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Olmi, Ermanno

Nato da una famiglia contadina e profondamente cattolica, Olmi rimane da giovane orfano di padre, morto durante la Seconda guerra mondiale; frequenta prima il liceo scientifico e poi il liceo artistico, ma non porta a termine gli studi. Si trasferisce a Milano per iscriversi all'Accademia di Arte Drammatica e seguirne i corsi di recitazione; contemporaneamente, per mantenersi, è impiegato nella stessa ditta dove già lavorava la madre, la Edisonvolta, che gli affida l'organizzazione delle attività ricreative per i dipendenti, in particolare quelle relative al servizio cinematografico: gli viene richiesto di documentare le produzioni industriali attraverso filmati. Nel 1959 Olmi debutta sul grande schermo con il lungometraggio Il tempo si è fermato: nell'isolamento e la solitudine dell'alta montagna nasce l'amicizia fra uno studente e il guardiano di una diga. Già nell'esordio si possono trovare quelli che saranno i temi tipici anche della maturità del regista, fedele alla propria cifra stilistica. Olmi privilegia i sentimenti delle persone semplici, il rapporto con la natura, e spesso offre uno sguardo sulla solitudine e sulle sue conseguenze. Due anni dopo grazie a Il posto si aggiudica il premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia. Dopo un periodo contrassegnato da lavori non del tutto riusciti, nel 1977 Olmi ritrova l'ispirazione e dà alla luce quello che molti considerano il suo capolavoro assoluto, L'albero degli zoccoli (1978), che si aggiudica la Palma d'Oro al Festival di Cannes ed il Premio César per il miglior film straniero. Il film dà una visione poetica, ma allo stesso tempo realistica e priva di sentimentalismi, sul mondo contadino. Si trasferisce da Milano ad Asiago, dove ancora oggi risiede. Nel 1982 a Bassano del Grappa fonda la scuola di cinema Ipotesi Cinema. Nel 1987 Olmi torna a dirigere una pellicola con il claustrofobico Lunga vita alla signora!, premiato al Festival di Venezia con il Leone d'Argento. L'anno seguente si aggiudica, invece, il Leone d'Oro grazie a La leggenda del santo bevitore, basata sull'omonimo racconto scritto da Joseph Roth; il film vince anche quattro David di Donatello. Nel 2001 dirige Il mestiere delle armi, film storico in costume presentato con successo al Festival di Cannes 2001 ed acclamato a livello internazionale. Il film si aggiudica 9 David di Donatello nel 2002. Nel 2003 approda in una Cina senza tempo per raccontare epiche vicende di pirati e di arrembaggi in Cantando dietro i paraventi. Nel 2005 collabora con altri due grandi registi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, nel film Tickets. Nel 2007 esce Centochiodi, che Olmi annuncia come il suo ultimo film di finzione, avendo deciso d'ora in poi di tornare a dirigere solo documentari. Nel 2008 riceve il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia. Presenta nel 2009 il suo ultimo documentario, Terra madre, che racconta del movimento nato per iniziativa di Slow Food.

 

Fiera del Libro 2009

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