Massimo Recalcati si addentra nell’esperienza del tradimento e della solitudine di Cristo prima della passione (dalla Redazione)

La notte del Getsemani (Einaudi) racconta il sudore, il sangue, la sofferenza, la preghiera. A penetrare quel dolore, indagarlo, e descriverlo, è lo psicanalista Massimo Recalcati, orientato verso la dimensione profondamente umana dell’esperienza di tradimento e di abbandono di Cristo. Nell’orto degli ulivi, poco fuori Gerusalemme, tutto ciò che Gesù ha predicato fino a quel giorno si traduce in una testimonianza: il verbo si fa carne. Il nuovo libro di Recalcati va oltre l’ideologia del martirio e la lettura sacrificale del cristianesimo e scorge in quell’atto un gesto estremo di amore. «Dove c’è amore, c’è tradimento», afferma Recalcati, «chi tradisce rompe quel legame inteso e profondo». La notte che precede la fine, Gesù viene tradito con un bacio, con le parole e con le promesse non mantenute, subisce il suo destino di abbandono assoluto, di prossimità irreversibile alla morte e si ritrova da solo nell’intimità della pregheria.
Se Dio si è fatto uomo, nella notte del Getsemani, Dio si è fatto fragile: viene ribaltata radicalmente la visione teocentrica di Dio, nelle forme dell’angoscia e della debolezza. Le sue preghiere in solitudine si rivolgono a un Dio padre che l’ha abbandonato e implorano un’eccezione ma il silenzio della risposta non annichilisce la preghiera e la supplica si traduce nell’accettazione finale, rassegnata e consapevole del proprio destino: sia fatta la tua volontà.