Salone Internazionale del Libro di Torino Torino, 10-14 maggio 2012
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Torino e i contemporanei

 

GUIDO GOZZANO

Torino, 1883 - 1916

 

Il maggior esponente della poesia crepuscolare, scrittore, artista multiforme, durante la sua breve vita (a soli 33 anni morì di tubercolosi), amò di un amore profondo e senza riserve la sua città a cui dedicò un'intera poesia intitolata appunto Torino (1911):

 

"...Un po' vecchiotta, provinciale, fresca

tuttavia in un tal garbo parigino,

in te ritrovo me stesso bambino,

ritrovo la mia grazia fanciullesca

e mi sei cara come la fantesca

che m'ha veduto nascere, o Torino!"

Nacque in una casa in via Bertolotti angolo via Confienza dove si trova una lapide con un bassorilievo che riproduce il suo profilo; cessò di vivere in una casa di via Cibrario (costruita in stile liberty nel 1909 dall'architetto Fenoglio) dove una lapide ricorda: "In questa casa il 9 agosto 1916 coll'animo rivolto a Dio moriva Guido Gozzano". Dedicò diverse pagine alla sua città con le quali si potrebbe agevolmente preparare un'intera guida alle bellezze di Torino. Parla di Palazzo Madama come "la casa dei secoli": "Nessun edificio racchiude tanta somma di tempo, storia di poesia nella sua decrepitudine varia... ... Il Palazzo Madama è come una sintesi di pietra di tutto il passato torinese, dai tempi delle origini, dall'epoca romana, ai giorni del nostro Risorgimento. Per questo io lo prediligo fra tutti. Due millenni: tutta la vita di Torino...". Una delle prose torinesi più celebri e scintillanti di Gozzano è La gran cuoca dedicata al popolarissimo mercato di Porta Palazzo , descritto nella sua multicolore dovizia di merci, tra le massaie agguerrite: "... dove termina via Milano e i tramvai e le carrozze s'arrestano tra una folla densa, varia, turbinosa, dove il vociferare copre le parole con il fragorio continuo e assordante di selvaggio tam-tam, là è Porta Palazzo... ... Passiamo tra banco e banco, tra le cataste di stoffa, tra il gaio sventolare dei nastri e dei pizzi sospesi alle travi... passiamo oltre, tra le chincaglierie, le terraglie, i vetri; veniamo alla nota vera predominante di Porta Palazzo: quella gastronomica. Il quadro è veramente grandioso: tal'è l'abbondanza, la varietà delle forme, delle tinte, degli odori... I banchi delle verdure si succedono all'infinito, unendosi allo sguardo di un solo mare dalle tinte delicate e perlacee di certi acquarelli moderni". Nelle sue liriche Invernale e Un vergilato sotto la neve descrisse il Valentino . Frequentò la Società di Cultura in via delle Finanze ora via Cesare Battisti, ritrovo torinese di intellettuali e aspiranti scrittori, giornalisti, studiosi... e conobbe la poetessa Amalia Guglielminetti con la quale instaurò una profonda amicizia. Fu la confetteria Baratti in piazza Castello a dare spunto a questa deliziosa poesia di Gozzano apparsa nel 1907:9

 

Le golose

Io sono innamorato di tutte le signore

che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine

le dita senza guanto

scelgon la pasta. Quanto

ritornano bambine!

Perché nïun le veda,

volgon le spalle, in fretta,

sollevan la veletta,

divorano la preda. (...)

Fra quegli aromi acuti,

strani, commisti troppo

di cedro, di sciroppo,

di creme, di velluti,

di essenze parigine,

di mammole, di chiome:

oh! Le signore come

ritornano bambine!

Perché non m'è concesso

o legge inopportuna!

il farmivi da presso,

baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte

di giovani signore,

baciarvi nel sapore

di crema e cioccolatte?

Io sono innamorato di tutte le signore

che mangiano le paste nelle confetterie.

 

 

CARLO LEVI

Torino, 1902 - Roma, 1975

 

Del torinese Carlo Levi è celebre Cristo si è fermato ad Eboli (1945), diario-romanzo dell'anno trascorso al confino in Lucania, durante il fascismo. Fece parte del gruppo di pittori torinesi chiamato dei "Sei di Torino" (con Galante, Menzio, Chessa, Paulucci, Boswell), e rievocò la sua irrequieta giovinezza nella città natale, ne L'orologio (1950). Nei ricordi appaiono i viali alberati rettilinei che la attraversano con ostinato rigore, come corso Vittorio Emanuele II, che l'architetto Carlo Promis, a metà Ottocento, regolarizza con omogenei porticati e palazzi: "A tutte le ore quei corsi, quelle vie solitarie si aprono ai giovani che hanno da dirsi delle cose importanti, alte e acute come le montagne bianche, là in fondo. La notte,  la città intera diventa un grande portico, dalle sue arcate settecentesche ai ponti sul Po, ornati di statue floreali e materne: in questo portico giovanile camminavamo avanti e indietro, nei tempi eccitanti delle prime amicizie, e le nostre voci correvano per i corridoi bui delle strade, fino a incontrare, lontano, dietro i tronchi dei platani, altre voci concitate e entusiaste." Fu amico e discepolo di Piero Gobetti. Negli anni Trenta abitò in via Bezzecca, nel quartiere liberty chiamato "Crimea", alle pendici del Monte dei Cappuccini.

 

 

ANTONIO GRAMSCI

Ales (Oristano), 1891 - Roma, 1937

 

"Ho vissuto tutto per cervello e niente per il cuore... Mi sono fatto orso, di dentro e di fuori. Ma ho lavorato. Ho lavorato forse troppo, più di quanto le mie forze me lo permettessero. Ho lavorato per vivere, mentre per vivere avrei dovuto riposare, avrei dovuto divertirmi. Forse in due anni non ho riso mai, come non ho pianto mai. Ho cercato di vincere la debolezza fisica lavorando, e mi sono indebolito di più. Da almeno tre anni non ho passato un giorno senza il male del capo, senza una vertigine o un capogiro. Ma non ho fatto mai niente di male, a nessuno, all'infuori che a me stesso." Nato in Sardegna e trasferitosi a Torino, stentò ad ambientarsi nel capoluogo piemontese anche a causa delle sue precarie condizioni materiali e di salute. A Torino iniziò a partecipare intensamente alla vita politica nelle file del Partito socialista, al quale si iscrisse nel 1913. Nel periodo della prima guerra mondiale ebbe una notevole attività giornalistica, che culminò con la fondazione, nel 1919, della rivista Ordine Nuovo insieme a Togliatti, Terracini e Tasca; in seguito diede vita al partito comunista italiano. Errabondo nella vita quotidiana come nei suoi soggiorni cittadini, usava discutere e ammaestrare di politica camminando in lunghe passeggiate che stroncavano i suoi interlocutori. Il suo malessere morale era aggravato dall'impossibilità di godere di un alloggio stabile e confortevole. Dal 1919 al 1922 abitò in via San Massimo, nel palazzo con accesso anche da piazza Carlo Emanuele II (detta anche piazza Carlina), dove la sua permanenza è ricordata da una lapide. La sua vita finì in una clinica di Roma nel 1937 dopo una lunga malattia. La frase di esordio, dalle Lettere dal carcere, non riassume certo il suo pensiero politico, ma può darci un piccolo scorcio della sua anima privata, della sua tristezza e del dolore del carcere. A Torino esiste la Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci che raccoglie una ricca biblioteca e un archivio.

 

 

PIERO GOBETTI

Torino, 1901 - Parigi, 1926

 

Scrittore e uomo politico. Gobetti è una delle figure più incisive nella vita culturale di Torino, si dice infatti la "Torino di Gobetti". Abitò nello stesso palazzo, in via XX Settembre angolo via Bertola, di Ada Prospero, che sarà poi sua moglie e sua compagna di lavoro e lotta, nella sua breve e folgorante esistenza. Gobetti in otto anni - quando le scrisse questa prima lettera, ne aveva diciassette - bruciò una prodigiosa riserva di energie, scrivendo circa 2.000 pagine di letteratura, politica, filosofia. Un genio precoce, che morì a Parigi, per la persecuzione fascista: "Gentilissima sig.na, era proprio ineluttabile che nell'autunno del 1918 io dovessi armarmi di tutta l'impertinenza di cui sono dotato per turbare la tranquillità e gli ultimi riposi estivi di tutti gli amici che ho conosciuto e conosco o no. Dunque... Ho deciso di fondare un periodico studentesco di cultura che s'occuperà di arte, letteratura, filosofia, questioni sociali ecc... È fatto da soli giovani. Titolo «Energie Nove» Quindicennale. L. 0.30 il numero. Scopi: destare movimenti d'idee in questa stanca Torino, promuovere la cultura, incoraggiare studi tra i giovani ecc... Lei dunque dovrebbe comunicarmi nomi ed indirizzi di amiche e conoscenti, probabili abbonati dandomi anche dei consigli riguardo alla probabilità..." Fondò la rivista Energie Nove nel 1919, e in seguito nel 1924 un'altra rivista, Il Baretti, dedicata a temi letterari e culturali. Collaborò anche nel giornale Ordine Nuovo di Gramsci. In via Cesare Battisti esisteva la Società di Cultura, importante sodalizio culturale, fondata nel 1898 da un gruppo di intellettuali, tra cui Luigi Einaudi e Gozzano. Gobetti visse gli ultimi anni della sua breve esistenza a Torino in via Fabro (ove si trova una lapide), attuale sede del Centro Piero Gobetti.

 

 

FRANCO ANTONICELLI

Voghera, 1902 - Torino, 1974

 

Scrittore, politico e organizzatore culturale, giunse a Torino nel 1908; si diplomò al liceo classico D'Azeglio, si laureò in Lettere e successivamente in Giurisprudenza. Nei primi anni Trenta fece parte con Augusto Monti, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila e altri di quella cerchia di intellettuali antifascisti, tutti provenienti dal liceo D'Azeglio . F u il principale fondatore dell'Unione Culturale (Palazzo Carignano) di Torino, che dal 1980 porta il suo nome.

 

 

MARIO SOLDATI

Torino, 1906 - Tellaro (La Spezia), 1999

 

Scrittore, narratore, poeta, regista cinematografo e televisivo, viene annoverato tra i grandi romanzieri italiani contemporanei. Nei suoi libri sono assai frequenti i riferimenti a Torino, a cui dedicò, in particolare, più della metà del romanzo intitolato Le due città (1964); l'altra città è Roma. In un capitolo rappresenta un ricevimento e uno spettacolo nella casa-teatro-museo di Gualino. Nelle Storie di spettri (1962) illustrò la zona dei giardini Cavour : "Una zona, poi, quella che dal Po e da via della Rocca sfocia nelle curve barocche dei giardini Cavour e nel quieto quadrilatero dell'aiuola Balbo, è, ancora oggi, meno le poche ore in cui la gente va al lavoro e ne ritorna, stranamente deserta: e a volte, se non fossero due vecchiette che vengono dalla funzione alle Sacramentine, un portiere in maniche di camicia e gilè che ramassa davanti al suo portone, una persiana che una mano misteriosa scosta alla finestruccia di un terzo piano nell'ombra dello sporgente cornicione, o, d'inverno, la fragile lastra di un doppio vetro rinchiuso in quel momento, che vibra e tintinna e manda un fioco barbaglio bianco, di neve di cielo e di sole: se non fosse per questi segni di una vita chiusa e segreta, qualche volta, in qualche momento, si avrebbe addirittura l'impressione di una zona disabitata". Ne L'incendio (1981) dedicò un elegiaco ricordo alla distesa della Pellerina: "Quella zona, nei tempi antichi, era l'estrema pittoresca periferia della città: prati, orti, boschetti, qualche raro e piccolo stabilimento quasi artigianale, e i corsi violenti e lucidi delle agricole bialere che la attraversavano allo scoperto. ... superato il breve spazio di cemento sotto cui solo io sapevo che scorreva la Dora, mi fermai a un crocicchio... e dopo qualche minuto ebbi la lieta sorpresa di avere infilato un sentiero di terra, lungo una di quelle bialere, forse proprio il canale della vecchia Pellerina, ancora scoperta e ancora difesa da filari di salici, chiari ciuffi curvi sulla corrente nera e che era rivelata soltanto dagli sfuggenti riflessi dei nostri fari. Era dunque una di quelle superstiti oasi della vecchia Torino...". Fondò nel 1968, insieme ad Arrigo Olivetti e a Pier Franco Quaglieni, il Centro Pannunzio: libera

 

CESARE PAVESE

Santo Stefano Belbo (Cuneo), 1908 - Torino, 1950

 

Dalla casa natale di Santo Stefano Belbo (oggi Museo), il piemontese langarolo Cesare Pavese si trasferì a Torino, e fu allievo di Augusto Monti al rinomato liceo D'Azeglio. Si laureò e dal 1936 alla sua scomparsa lavorò come infaticabile animatore della casa editrice Einaudi, che aveva contribuito a creare. Furono al suo fianco l'amico Giulio Einaudi

e Leone Ginzburg, e i migliori intellettuali della sua generazione. Furono i suoi anni più fecondi, dove incomincia anche l'attività di traduttore di scrittori inglesi e americani classici e contemporanei. Dopo la Liberazione aderì al PCI (partito comunista italiano) collaborando con L'Unità. Visse dal 1930 in via Lamarmora (ove si trova una targa) e qui scrisse tutte le sue opere: da Lavorare stanca (1936) a La luna e i falò (1950). Fu insieme a Gozzano l'autore che più di ogni altro contribuì a creare un'immagine letteraria della città, con cui ebbe un fortissimo rapporto affettivo. La definì ne Il mestiere di vivere del 1935 "Città della fantasticheria, per la sua aristocratica compiutezza composta di elementi nuovi e antichi; città della regola, per l'assenza assoluta di stonature nel materiale e nello spirituale; città della passione, per la sua benevola propizietà agli ozi, città dell'ironia, per il suo buon gusto nella vita; città esemplare, per la sua pacatezza priva di tumulto. Città vergine in arte, come quella che ha già visto altri fare all'amore e, di suo, non ha tollerato sinora che carezze, ma è pronta ormai, se trova l'uomo, a fare il passo. Città infine, dove sono nato spiritualmente, arrivando di fuori: mia amante e non madre né sorella...". Di Torino si interessò di tutto, dei personaggi, dell'ambiente mondano (Tre donne sole, 1949), ma quella che forse amò più di tutti fu la sua natura, il Po e la collina: soprattutto nel romanzo Il diavolo sulle colline (1949) ne rivelò una vera passione: "In quell'estate andavo in Po, un'ora o due, al mattino. Mi piaceva sudare al remo e poi cacciarmi nell'acqua fredda, ancora buia, che entra negli occhi e li lava. Andavo quasi sempre solo, perché Pieretto a quell'ora se ne dormiva. Se veniva anche lui, mi governava la barca quando io nuotavo. Si risaliva a forza di remo la corrente sotto i ponti, lungo le rive murate, e si sbucava tra gli argini e le piante, sotto il fianco della collina. La collina sovrastante era bella al ritorno, fumando la prima pipa, e per quanto fosse giugno, a quell'ora la velava ancora un'umidità, un fiato fresco di radici. Fu sulle tavole di quella barca che presi gusto all'aria aperta e capii che il piacere dell'acqua e della terra continua di là dall'infanzia, di là da un orto e da un frutteto. Tutta la pensavo in quei mattini, e come il gioco sotto il sole." Era la vocazione di un uomo che veniva dalla campagna; vocazione che diventerà nostalgia struggente ne La Luna e i falò (1950) suo ultimo romanzo prima di porre tragicamente fine alla sua avventura torinese in una deserta notte d'agosto all'Hotel Roma di piazza Carlo Felice. Descrisse la sua Torino in Feria d'Agosto (1946), La bella estate (1950).

 

 

LALLA ROMANO

Demonte (Cuneo), 1909 - Milano, 2001

 

Laureatasi in lettere a Torino, si dedicò soprattutto alla narrativa, creando atmosfere intense e rarefatte. Studiò pittura con Casorati e critica d'arte con Lionello Venturi. Fu amica di Pavese e coetanea di Soldati. La Torino della Romano è profondamente diversa da quella della Ginzburg. È una Torino, come si legge nel romanzo Una giovinezza inventata (1979) - racconto autobiografico degli anni degli studi universitari -, "brumosa", ma soprattutto una città ricca di mistero, "inquietante", scandita da "strade antiche e buie" e con "androni", "alti e semi bui", che si spalancano minacciosi.

 

 

NORBERTO BOBBIO

Torino, 1909 - 2004

 

Una delle figure più importanti e significative della cultura torinese e italiana del secolo 900. Frequentò il liceo classico Massimo D'Azeglio e qui conobbe Leone Ginzburg e Cesare Pavese. Dal 1937 si legò ad ambienti attivamente antifascisti e dal 1942 al Partito d'Azione. Nel dopoguerra insegnò Filosofia del Diritto all'Università di Torino (1948-72) e Filosofia della Politica dal 1972 al 1979. Membro dell'Accademia dei Lincei, nel 1979 fu nominato professore emerito dell'Università di Torino e, nel 1984 senatore a vita, dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ricevette lauree honoris causa dalle Università di Parigi, Buenos Aires, Madrid, Bologna e Chambéry. Bobbio ha lasciato al Centro Studi Piero Gobetti l'intera sua biblioteca.

 

 

LEONE GINZBURG

Odessa, 1909 - Roma, 1944

 

Nato da una famiglia di ebrei russi, fu fine intellettuale impegnato nell'antifascismo. A vent'anni aveva già tradotto Anna Karenina di Lev Tolstoj. Fin dal 1919 visse a Torino, dove ebbe come professore al liceo D'Azeglio Augusto Monti e come compagno di scuola Cesare Pavese. Con Giulio Einaudi costituì l'omonima casa editrice. Decise di partecipare attivamente alla vita politica entrando nel movimento antifascista clandestino. Venne arrestato e, a soli trentacinque anni, ucciso nel carcere di Regina Coeli a Roma dai fascisti.

 

 

NATALIA GINZBURG

Palermo, 1916 - Roma, 1991

 

Nacque a Palermo da una famiglia ebraica di origine triestina, arrivò a Torino a tre anni dove trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Visse in una Torino tutta sua: una Torino intellettuale e antifascista (ebraica, universitaria, cosmopolita, déracinée...). Abitò in via Pastrengo: "la casa di via Pastrengo era molto grande, c'erano 10 12 stanze, un cortile, un giardino e una veranda a vetri, che guardava sul giardino; era però molto buia, e certo umida...". Nel 1938 Natalia sposò Leone Ginzburg. Dopo la morte del marito, ucciso dai fascisti (1944), collaborò con Giulio Einaudi, a fianco di Cesare Pavese. Ne Le piccole virtù (1962), raccolta di ritratti e testimonianze, evoca affettuosamente l'amico e collega, che, nella notte del 26 agosto 1950, si diede la morte in una stanza dell'Hotel Roma, in piazza Carlo Felice : "È morto d'estate. La nostra città, d'estate, è deserta e sembra molto grande, chiara e sonora come una piazza; il cielo è limpido ma non luminoso, di un pallore latteo; il fiume scorre piatto come una strada, senza spirare umidità, né frescura. S'alzano dai viali folate di polvere; passano, venendo dal fiume, grossi carri carichi di sabbia; l'asfalto del corso è tutto spalmato di pietruzze, che cuociono nel catrame. All'aperto, sotto gli ombrelloni a frange, i tavolini dei caffè sono abbandonati e roventi. Non c'era nessuno di noi. Scelse, per morire, un giorno qualunque di quel torrido agosto; e scelse la stanza d'un albergo nei pressi della stazione: volendo morire, nella città che gli apparteneva, come un forestiero." Pagina su Torino nel Ritratto d'un amico dedicato a Pavese: "La nostra città, del resto, è malinconica per sua natura. Nelle mattine d'inverno, ha un suo particolare odore di stazione e fuliggine, diffuso in tutte le strade e in tutti i viali; arrivando al mattino, la troviamo grigia di nebbia, e ravviluppata in quel suo odore. Filtra qualche volta, attraverso la nebbia, un sole fioco, che tinge di rosa e di lilla i mucchi di neve... Se c'è un po' di sole, e risplende la cupola di vetro del Salone dell'Automobile, e il fiume scorre con il luccichio verde sotto ai grandi ponti di pietra, la città può anche sembrare, per un attimo, ridente e ospitale: ma è un'impressione sfuggevole. La natura essenziale della città è la malinconia...". Si ricorda ancora tra i libri scritti intorno alla città di Torino Lessico Famigliare (1963) - il suo romanzo più celebre - con personaggi quali Adriano Olivetti, Giacomo De Benedetti, Mario Soldati e Valentino (1957).

 

 

PRIMO LEVI

Torino, 1919 - 1987

 

Figlio di un ingegnere ebreo, frequentò a Torino il liceo D'Azeglio e l'Università, dove nel 1941 si laureò in chimica. Per breve tempo a Milano, nel 1943 raggiunse un gruppo di partigiani in Valle d'Aosta, dove venne arrestato dai fascisti e nel 1944 fu inviato prima nel campo di concentramento di Auschwitz. Scampato alla tragedia dello sterminio nazista, Primo Levi ne offrì una lucida testimonianza in due capolavori: Se questo è un uomo (1947) e La tregua (1963), in cui rievocò l'esperienza del lager. Rientrato a Torino si divise tra la sua attività di scrittore e quella di chimico, divenendo dirigente in un industria di resine. Volle essere scrittore a tempo pieno, mettendosi in pensione nel 1977. Pubblicò nel 1975 Sistema periodico: romanzo autobiografico perfino nel nome del protagonista, tanto da ripercorrere la vita da chimico in episodi reali e racconti di fantasia a cui vengono associati a un elemento chimico. Ne La chiave a stella (1978) affrontò ancora il tema del lavoro: l'operaio montatore piemontese Faussone è un uomo che viaggia, conosce il mondo; tuttavia resta legato nostalgicamente a Torino, alla città industriale, alla Torino vecchiotta e cerimoniosa, abitata da una dinastia di operai artigiani scesi dalla campagna in città, seguendo le ondate della rivoluzione industriale. Verso la fine della sua vita, dopo una lunga parentesi, tornò dolorosamente all'esperienza del lager con I sommersi e i salvati (1986).

 

 

ITALO CALVINO

Santiago de las Vegas, L'Avana (Cuba) 1923 - Siena, 1985

 

Ligure di Cuba, dov'era nato per caso, tornò con la famiglia a Sanremo quando aveva due anni. Dopo il liceo venne avviato dai genitori agli studi di agraria, che non portò a compimento per mancanza di vocazione e perché si intromise anche la guerra con l'esperienza partigiana. A Torino si iscrisse alla facoltà di Lettere, dove si laureò nel 1947 con una tesi su Joseph Conrad. Delle sue dimore torinesi ricordò con burbero affetto la più povera, in via XX Settembre, legata ai suoi esordi di aspirante scrittore:

 

 

"Lo scrivere è però oggi il più squallido e ascetico dei mestieri: vivo in una gelida soffitta torinese, tirando cinghia e attendendo i vaglia paterni che non posso che integrare con quel migliaio di lire settimanali che mi guadagno a suon di collaborazioni. Rare le grosse soddisfazioni e le fortune, come ieri l'altro che il Premio «Unità» di Genova ha dato vincitore un mio racconto, ex-aequo con un altro rendendomi 25mila. Ho finito in questi giorni il mio primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, un'esperienza di malvagità e schifo umani, ma con una speranza di redenzione quasi cristiana (terrena, però), più dichiarata che raggiunta. Un romanzo terribilmente mio, una rischiosa aspirazione di serenità". Nel dopoguerra si iscrisse al partito comunista italiano in cui militò fino al 1957. In città visse e lavorò come consulente e dirigente presso la casa editrice Einaudi per quasi quarant'anni, dal 1947 fino al 1983. Tra i suoi romanzi in ambiente torinese, si ricordano I giovani del Po (scritto tra il '50 e il '51, ma pubblicato nel '57) e La giornata di uno scrutatore (1963) ambientato nella Piccola Casa della Divina Provvidenza "Cottolengo", un istituto religioso dove sono ricoverati migliaia di minorati fisici e mentali. È la cronaca di una giornata vissuta in un seggio elettorale al "Cottolengo": il protagonista Amerigo Ormea, dopo averla trascorsa fra le mura dell'ospedale e aver preso coscienza degli orrori e delle deformità ospitate in questa "città nella città" cade in una profonda crisi. È forse una metafora dell'inquietudine stessa dell'autore, se è vero che ogni romanzo è un po' autobiografico. In Eremita a Parigi, Pagine autobiografiche (Lo scrittore e la città, 1960) sottolinea come: "... il lavoro dello scrittore possa essere influenzato dall'ambiente in cui si compie, dagli elementi dello scenario circostante, allora dobbiamo riconoscere che Torino è la città ideale per lo scrivere... Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia".

 

 

GIOVANNI ARPINO

Pola, 1927 - Torino, 1987

 

Nato a Pola, da genitori piemontesi, trascorse la giovinezza in provincia a Bra, poi si trasferì a Torino dove visse a lungo. Nel formare un'immagine letteraria di Torino, fu secondo a Pavese, che però - forse - superò nel percepirne l'atmosfera magica della città. "Aveva nevicato, le strade erano lame di ghiaccio, i fili della luce pendevano lampeggiando, io la seguivo in un quartiere che conosco appena... - A un certo punto la strada si aprì, c'era un sagrato, una chiesa, avevano ripulito gli scalini dalla neve con getti d'acqua e la pietra bagnata luccicava. Entrasse in chiesa, pensai. Si era fermata davanti ai gradini, guardava la chiesa, la strada diritta e deserta. Entrasse, pensai. Su, entra, se entri è vero. Avevo il batticuore. Salì i gradini, svelta". I gradini sono quelli della Gran Madre di Dio , dove sboccia l'amore, impossibile, tra un quarantenne e una giovane monaca ne La suora giovane (1959), il suo primo romanzo torinese. L'atmosfera invernale della città è resa con l'immaginazione dell'artista unita a un realismo perfino pignolo nella descrizione del tragitto del tram 21 che "prima di imboccare il ponte sul Po e giungere nella grande piazza, traccia una curva, passa davanti alla chiesa della Grande Madre di Dio". Scrittore raffinato e brillante, esordì come romanziere da Einaudi e fu apprezzato giornalista, anche sportivo. Ambientò molti dei suoi romanzi e racconti sullo sfondo di Torino. In Domingo il favoloso (1975) ci lasciò una fantastica veduta di Palazzo Madama , ove si immagina il Palazzo in preda ad un furioso incendio. Ritroviamo l'analisi psicologica e la sceneggiatura teatrale dei luoghi e degli ambienti anche nei romanzi della Torino operaia, nebbiosa, e industriale, che non fu però la città amata da Arpino, il quale presterà la sua ribellione ai protagonisti dei romanzi come Matteo, protagonista di Una nuvola d'ira (1962). Si ribellerà anche l'ing. Calandra, protagonista di Un'anima persa (1966), vittima della schizofrenia che nasce dal rifiutare Torino, della quale non vede che la decadenza e la corruzione. E si ribellerà Piumati, aspirante tassista di Primo quarto di luna (1976).

 

 

CARLO FRUTTERO

Torino, 1926

 

 

FRANCO LUCENTINI

Roma, 1920 - Torino, 2002

 

Scrittori a quattro mani, entrambi consulenti editoriali, prima a Torino all'Einaudi poi alla Mondadori, furono curatori di antologie e collane di fantascienza. In quello che è forse il più bello dei "gialli" torinesi, La donna della domenica (1972), l'architetto Garrone ha la casa in via Amedeo Peyron: punto di partenza dell'omicidio. La versione cinematografica, per la regia di Luigi Comencini, è del 1975. Primo romanzo che reca la firma collettiva, descrive un intreccio giallo sullo sfondo della Torino delle ville in collina, degli intellettuali, del Balôn : "Ci vado anch'io, delle volte, quando ho bisogno di qualche pezzo per fare delle piccole riparazioni in casa. Se uno ha la pazienza di cercare, trova tutto quello che vuole"... e ancora "... il Balùn non è precisamente un salotto...". A che punto è la notte (1979) è un altro giallo ambientato nella Torino industriale. Torino è una delle culle della cultura europea moderna. Qui hanno vissuto e lavorato scrittori che hanno fatto la storia della letteratura. A Torino hanno visto la luce i più importanti editori italiani e, storiche tipografie come Tallone, perpetuano il sogno della stampa come arte, del libro come oggetto di raffinata ricerca del Bello. L'editoria torinese ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo civile e culturale: capofila di questa moderna strategia fu la Utet (Unione Tipografico-Editrice), fondata nel 1854 da Giuseppe Pomba, particolarmente attenta al diritto e all'economia, e successivamente alla geografia, alla medicina, alla tecnologia e alle scienze esatte. Giulio Einaudi fondò nel 1933 l'omonima casa editrice - rimasta tuttora tra le più illustri nel panorama editoriale mondiale - radunando intorno a sé le migliori energie di un ambiente intellettuale di eccezionale vivacità, tra cui spiccavano le figure di Leone Ginzburg, Cesare Pavese e del filosofo Norberto Bobbio. Possiede un catalogo tra i più prestigiosi, del quale si dice che rappresenti la vera università degli italiani. Nel 1957 Paolo Boringhieri rilevava le Edizioni Scientifiche Einaudi avviando un'attività per conto proprio, specializzandosi nelle scienze esatte (fisica, biologia, matematica), e portando a termine un'edizione delle Gesammelte Werke di Freud che è considerata la migliore oggi disponibile. Nel 1987 a Boringhieri si affiancava Giulio Bollati, già principale collaboratore di Einaudi, e la casa ampliava il suo catalogo alle scienze umane e alla letteratura, sempre attraverso scelte rigorose e di alto profilo. L'ambiente torinese si è rivelato propizio anche alla nascita di nuove raffinate iniziative, quali la Allemandi editore, leader nel settore artistico, e la Edt specializzata nell'editoria musicale e viaggi. Altre case editrici furono la Paravia, la Petrini e la Lattes, con vocazione principalmente pedagogica e specializzate nella divulgazione e nella didattica scolastica. Al pubblico colto dei professori e dell'università guardava anche Hermann Loescher. La Fratelli Bocca aveva una importante collana di scienze sociali, che ospitava i contributi scientifici di Lombroso e della sua scuola di criminologia, ma anche le opere di Schopenhauer, Nietzsche e Spencer. Di non minore rilievo l'editoria cattolica, che trovava espressione nelle edizioni di Pietro Marietti e nella Sei, e l'editoria letteraria, che ospitava le opere di Verga, Serao, Gozzano, o i popolari romanzi d'avventura di Emilio Salgari. Torino è anche la città della Fiera Internazionale del Libro. Con i suoi 1.200 editori e 230.000 visitatori ogni anno, è oggi una delle più importanti in Europa. Con oltre 1.200.000 volumi e circa 740.000 prestiti annuali, Torino è la città delle biblioteche. Dalla sontuosa Biblioteca Reale che custodisce l'Autoritratto a sanguigna e il Codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci alla grande Nazionale Universitaria, alla rete di biblioteche civiche e del territorio regionale, che oltre all'opera di conservazione e consultazione, offrono servizi all'avanguardia e organizzano ogni anno centinaia di incontri e attività. Qui sta nascendo la nuova grande Biblioteca Civica, il cui progetto di Mario Bellini è riconosciuto come uno dei più innovativi e interessanti al mondo. Ma Torino è anche città di librerie e di librai. Qui il lettore può vagare per giornate intere fra la storica bottega amata dai grandi scrittori e il moderno mediastore, fra il caffè letterario e la libreria internazionale o super-specializzata. Sulle sue bancarelle si possono trovare i volumi più rari e curiosi. Fra un vermouth e un bicerin, i suoi caffè storici conservano intatta l'atmosfera che ha visto nascere tanti capolavori. Qui la creatività giovanile gode di un'attenzione particolare, con un calendario inesauribile di iniziative, laboratori, festival, spazi di incontro, occasioni di formazione. Un panorama reso ancora più vivace da scuole di scrittura come la Scuola Holden, dalle associazioni e dalle fondazioni culturali che, grazie anche a prestigiosi Premi letterari internazionali come il Grinzane Cavour e il Calvino promuovono la cultura torinese nel mondo e la cultura del mondo a Torino.

 

Torino Letteraria è un progetto del Servizio Centrale Comunicazione Strategica, Turismo e Promozione della Città di Torino in collaborazione con Turismo Torino e Provincia

 


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