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Biblioteche Nazionali

Le biblioteche nazionali

Le Biblioteche Nazionali e le Biblioteche Pubbliche Statali (Aurelio Aghemo)

Il 17 marzo 1861, data di costituzione del nuovo Regno d’Italia, sul territorio nazionale vi erano 210 biblioteche, di cui 164 aperte al pubblico, tra governative, provinciali e comunali, di istituti scientifici e di altri enti, con un patrimonio bibliografico di 4.4489.281 volumi, sorprendentemente a quel tempo il più consistente d’Europa. Di questi istituzioni, 47 divennero biblioteche pubbliche statali, che oggi comprendono le due Biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma, denominate così nel 1885, e altre quattro Biblioteche nazionali “storiche” (di Torino, di Milano, di Venezia e di Napoli a cui, prima dell’autonomia regionale, si aggiungeva quella di Palermo).
L’Italia, diversamente dagli altri paesi, ha due biblioteche nazionali centrali. Questa anomalia è dovuta ai diversi tempi con cui si compì il processo di unificazione. Infatti la Biblioteca nazionale di Firenze fu creata già il 22 dicembre 1861, pochi mesi dopo la fondazione del Regno unitario, e la Biblioteca nazionale di Roma nel 1875, alcuni anni dopo la presa di Porta Pia del 1870 e l’annessione della città come capitale dello Stato.
Le 47 biblioteche, che furono denominate prima “governative” e poi “pubbliche statali”, dipesero nel corso degli anni dal Ministero dell’Istruzione, qualunque denominazione assunse, fino al 1975, quando passarono al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali istituito da Giovanni Spadolini per conservare e valorizzare il patrimonio artistico, storico e culturale del Paese, e dal quale, con il nome modificato di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dipendono ancora oggi.
Nei centocinquant’anni trascorsi, le biblioteche pubbliche statali hanno svolto con impegno – sebbene con grandi difficoltà in alcuni periodi della nostra storia (il primo e il secondo dopoguerra del Novecento, per esempio) e benché alcune di esse siano state travagliate da gravi eventi particolari (l’incendio della Nazionale di Torino del 1904, l’alluvione della Nazionale centrale di Firenze nel 1966), i bombardamenti della seconda guerra mondiale per le altre – i compiti previsti dai sei regolamenti (l’ultimo è del 1995) che si sono succeduti nel secolo e mezzo della loro esistenza nello Stato unitario.

Oggi le biblioteche pubbliche statali hanno i compiti fondamentali di:

  • raccogliere la produzione editoriale italiana a livello nazionale e locale, conservare, accrescere e valorizzare le proprie raccolte storiche;

  • acquisire la produzione editoriale straniera in base alla specificità delle proprie raccolte e tenendo conto delle esigenze dell’utenza;

  • documentare il posseduto, fornire informazioni bibliografiche e assicurare la circolazione dei documenti.


Queste attività sono svolte grazie al patrimonio storico da loro posseduto e grazie a quello moderno e contemporaneo, in continuo incremento grazie agli acquisti, ai doni, agli scambi e soprattutto al deposito legale.
In virtù di quest’ultimo, gli editori devono, per legge, depositare due copie delle loro pubblicazioni, una presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e una presso quella di Roma (deposito nazionale), e altre due copie, la prima presso una biblioteca della regione e la seconda presso una biblioteca della provincia dove ha sede legale la casa editrice (deposito regionale).
In questo modo si è costituito un archivio bibliografico, a cui partecipano anche le biblioteche di ente locale che ne hanno titolo, che consente oggi, e consentirà nei tempi a venire, di conservare e di conoscere la produzione editoriale del paese oltre a testimoniare l’evoluzione culturale dell’Italia attraverso le pubblicazioni.

In tutte le biblioteche pubbliche statali oggi è possibile accedere ai cataloghi automatizzati e a collezioni virtuali di importanti documenti su tutti i campi della conoscenza, prodotti nel corso dei secoli e con le più svariate tecniche, che permettono così di consultarli anche da luoghi remoti, compresa casa propria, per mezzo dei dispositivi portatili come i notebook, gli smartphone e le tavolette elettroniche che vanno sempre più diffondendosi.

Con i servizi tradizionali utilizzabili nelle loro sedi dove si può accedere al materiale delle collezioni fisiche di manoscritti, libri, periodici e microformati, e con i mezzi offerti dalla tecnologia contemporanea per la consultazione a distanza dei cataloghi e delle collezioni digitali realizzate anche nell’ambito di progetti nazionali ed europei (come Biblioteca Digitale Italiana o Europeana), le biblioteche pubbliche statali coordinate scientificamente dalla Direzione generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e l’Editoria, pur nel difficile momento attuale, con le loro risorse umane e documentarie e partecipando a SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale), si impegnano a favore dei cittadini e della comunità internazionale degli studiosi per offrire la conoscenza e favorire la diffusione della cultura italiana nel Paese e nel mondo intero.

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