I libri dei giornalisti
La formula «I libri dei giornalisti» aspira a fissare una pluralità di generi, o sottogeneri, praticati dai giornalisti italiani sul confine, talora assai labile, che separa il lavoro immediatamente finalizzato alle esigenze, e all’orizzonte, della stampa quotidiana e periodica da un’opzione di segno diverso, di solito (ma non sempre) puntualmente, riconoscibilmente letterario. Non si tratta tanto della consueta, istituzionale antinomia Giornalismo-Letteratura, che percorre i 150 anni della storia italiana dopo l’Unità, e della ibridazione dei modelli che ne consegue. Libri dei giornalisti sono, intanto, le raccolte che sistemano e ricontestualizzano articoli originariamente destinati allo spazio del giornali (autentici archetipi sono in tal senso le Cose viste di Ugo Ojetti e gli Incontri di Indro Montanelli); ma lo sono anche, e a pieno titolo, quelle opere scritte sì da giornalisti ma obbedienti a vario titolo alla misura del saggio, del pamphlet, del diario, dell’autobiografia, al cui centro, magari, sta una riflessione più o meno attenta intorno alla funzione e al senso del mestiere del giornalista.



