Il regista Saverio Costanzo racconta al pubblico la difficolta e la bellezza di trasformare in film la grandezza letterario del romanzo di Elena Ferrante (dalla Redazione)

«E’ vero in un certo senso che il regista de L’Amica Geniale è il segretario di Elena Ferrante.» Saverio Costanzo al Salone del Libro si definisce così. Gli ascolti e il pubblico della fiction di RaiUno diventata best seller lo scorso anno in tutto il mondo sembrerebbero non dargli ragione. La storia d’amicizia tra Lila e Lenù ambientata in un rione proletario della Campania degli anni 50’ ha coinvolto milioni di telespettatori, tanto che racconta Costanzo di essere stato fermato per strada da alcuni stranieri: «In Cina vogliamo i capelli di Lenù» gli hanno detto. In un dibattito con Goffredo Fofi, saggista e critico cinematografico, il regista discute sulla difficile trasposizione cinematografica di un romanzo significativo come quello di Elena Ferrante, svelando al pubblico le lettere inviategli dall’autrice durante la proiezione del film. “Caro Saverio, più le protagoniste saranno intensamente tue, più restituiranno le mie – a leggerle è l’attrice Alba Rohrwacher che continua - il problema è quanta energia, trepidazione, insolenza, perfidia, e soprattutto quanta generosità lei (ovvero la fiction) riuscirà a trarre dalle due ragazze. La potenza dei due personaggi verrà dunque dai loro gesti, dai loro sguardi. Quindi Le dico, se Lei è convinto, parla con molto calore delle due bambine, io sono convinta.”
La difficoltà della trasposizione televisiva si denota anche dalle parole di Fofi che spiega: «Il romanzo è in bianco e nero, il film è a colori. Bisogna trovare il modo di raccontare il bianco e nero attraverso la propria interpretazione. Tu, Saverio, hai usato il colore come sentimento, e te la sei cavata bene.»
Questo incontro arriva proprio nei giorni di presentazione de L’invenzione occasionale presentato oggi da Tiziana de Rogatis: cinquanta frammenti degli interventi dell’autrice sul The Guardian.
Il regista evidenzia le criticità di restituire la densità e la vitalità di un testo letterario, parlando di un’operazione rischiosa, sviluppata attraverso l’ordinamento cronologica della narrazione che ha dato una linearità al filo del racconto. «Il film si affida al presente – racconta -, nelle scene le protagoniste hanno tirato fuori l’immediatezza della scrittura. Questo ha trovato risconto nel pubblico, il mio Io regista coincideva con quello del lettore del romanzo.» Ammette, tuttavia, quando sia stato difficile il confronto.
Da una lettera di Elena a Saverio: “Ho visto i primi due episodi con il batticuore. Una Lila bambina che non sbaglia mai un colpo. Lila non ha confronti, e pur essendo minuta, giganteggia.” Segue una critica della Ferrante all’ambientazione e alla presentazione dei personaggi secondari rimasti sullo sfondo: “Probabilmente è colpa mia, sono una spettatrice inadeguata. Ho in testa il mio rione.” Costanzo racconta di essersi ripromesso in passato che non avrebbe più diretto un best-seller, per fortuna ha cambiato idea.