Svetlana Aleksievič, premio Nobel per la letteratura, è l’unico membro del Consiglio di Coordinamento dell’opposizione bielorussa che abbia finora scampato l’arresto o l’esilio forzato.

Nella giornata di ieri, dopo che la scrittrice settantaduenne ha denunciato la tentata irruzione di uomini mascherati nel suo appartamento a Minsk, gli ambasciatori di Svezia, Germania, Slovacchia, Polonia, Austria, Romania, Lituania e Repubblica Ceca si sono recati a casa sua per fornirle un cordone protettivo diplomatico. Intanto la trentunenne poetessa e traduttrice Hanna Komar, segretaria del PEN bielorusso, è stata arrestata nel corso di una pacifica manifestazione tenutasi l’8 settembre e condannata a nove giorni di carcere.

Nell’esprimere la nostra piena solidarietà a Svetlana Aleksievič e a chi, assieme a lei, si batte per la democrazia in Bielorussia, vogliamo ricordare la coerenza del suo attuale impegno con l’impronta civile della sua opera. Da Preghiera per Černobyl a Ragazzi di zinco a La guerra non ha un volto di donna, i reportage letterari di Aleksievič rivelano gli aspetti più tragici e rimossi della realtà sovietica e post-sovietica, restituendoli con un coraggio, un’empatia e un rigore stilistico che, nel 2014, le sono valsi il premio tributato dall’Accademia di Stoccolma.

Come comitato editoriale del Salone del Libro siamo vicini con sincero affetto a Svetlana Aleksievič, affetto risalente al 2017 quando Aleksievič ci ha onorato della sua presenza a Torino. Auspichiamo che la nostra vicinanza non venga raccolta e rilanciata solo nell’ambiente della cultura italiana, ma che la diplomazia del nostro paese e dell’UE nel suo intero voglia presto intervenire a tutela di questa instancabile portavoce delle libertà democratiche e, come lei chiede nell’appello che qui riproduciamo in traduzione italiana, del popolo bielorusso.

Il Comitato Editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino

 

Un altro sconociuto bussa alla mia porta. 
Una dichiarazione di Svetlana Aleksievič

Non è rimasto nessuno dei miei amici e colleghi del Consiglio di Coordinamento dell’Opposizione. Sono tutti in prigione, o sono stati cacciati dal paese. L’ultimo, Maksim Znak, è stato preso oggi. Prima hanno sequestrato il nostro paese, adesso stanno sequestrando i migliori tra noi. Ma altre centinaia verranno e riempiranno il vuoto lasciato da quelli che sono stati portati via. È l’intero paese che si è sollevato, non solo il Consiglio di Coordinamento. Voglio ribadire ancora una volta quello che ho sempre detto: non stiamo cercando di intavolare un colpo di stato. Non vogliamo dividere il paese. Vogliamo intavolare un dialogo nella società. Lukashenko ha detto che non parlerà “con la strada” – ma le strade sono colme di centinaia di migliaia di persone che sono uscite a protestare ogni Domenica, e ogni giorno. Non è la strada, è la nazione. Le persone escono a protestare con i loro bambini perché credono che vinceranno. Anch’io voglio rivolgermi all’intellighentia russa, chiamarli col loro vecchio nome. Perché siete rimasti in silenzio? Sentiamo poche voci in nostro sostegno. Perché non parlate di fronte all’evidenza di una piccola nazione orgogliosa che viene spezzata? Noi siamo ancora vostri fratelli.
Alla mia gente, voglio dire: vi amo e sono fiera di voi. E adesso c’è un altro sconosciuto che bussa alla mia porta.

Fonte: https://pentransmissions.com/2020/09/09/another-unknown-person-ringing-at-my-door-a-statement-from-svetlana-alexievich/