altro edificio assai prossimo all'Accademia; gli altri attendevano in casa agli studi militari". Dal 1774 al 1777 abitò al primo piano nel palazzo del conte Villa di Villastellone in piazza San Carlo , dove all'angolo è posta in alto una lapide "Vittorio Alfieri in questa casa scrisse le prime sue tragedie dal 1774 al 1777": qui si svolse il periodo decisivo della vita di Alfieri. Descrisse piazza San Carlo: "... la più bella piazza di Torino e una delle più belle d'Italia per l'armonia delle sue proporzioni... dei palazzi e la felice scenografia delle due chiese". A Torino completa la prima delle sue grandi tragedie Cleopatra, la cui rappresentazione nel 1775 al Teatro Carignano ebbe molto successo. Accanto all'ingresso del teatro si può ammirare un suo busto dello scultore Cesare Reduzzi.
SILVIO PELLICO Saluzzo (Cuneo), 1789 - Torino, 1854
Abitò in una sontuosa camera seicentesca dalla volta stuccata e affrescata, tappezzata di un elegante damasco rosso, in Palazzo Barolo in via delle Orfane. Oggi si può visitare la sua stanza, conservata praticamente intatta, con il letto a baldacchino, i quadri, i mobili... qui infatti fu ospitato dalla marchesa di Barolo come segretario, dal 1838 al 1854, fino alla sua morte. Sulla facciata del palazzo vi è un'epigrafe a lui dedicata: "Silvio Pellico abitò questo palazzo molti anni e vi morì il 31 gennaio 1854". "Forse, se la mia salute fosse stata discreta, il vivere d'un chiostro m'avrebbe allettato; ma avrei scelto uno dei meno in contatto con la società... La mia posizione in casa Barolo è del resto eccellente e secondo i bisogni del mio spirito, avendo questa casa un non so che di monastero. La Marchesa, dacché perdette nel marito il più degno degli amici, vive lontana da tutte le cure mondane, non vede che pochi antichi amici, e poi monasteri, ricoveri, prigioni. È donna tutta di Dio e segregata dalle vanità". Lo scrittore e patriota venne arrestato a Milano dagli austriaci nel 1820 con l'accusa di militare nella Carboneria e condannato a morte, ma la pena fu commutata in 15 anni di carcere da scontare nella fortezza dello Spielberg in Moravia. Nel 1830 una grazia imperiale gli consentì di lasciare il carcere e andò ad abitare in casa Giriodi di Panissera sita in via Barbaroux, all'angolo con via San Francesco d'Assisi, dov'è posta la lapide: "In questa casa Silvio Pellico reduce dallo Spielberg lanciò Le mie Prigioni (1832), arma fondamentale ad affrettare i destini della Patria". Trascorreva ore al Santuario della Consolata , punto di riferimento religioso più caro ai torinesi, e qui si trova in suo ricordo un bel busto marmoreo nella cappella a sinistra dell'altare maggiore.
ALPHONSE DE LAMARTINE Maçon, 1790 - Parigi, 1869
"Non potevo immaginarmi una città bella come Torino, nulla vi manca; l'occhio non è mai ferito, ma sempre colpito e affascinato. Scegli i più bei palazzi di Parigi, Lione, Bordeaux: adornali d'architettura italiana, ponili in fila uno dopo l'altro, forma così delle strade adorne di portici e perfettamente allineate: ti sarai fatto in piccolo un'idea di Torino. Più procede il mio viaggio, più scopro altre città, meno di ritrovare un'altra Torino." Il "maestro" dei lirici romantici francesi Alphonse de Lamartine fu a varie riprese a Torino, dove incontrò molti personaggi della cultura torinese, tra cui Roberto d'Azeglio (fratello maggiore di Massimo), la marchesa Giulia di Barolo e suo marito Tancredi, la poetessa Diodata Saluzzo Roero.
MASSIMO D'AZEGLIO Torino, 1798 - 1866
"Io nacqui il 24 ottobre 1798 nella nostra casa di Torino in via del teatro d'Angenners, nella camera gialla del primo piano, dove son nate parecchie generazioni de' miei... La casa nostra, già assai ricca, era venuta ora in qualche strettezza. Nell'altre parti d'Italia ho più volte udito deridere noi Piemontesi, perché, i signori in ispecie, siam poveri. Ma bisogna pensare che... ad ogni guerra - e ve n'era soventi, e in quasi tutte il Piemonte ci aveva la parte sua - la prima cosa pe' signori, il Re dando l'esempio, era il fare un repulisti di quanto v'era di valsente in casa, onde supplire alle spese...". Quanto sopra è tratto dalla sua autobiografia postuma I miei ricordi. Sulla facciata di Palazzo d'Azeglio in via Principe Amedeo, una lapide ricorda la sua nascita nel 1798. In realtà qui non dimorò a lungo, sia perché visse molti anni fuori il Piemonte, sia perché quando ritornava in città preferiva alloggiare in albergo, e quando rientrò definitivamente a Torino, nel 1854, andò ad abitare in un piccolo appartamento nel palazzo dell'Accademia Albertina, dove morì il 15gennaio 1866. D'Azeglio fu uno dei personaggi più affascinanti del Risorgimento: romanziere, uomo politico, e pittore (tra l'altro, genero del Manzoni, sposò sua figlia Giulia) uomo di stato, capo del Governo dal maggio 1849 al novembre 1852. Cominciò a dipingere soprattutto quadri storici; intraprese più tardi la carriera letteraria, infine si dedicò alla politica diventando uno degli artefici dell'unità e dell'indipendenza d'Italia. Al Valentino , su un'alta colonna, si staglia il suo monumento, dello scultore Alfonso Balzico. Palazzo d'Azeglio oggi è sede della Fondazione Luigi Einaudi e della Fondazione Luigi Firpo: la prima specializzata nell'ambito delle scienze socio-economiche, mentre la seconda negli studi storico-politici.
JOHN RUSKIN Londra, 1819 - Brantwood (Cumberland), 1900
Uno dei più importanti personaggi dell'età vittoriana, poeta, artista, critico d'arte inglese fu un attento visitatore della capitale subalpina. Venne a Torino più volte, soggiornando alla Pensione Europa, l'albergo celebre tra gli scrittori in piazza Castello e rimase entusiasta della vicina via Garibaldi , a tal punto da dedicarle queste parole: "Che splendida passeggiata! appena fuori della lunga via che dà verso Occidente... ... La catena delle Alpi dal Genevrier al San Bernardo, che si confondevano in grigie frastagliate piramidi con le nubi del tramonto, ritirandosi una al di sopra dell'altra, quasi accavallandosi, quà e là ove meno te le saresti aspettate, distanti in innumerevoli teneri fantastici profili - forme gloriose, ora a picco ora squarciate ora frantumate in schegge; e al di sopra di tutto, appena distinguibile con la sua ombra grigia, una corona di bianche nubi attorno ai suoi fianchi, si alzava il nobile cono del Viso." Ma l'aspetto memorabile del periodo torinese (agosto 1858) fu la visita alla Galleria Sabauda (collocata dal 1832 fino al 1863 al piano nobile di Palazzo Madama), dove fu particolarmente colpito sia dalla grande tela del Veronese (l'opera oggi attribuita alla scuola del pittore) "I unexpectedly found some good Paolo Veronese at Turin", sia dal ritratto dei figli di Carlo I, di Van Dyck, che definì "enchanting picture". Non molta considerazione mostrò invece per gli edifici artistici torinesi; nel 1841 in un suo precedente passaggio per la città aveva dedicato solo un cenno al Duomo , e il Palazzo Reale lo disgusta: "Ho dato un'occhiata alla cattedrale; bruttissima e di cattivo gusto dappertutto; teatrale e senza forza e sentimento... Una brutta copia della Cena di Leonardo in fondo alla chiesa, e lungo la navata miserabili sgorbi sulla vita del Battista".
GUSTAVE FLAUBERT Rouen, 1821 - Croisset, Rouen, 1880
Per lo scrittore francese si trattò solo di una brevissima sosta (due o tre giorni nel maggio 1845) e soggiornò alla Pensione Europa . Il futuro autore di Madame Bovary (1857), visitò nella giovinezza Torino e rimase colpito - nonostante la sistemazione eccessivamente ordinata - dalla ricchezza di cimeli dell'Armeria Reale , uno dei musei torinesi più apprezzati e frequentati dai forestieri, la quale fu dal 1837 ospitata dalla galleria di Palazzo Reale affrescata da Francesco Beaumont intorno al 1737. "Museo d'artiglieria, grande, tirato a vernice e cera. Come diversamente son belle le vecchie armature, coperte di polvere e di ragnatele! Tutto quanto è qui raccolto è bello: ma non ci si lascia istintivamente impressionare, giacché si stenta a credere che tutte codeste corazze, così ben catalogate e sistemate, abbiano mai servito e protetto dei cuori palpitanti. L'armatura del principe Eugenio è ammaccata da due proiettili. Scimitarre e pistole turche. La sella di Carlo Quinto, in velluto rosso bordato d'argento, è un'ampia sella alla francese con orli dinnanzi e dietro. Armatura e cavalcatura giapponese. Elmo e staffe di cuoio scuro. Macchine da guerra, modelli di balestre ed arieti. Quello più curioso sono le armature orientali, turche e arabe".
LEV NIKOLAEVIC TOLSTOJ Jasnaja Poljana, Tula 1828 - Astapovo, Rjazan 1910
Considerato il maggiore scrittore della letteratura russa, autore di Guerra e pace (1863-1869), Anna Karenina e Resurrezione il ventottenne Lev Tolstoj sostò per tre giorni soltanto, nel giugno 1857 (dal 15 al 17 giugno), in città. Ciò che lo attrasse, furono i teatri e i caffè di via Po, dove docenti e studenti (De Sanctis, Spaventa, Crispi e La Farina) s'infervoravano intorno alla causa nazionale, tornò a Torino nel 1861. Nelle sue note di viaggio scrive: "... 15 giugno: piacevole conversazione, si va in due teatri, al caffè. Cantanti ambulanti, un Apollo che piroetta. 16 giugno: Dormito troppo... perso la diligenza per Genova, andato in due Musei, delle Armi e delle Statue (l'Armeria Reale e il Museo Egizio ) e alla Camera dei Deputati (in Palazzo Carignano ). Pranzato tutti insieme magnificamente. Poi siamo andati a passeggiare. Li ho trascinati tutti in un b. E me ne andai via... Poi a un concerto delle sorelle Ferrini, con la migliore società del Regno Sardo. ... 17 giugno: alzatomi presto, ho fatto un bagno, corso all'Atheneum. Senso d'invidia per quella vita giovane, forte, libera. Andammo al caffè. Dovunque si può vivere bene".
MARK TWAIN pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens Florida, 1835 - Redding (Connecticut), 1910
Lo scrittore americano del Missouri, autore delle deliziose Avventure di Tom Sawyer (1876) fu anche giornalista, umorista, litografo, pilota, giunse a Torino nel 1878 e fu affascinato dalla città. Quattro anni prima era stata inaugurata la Galleria, dall'ampia volta in ferro e vetro, detta Subalpina , che attrasse il brioso turista yankee: "Torino è una bellissima città. Come spaziosità supera, io penso, tutto ciò che mai è stato immaginato prima... Le vie sono straordinariamente ampie, le piazze lastricate prodigiose, le case enormi e ben fatte, e riunite in blocchi uniformi che filano via nella distanza diritti come una freccia. I marciapiedi sono larghi quasi come le vie ordinarie in Europa, e sono coperti da un doppio portico retto da colonne e grossi pilastri di pietra. Uno cammina dall'una all'altra di queste spaziose vie sempre al riparo, e tutto il suo tragitto è fiancheggiato dai negozi più graziosi e dai ristoranti più invitanti. C'è un ampio e lungo caseggiato luccicante dei negozi più perversamente attraenti, che è coperto di un tetto di vetro, altissimo e lastricato da marmi di delicata tonalità, composti in graziosi motivi; e di sera, quando è illuminato dal gas e popolato da una moltitudine di gente che vuole divertirsi, che va a zonzo che chiacchiera che ride, è uno spettacolo degno di essere visto".
HENRY JAMES New York, 1843 - Londra, 1916
Romanziere e narratore statunitense, perfetto conoscitore dell'Italia, come testimoniano le sue Ore italiane, visitò due volte Torino; la seconda avvenne nel 1877 dove soggiornò nel più lussuoso albergo di Piazza Castello , all'Hôtel de l'Europe: "entrare a Torino un bel pomeriggio d'agosto volle dire trovare una città di portici, di stucco rosa e giallo, di innumerevoli caffè... Mezz'ora dopo il mio arrivo, stando alla finestra che dava sulla grande piazza, la scena mi parve, all'interno come all'esterno, quasi un compendio di tutti i piaceri e di tutte le sensazioni che avevo avuto dall'Italia: il balcone e la tenda veneziana, il fresco pavimento di graniglia, le diffuse illusioni degli affreschi alle pareti ed al soffitto, l'ampio divano per la siesta di mezzogiorno, il massiccio castello medioevale al centro della piazza con la sua misera parte posteriore la pomposa facciata palladiana, più distante i campanili in cotto, la luce morbida e gialla, la gamma di colori, la suggestione dei suoni". A eccezione di Superga e della Galleria Sabauda , che si era già trasferita da Palazzo Madama nel Palazzo dell'Accademia delle Scienze, la città in realtà non lo colpì molto, trovò proprio che non ci fosse nulla da vedere: "Torino non ha architetture, non ha chiese, non ha monumenti, non ha scenari romantici".
FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE Rokken, 1844 - Weimar, 1900
Scrittore e filosofo tedesco. Nietzsche nominò Torino sempre per esaltarla in tutti i suoi aspetti: "Ecco una città secondo il mio cuore. Anzi, la sola. Tranquilla, quasi solenne. Palazzi di quelli che parlano al cuore; non fortezze stile Rinascimento! Terra classica per gli occhi e per i piedi (grazie a una pavimentazione magnifica e ad un colore tra il giallo e l'ocra che fonde armonicamente tutte le cose)... E poi: scorger le Alpi dal centro della città! queste lunghe strade che sembrano condurre in linea retta verso le auguste cime nevose. Aria serena, limpida in modo sublime. Non avrei mai creduto che una città, grazie alla luce, potesse diventare così bella. A cinquecento passi da me il Palazzo Carignano , mio grandioso vis-à-vis (costruito nel 1670). Dirimpetto a questo, il Teatro Carignano , dove si dà in modo degnissimo la Carmen. Si può camminare per mezze ore di seguito sotto alti portici. Qui tutto è costruito con liberalità ed ampiezza, specialmente le piazze, così come nel cuore della città si ha un senso superbo di libertà..." Descrisse la città con accenni personali e raffinata sensibilità: "Non saprei dirvi come tutto qui mi faccia bene: non ho mai trovato un soggiorno che risponda così completamente ai miei intimi. Grande città e tuttavia tranquilla e aristocratica, con un'eccellente razza di uomini in ogni classe della società. E oltre che Torino piace a me, io non so come ciò accada, ma mi si circonda qui di una delicatezza raffinata. In tali circostanze la mia salute è meravigliosamente migliorata..." In una lettera del 7 aprile 1888: "Ma Torino! Amico mio caro, mi congratulo con voi!... Questa è veramente la città che mi occorre!... Anzittutto tempo piovoso, gelido, diseguale, deprimente per i nervi, con intervalli afosi tra una pioggia e l'altra. Ma che dignitosa, severa città! Niente metropoli, niente moderno com'io temevo: una "residenz" (piccola capitale) del Seicento, dove un unico gusto ha imperato su tutto, quella della Corte e quella della noblesse. La quiete aristocratica è impressa su ogni cosa: non meschini sobborghi; un gusto unitario che si estende fino al colore (tutta la città è gialla e color ocra). Che sicurezza, che pavimentazione, a non dir niente degli omnibus e dei trams, organizzati e numerosi in modo straordinario. Ma che piazze austere, solenni! E lo stile dei palazzi senza pretese, le strade serie e pulite, tutto molto più dignitoso di quanto mi fossi aspettato; e i più bei caffè che io abbia mai visto. Quei "portici" poi, dato il clima variabile, rispondono ad una necessità: inoltre sono ampi, alti e non opprimono. E la sera il tramonto dai ponti sul Po è cosa stupenda! Al di là del bene e del male! Resta un problema: le condizioni metereologiche di Torino..." 1 maggio 1888 "... Vi è una grande quantità di trattorie molto frequentate, dove i prezzi sono addirittura modesti..." "... Torino impressiona perché ci si sente fluire la vita; non deprime, non dà l'impressione di commercio che stenta, di affari che si trascinano avanti a fatica... In questo momento la città ha la sua magnifica corona primaverile: i viali. Già i viali furono sempre un gusto da principi e regnanti! Quando la sera cammino lungo il Po e i miei occhi riposano al di là del fiume su quel ricco variopinto pittoresco sfondo di colline e di boschi, non posso quasi credere ai miei occhi!..." 13 maggio 1888: "... la città, con magnifici viali e paesaggi incomparabili lungo le rive del Po, è la città più piacevole di gran lunga, la più pulita, la più spaziosa città italiana..." 16 dicembre 1888 "Ah, caro amico, la cucina piemontese! Com'è bella Torino nelle giornate grigie." ... Sono passato vicino alla Mole Antonelliana , l'edificio più geniale che è stato forse costruito per un assoluto impulso verso l'alto, - non ricorda nient'altro se non Zarathustra. L'ho battezzato Ecce Homo e l'ho circondato nel mio spirito con un immenso spazio libero". A Torino soggiornò per sei mesi dal 5 aprile al 5 giugno 1888 e dal 21 settembre 1888 ai primi del 1889 che furono, lo dice lui stesso, i più sereni e creativi della sua tormentata vita. Affittava una camera in un palazzo tra via Cesare Battisti e via Carlo Alberto, dove scrisse l'Ecce Homo nel 1888. Qui c'è una targa che ricorda il centenario della sua nascita.
EDMONDO DE AMICIS Oneglia, 1846 - Bordighera, 1908
Dobbiamo al ligure Edmondo De Amicis il libro più toccante dell'intero nostro Ottocento, Cuore (1886), il suo best-seller. Abitò in piazza Statuto all'angolo con corso Beccaria e fu qui che scrisse uno dei più bei libri che siano stati dedicati a Torino, La carrozza di tutti (1899), dove si evince il suo attaccamento profondo per la capitale piemontese. Così descrisse nel 1896 un notturno d'estate torinese: "sotto le lunghe ghirlande di lampade voltaiche sospese in alto sul mezzo delle strade corrono i fanali delle carrozze... quella moltitudine di gente che si vede di sfuggita, affollata davanti ai caffè, a crocchi sugli usci, a gruppi sui terrazzi, a processioni sui marciapiedi... E a fuggire così fra quei mille giochi di luce, in mezzo a quel brulichio di gente riposata e svagata, in quell'area profumata dall'erbe e dai fiori dei giardini, nella quale si succedono e si confondono note di cantanti di caffè, suoni d'orchestre di birrerie, ritornelli di canzoni popolari e musiche erranti di mandolini e di fisarmoniche, sembra di attraversare una città meravigliosa, dove rida una festa perpetua e siano sconosciuti gli affanni, le fatiche e la miseria". Illustrò, nel volume Torino 1880, il crogiolo di classi dell'attuale Porta Palazzo : "Ma per vederla in tutta la sua bellezza bisogna capitarvi una mattina di sabato, d'inverno, in pieno mercato. Uno Zola torinese potrebbe mettere lì la scena di un romanzo intitolato Il ventre di Torino. Sotto le vaste tettoie, fra lunghe file di baracche di mercanti di stoffe, di botteghini di chincaglierie e d'esposizioni di terraglie all'aria aperta, in mezzo a monti di frutta, legumi e di pollame, a mucchi di ceste e di sacchi, tra il va e vieni delle carrette che portan via la neve, tra il fumo delle castagne arrosto e delle pere cotte, gira e s'agita confusamente una folla fitta di contadini, di servitori, di sguatteri, di serve imbacuccate negli scialli, di signore massaie, di ordinanze colla cesta al braccio, di facchini carichi, di donne delpopolo e di monelli intirizziti, che fanno nera la piazza. Intorno ai banchi innumerevoli è un alternarsi affollato e continuo di offerte e rifiuti, di discussioni a frasi secche e tronche, di voci di meraviglia e di sdegno... Passano delle signorine eleganti, dei grossi borghesi buongustai, dei cuochi tronfi e sprezzanti, delle cameriere padrone, dei curiosi allegri, una folla continuamente cangiante...". Lo ricorda un monumento nei Giardini Sambuy in piazza Carlo Felice .
EMILIO SALGARI Verona, 1862 - Torino, 1911
Lo scrittore di Sandokan, (I misteri della jungla nera, I pirati della Malesia, e tigri di Mompracen, Il corsaro nero) visse gli ultimi anni della sua vita in corso Casale 205, come pure si legge sulla lapide della casa. Il più popolare scrittore di avventure italiano, con i suoi ottanta romanzi e gli oltre centocinquanta racconti, condusse una vita tra difficoltà economiche e tragedie famigliari, e concluse tragicamente la suaesistenza in un bosco della collina dove si tolse la vita il 22 aprile 1911. Salgari sognava sul Po i fantastici scenari dei suoi eroi, popolò il mondo con personaggi nati dalla sua inesauribile fantasia, le sue avventure esotiche furono inventate tutte a Torino; egli viaggiò molto poco e soltanto localmente, in effetti fu uno scrittore sedentario.
Torino Letteraria è un progetto del Servizio Centrale Comunicazione Strategica, Turismo e Promozione della Città di Torino in collaborazione con Turismo Torino e Provincia
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