È l’alba del 17 aprile 1944, al Quadraro, storico quartiere di Roma, i nazisti deportano più di 700 uomini validi e li costringono a lavorare come schiavi in Austria, Germania e Polonia. Tra i rastrellati non ci sono gli eroici leader della Resistenza romana, non ci sono intellettuali. I nazisti si portano via persone comuni – i manovali immigrati, i muratori, i piccolissimi negozianti –, gli uomini del quartiere. Tra questi Iliano, che decide di lasciare una testimonianza di quei giorni, un diario. Le sue pagine ci raccontano la quotidiana lotta per sopravvivere di quei corpi usati fino allo sfinimento, la feroce umiliazione e la disumana sofferenza. E se la continua e devastante fame, il freddo pervasivo, la mancanza di ogni protezione e accoglienza nel senso sia fisico che psichico mirano alla morte e al non essere, la scrittura del diario propone esistenza e presenza. Quelle linee vergate su materiale di fortuna resistono, sono l’affermazione della propria capacità di pensiero quando intento della situazione è annientare, far impazzire. Il diario diventa così documentazione in diretta degli avvenimenti ma soprattutto atto di resistenza a essi. Iliano resiste, resiste alla fame, al freddo, alla violenza, conservando dentro il calore dell’umanità.

Perché consigliare questo libro per il Giorno della Memoria?

Il diario di Iliano Caprari dimostra come la scrittura possa essere allo stesso tempo documentazione in diretta degli avvenimenti e atto di resistenza a essi. Quelle linee vergate su materiale di fortuna resistono, sono l’affermazione della propria capacità di pensiero quando intento della situazione è far impazzire.