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Mondadori

Mondadori

ARNOLDO MONDADORI

Di modeste origini, Arnoldo Mondadori nasce a Poggio Rusco (Mantova) nel 1889. Garzone tipografo nella vicina Ostiglia, dall’incontro con Tomaso Monicelli scaturiscono nel 1912 il primo volume stampato in proprio e, l’anno successivo, il matrimonio con Andreina, sorella di Monicelli. Trasferita la sede a Milano nel 1921, in pochi anni acquisisce i maggiori scrittori e letterati, insidiando il primato di Treves fino a diventare, nel corso degli anni Trenta, il primo editore italiano.

Nella convinzione che qualità e mercato possano convivere, Arnoldo sviluppa un modello di casa editrice autenticamente moderna con l’obiettivo di stampare «libri per tutti», cogliendo volta per volta le opportunità che si profilano in Italia e all’estero.

In esilio in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale, dopo il 1945 fa leva sul Piano Marshall per trasformare la casa editrice in senso compiutamente industriale: tra gli anni cinquanta e sessanta, pur mantenendo proprietà e controllo familiare sull’impresa, integra nello stesso gruppo editoria libraria e periodica, cartiere, distribuzione e rateale.

Muore a Milano nel 1971.

«Lo rivedo dopo tanti anni quale allora mi apparve … pallido più che bruno, ma d’un pallor sano, direi terrigno … Mi disse come se scherzasse - ma io sentii fremere la passione sotto il tono lieve delle sue parole, e una volontà di acciaio contenerla -: “Mi sono costruito da solo: ho cominciato come garzone di tipografia, poi ho stampato io stesso con un torchio a mano. Ora sono il consigliere delegato di una società editrice sorta in Ostiglia e cresciuta a Verona … Ho bisogno di aiuto … non di aiuto finanziario: ho bisogno di simpatia e fiducia …ho l’ambizione di dare all’Italia la bella Casa editrice che ha diritto di avere.»

Virgilio Brocchi

«Il massimo dei meriti che una casa editrice può acquistarsi di fronte alla cultura di un paese è di funzionare in modo da produrre sempre più vaste categorie di nuovi lettori; e questo è il merito che in Italia ha saputo acquistarsi solo la Mondadori, tanto che si potrebbe considerarne l’attività come dello stesso tipo di quella svolta dalle scuole pubbliche (elementari, medie e universitarie).»

Elio Vittorini

LA CASA EDITRICE

1907-1921

La piccola accomandita «La Sociale» in rapida espansione tra il mantovano e Verona con oggetto «l’industria tipografica, commercio, cartoleria, libreria, cancelleria», grazie alla produzione scolastica e per l’infanzia e più tardi alle commesse dello Stato maggiore durante la Prima guerra mondiale, trova alla fine nuova sede e nuovi capitali a Milano, dove nel 1921 è trasformata in società per azioni con Arnoldo Mondadori consigliere delegato e Senatore Borletti presidente.

1922-1929

Mondadori crea l’Accademia Mondadori e conquista i maggiori autori italiani garantendo condizioni più vantaggiose rispetto ai concorrenti: le acquisizioni di maggior spicco sono d’Annunzio e Pirandello.

1930-1939

Dopo un periodo di difficoltà dovuto all’introduzione del libro di Stato per la scuola elementare e alla crisi mondiale, negli anni Trenta Arnoldo Mondadori e Luigi Rusca, condirettore generale, rilanciano la casa editrice grazie a collane come «Medusa», «I Romanzi della Palma», «Omnibus» e a periodici come i «Gialli» e «Topolino». Non mancano le pubblicazioni gradite al regime, soprattutto nella memorialistica coloniale. Nel 1939 muore Borletti e Arnoldo rileva l’intera proprietà dell’impresa.

1940-1945

Durante la guerra gli uffici sono trasferiti a Meina, sul Lago Maggiore, mentre i Mondadori riparano in Svizzera. Rusca riprende l’attività editoriale nella Roma liberata pubblicando autori antifascisti.

1946-1957

La produzione per la scuola è conferita alle neocostituite Edizioni scolastiche Mondadori, affidate a Bruno Mondadori, fratello di Arnoldo.

I figli di Arnoldo, Alberto e Giorgio, sono nominati rispettivamente direttore generale della produzione editoriale e direttore generale della gestione industriale, amministrativa e finanziaria.

Viene inaugurato il nuovo stabilimento di Verona San Michele, all’avanguardia in Europa. La sede veronese ospita anche le redazioni della Mondadori ragazzi.

1958-1960

Nel 1958 Alberto Mondadori fonda il Saggiatore.

Sono costituite le società Club degli editori e Auguri Mondadori.

1965

La Mondadori è quotata alla Borsa di Milano. Nasce la collana economica «Oscar», che viene distribuita anche nelle edicole.

1971

Alla morte di Arnoldo, Giorgio è nominato presidente.

1975

Gli uffici della casa editrice si trasferiscono nella nuova sede di Segrate (MI), progettata dall’architetto brasiliano Oscar Niemeyer.

1976

Muore a Venezia Alberto Mondadori. Giorgio è estromesso dall’azienda, Mario Formenton, genero di Arnoldo, è vicepresidente e consigliere delegato.

1979

La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, costituita nel 1977 per iniziativa di Mimma Mondadori e Maria Laura Borselli, ottiene il riconoscimento della Presidenza della Repubblica e inizia l’attività. 

1980-1984

Leonardo Mondadori, nipote di Arnoldo, assume la direzione del settore libri e Mario Formenton la presidenza.

Mondadori entra nel sistema televisivo costituendo Retequattro, che però, a causa delle ingenti perdite, viene ceduta nel 1984 al gruppo Fininvest.

1985-1991

La finanziaria AMEF, partecipata dalle famiglie Formenton e Mondadori, rileva il pacchetto di maggioranza della Mondadori. Al controllo del gruppo si alternano a più riprese la CIR di De Benedetti e la Fininvest di Berlusconi. Al termine della «Guerra di Segrate» Mondadori rimane di proprietà della Fininvest. Leonardo Mondadori è nominato presidente.

1998

La costituzione di Mondadori Franchising e l’acquisizione di catene librarie conduce nel giro di dieci anni alla gestione di oltre 200 punti vendita.

2002

Muore Leonardo Mondadori: alla presidenza gli succede Marina Berlusconi.

2003

Mondadori pubblica Il codice Da Vinci di Dan Brown, che vende tre milioni e mezzo di copie in Italia (oltre quaranta nel mondo). Si tratta del più grande besteller nella storia dell’editoria libraria

2004-2010

Gomorra di Roberto Saviano e La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano sono i due casi editoriali italiani italiani di fine decennio.

I PRINCIPALI COLLABORATORI

Infiniti sono  stati i collaboratori che hanno dato un contributo di rilievo alla casa editrice: consulenti, traduttori, redattori, ma anche autori e familiari. Oltre al cognato Tomaso Monicelli, infatti, i fratelli Ermete, Remo e Bruno offriranno a diverso titolo la loro opera nell’azienda di famiglia, mentre non si può dimenticare l’apporto, nei primi anni milanesi di Mondadori, degli scrittori Virgilio Brocchi, Marino Moretti, Massimo Bontempelli, Emilio Cecchi, nonché del giovane Valentino Bompiani e di Vincenzo Errante. Con l’ampliamento dell’attività e l’apertura di nuove e più articolate collane la delega delle funzioni di lettura e valutazione diventa imperativa: Enrico Piceni, Giacomo Prampolini, Alberto Tedeschi e Giorgio Monicelli sono tra i più attivi nella selezione e nella mediazione della narrativa angloamericana, mentre Ervino Pocar e Lavinia Mazzucchetti svolgono un ruolo essenziale per la ricezione della letteratura in lingua tedesca in Italia. Nel secondo dopoguerra, oltre ai figli di Arnoldo Alberto e Giorgio, del genero Mario Formenton e del nipote Leonardo, Sergio Polillo, prima segretario di Arnoldo e a lungo direttore generale del settore libri,  spiccano le collaborazioni di Guido Lopez all’ufficio stampa, di Elio Vittorini, di Niccolò Gallo dalla sede romana, di Vittorio Sereni alla direzione letteraria, coadiuvato da Raffaele Crovi, di Oreste del Buono. Tra gli anni Sessanta  e gli anni Novanta hanno un ruolo rilevante anche Fruttero & Lucentini (che dirigono «Urania» dal 1964 al 1985), Mario Spagnol (artefice negli anni Settanta del rilancio degli «Oscar»), Domenico Porzio (responsabile delle pubbliche relazioni dal 1965 al 1983), Giuseppe Pontiggia.

LE COLLANE PRINCIPALI

«Le Grazie»

diretta da Virgilio Brocchi, uno tra gli autori più prolifici e venduti degli anni Venti, è la prima collana di narrativa e rappresenta per Mondadori il superamento della dimensione di editore locale dedito solo alla produzione scolastica e per ragazzi.

«Le Scie»

Ideata da Enrico Piceni, è la più longeva collana della casa editrice: privilegia ancora oggi la divulgazione storica, le biografie, la memorialistica. Ospita i Colloqui con Mussolini di Emil Ludwig: in un primo tempo approvati da duce e in seguito sconfessati, saranno comunque pubblicati nel 1932.

«Gialli economici»

La collana, che ha fatto seguito a «I libri gialli», più di ogni altra ha contribuito alla diffusione del genere poliziesco nell’anteguerra. La ricezione di Simenon in Italia deve moltissimo ai titoli pubblicati a partire dal 1933. Si stima che la tiratura complessiva abbia superato i cinque milioni di copie.

«I classici italiani Mondadori»

Diretta da Francesco Flora e in seguito da Dante Isella, la collana nasce sulle ceneri di un precedente progetto, affidato a Francesco Pastonchi, rimasto senza seguito in una fase molto avanzata. Per svariati decenni svolge quella funzione di «canonizzazione» di autori italiani in rigorose edizioni filologiche che sarà propria, dal 1969, dei «Meridiani».

«Medusa»

Collana tra le più significative del Novecento, ideata e realizzata da Luigi Rusca, dà un contributo essenziale alla ricezione delle letterature dei paesi europei e nordamericani, pur dovendo misurarsi, soprattutto tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta, con la sempre più stretta censura del regime. Il prestigio della collana rende frequente la fidelizzazione del pubblico non solo all’autore o all’opera, ma all’intera serie.

«Omnibus»

Collana di bestseller italiani e stranieri. Tra gli autori anche Deledda e Pirandello, oltre a Mitchell, Galsworthy, Bromfield, Maugham. Rilanciata negli anni Settanta, ospita autori stranieri da alte vendite: Forsyth, Follett, Le Carré tra gli altri.

«Lo Specchio»

È pensata da Alberto Mondadori e Arturo Tofanelli tripartita tra narratori, prosatori e poeti; dalla fine degli anni Quaranta la poesia prende il sopravvento, trasformandola nella più autorevole collana di poesia contemporanea. Pubblica infatti opere di Cardarelli, Quasimodo, Ungaretti, Sinisgalli, Saba, Montale, Sbarbaro, Gatto; più avanti, sotto la supervisione di Vittorio Sereni, anche di Zanzotto, Spaziani, Erba, Fortini, Giudici, Raboni.

«Oscar»

La scoperta dell’edicola come efficace canale di distribuzione è una acquisizione degli anni Cinquanta (soprattutto nel settore delle grandi opere), ma si deve a Mondadori l’intuizione di destinare opere di narrativa contemporanea in una curata veste editoriale alla capillare rete delle edicole con uscite settimanali. Dal 1968 Mario Spagnol propone gli «Oscar libreria», che riconducono la collana nel canale di vendita tradizionale con una nuova grafica e gli apparati. Negli anni l’articolazione della collana arriva a coprire la totalità dei generi editoriali.

«I Meridiani»

Scriveva Sereni che «Il fine […] è fornire un panorama di “classici sempre contemporanei” in varie linee di sviluppo della storia letteraria, che corrisponda poi, col tempo, a una viva immagine di ciò che i meridiani rappresentano nell’ordinamento geografico del nostro pianeta», sull’esempio della francese «Pléiade». Ideati da Mario Spagnol, i «Meridiani» sono diretti inizialmente dal critico letterario e consulente della casa editrice Giansiro Ferrata.

I LIBRI CHIAVE

Tomaso Monicelli, Aia Madama, 1912

Primo libro pubblicato da Mondadori sotto le insegne de «La scolastica», è una raccolta di racconti compilata dallo scrittore e giornalista di Ostiglia.

Gabriele D’Annunzio, Tutte le opere, 1927-1936

Il progetto editoriale più complesso del periodo tra le due guerre, richiese la costituzione di una società dedicata tra Mondadori, il poeta e il Provveditorato generale dello Stato. L’opera  fu affidata allo stampatore ticinese Mardersteig che accettò di trasferire i torchi a Verona e stampare tre diverse edizioni (tutte numerate) di crescente pregio che culminavano con una costosissima collezione su pergamena, rilegata in marocchino rosso.

Georges Simenon, L’ombra cinese, 1932

Le inchieste del commissario Maigret sono accolte dal catalogo mondadoriano in un’apposita collana, «I libri neri», inizialmente senza riscontri significativi nelle vendite. Sarà merito della collana «Gialli economici» riproporre, questa volta con grande successo, i titoli del prolifico autore belga, da allora una delle colonne portanti del poliziesco mondadoriano.

Thomas Mann, Le storie di Giacobbe, 1933

Il primo volume della tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli, pubblicato nella collana «Medusa», vende ottomila copie (un risultato non eclatante), ma l’importanza dell’acquisizione di Mann, premio Nobel per la letteratura nel 1929, è un avvenimento di rilievo assoluto.

Francis Scott Fitzgerald, Gatsby il magnifico, 1936

Nei «I romanzi della Palma», collana popolare dalle copertine sgargianti destinata al canale delle edicole (con la significativa presenza di scrittrici come Vicki Baum e Faith Baldwin), compare uno dei libri chiave della narrativa americana degli anni Venti, col titolo ripreso della traduzione francese (Gatsby le Magnifique).

Margaret Mitchell, Via col vento, 1937

Pochi libri possono vantare la diffusione di Gone with the Wind (un milione e mezzo di copie vendute negli Stati Uniti il primo anno dalla pubblicazione), amplificata dalla notissima pellicola del 1939 che vede protagonisti Clark Gable e Vivien Leigh. Il titolo dell’edizione mondadoriana esce da una rosa di proposte che comprendeva anche Travolto dal turbine, Bufera nel sud, Vento di rapina e Rapito dal turbine.

Ernest Hemingway, Per chi suona la campana, 1945

Le opere di Hemingway sono oggetto, a guerra ancora in corso, di frenetiche trattative: Einaudi a New York, Mondadori a Londra e la Humanitas Verlag & Steinberg Verlag di Zurigo (che in un primo tempo ottiene i diritti per la pubblicazione italiana di For Whom the Bell Tolls) si contendono l’autore che meno di dieci anni dopo vincerà il Nobel per la letteratura sulla scia del successo di Il vecchio e il mare.

William Faulkner, Santuario, 1946

La collana «Il Ponte» ospita nell’immediato dopoguerra Santuario, uscito nel 1931 negli Stati Uniti, ma non pubblicabile durante il Ventennio. La prima edizione è impreziosita da otto illustrazioni di Renato Guttuso.

James Joyce, Ulisse, 1960

Il contratto per l’acquisizione dei diritti di Ulysses, negoziato da Alberto Mondadori, risale al 1946: la pubblicazione sarebbe dovuta avvenire due anni dopo, ma fu concessa una proroga determinata dai complessi problemi posti dalle versioni in italiano redatte sino a quel momento. A Eugenio Montale fu chiesto di rivedere la traduzione, impegno che non portò a termine per problemi di salute. L’opera («Medusa», 441) fu infine edita nella traduzione, divenuta da allora classica, di Giulio de Angelis, rivista da Giorgio Melchiori, Glauco Cambon e Carlo Izzo.

Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo, 1969

Il titolo del primo «Meridiano», scelto dallo stesso Ungaretti a suggello della sue esperienza di vita e di letteratura: è Vittorio Sereni ad annunciare a Ungaretti nel 1968 la nuova collana che ha «precedenza su ogni altro progetto» e che accoglierà il corpus della sua opera poetica.

Salman Rushdie, I versi satanici, 1989

Dopo la fatwa emessa nel febbraio 1989 dall’ayatollah Khomeini contro lo scrittore indiano e gli editori che pubblicheranno I versi satanici, Mondadori è l’unico editore europeo a pubblicare il libro.

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