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Giornalista tuttofare, capitano mancato, lettore compulsivo, Emilio Salgari crea il romanzo popolare e d’avventura, reinventando la grande tradizione italiana dei libri di viaggio e di scoperta che risale a Marco Polo e a Ramusio. Per quasi un secolo la sua produzione torrenziale (più di ottanta romanzi e centinaia di racconti) entusiasma generazioni di lettori, fissandosi indelebilmente nella loro memoria. Il padre di Sandokan e del Corsaro Nero coniuga il linguaggio dei libretti d’opera con un esotismo ricostruito accuratamente in biblioteca. Dalle Filippine al Borneo e all’India, dall’Africa al West americano e al Polo, ambienti, animali e piante assumono il segno di una dismisura epica, insieme realistica e favolosa.
Giustizieri di buon cuore, condannati alla vendetta e all’azione, i suoi eroi vivono senza tregua vicende estreme, offrendo al lettore i modelli di quello che vorrebbero essere.
L'influenza
Potentemente figurativi e ipnotici, i romanzi di Salgari anticipano le magie del cinema, del fumetto, dei cartoni animati soprattutto questi generi Novecenteschi , si vedano ad esempio i film di Tarantino, derivano da Salgari due precetti: l’azione incessante e la schematizzazione massima dell’ero. Dopo la sua morte, ha preso avvio una fabbrica dei falsi che ha sfornato decine di titoli. Nessun autore ha lasciato nell’immaginario collettivo, in Italia come in America Latina, una traccia così forte e duratura. Il film televisivo di Sergio Sollima con Kabir Bedi nella parte di Sandokan (1976) ha toccato picchi di ascolto mai più raggiunti (27 milioni di spettatori).

La critica
“L’epica salgariana è la rappresentazione di un mondo integro e significativo in ogni particolare, è la continuità della vita e del racconto che la tramanda, è la storia che non finisce mai. Nessuna tragedia incrina l’armonia totale, nessuna morte rende assurda la vita”.
Claudio Magris
“Nel settembre 1904 mia madre mi regalò Il corsaro nero e I pirati della Malesia di Emilio Salgari. Conservo ancora quelle vecchie copie. Mio padre vi aveva accluso una sua dedica con calligrafia minuta e precisa. Un passaggio di Stevenson: “Non chiedo altro: il cielo sopra di me e la strada sotto di me”. Iniziavo a entrare nell’inesauribile scenografia esotica di Salgari. Lo preferivo quasi al più noto e sofisticato Jules Verne. Avevo l’impressione che avesse esplorato tutti gli angoli del pianeta”.
Jorge Luis Borges
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