Giorgio Vasta racconta Flaubert e la Brontë attraverso Woody Allen, Buster Keaton e Kate Bush (dalla Redazione)

Emma, di Madame Bovary, e Heathcliff, di Cime tempestose, si incontrano per un fugace istante, in cima allo Stromboli, nell’omonimo film di Roberto Rossellini. Con questa immagine potente lo scrittore Giorgio Vasta chiude il suo intervento in Sala Granta, Tra Madame Bovary e Cime Tempestose. Un'educazione sentimentale (e letteraria).

«Libri e film ci aiutano a costruire la nostra idea di mondo e dei rapporti», spiega Vasta, che prende per mano il pubblico e lo accompagna in un lungo viaggio che parte da Gustave Flaubert, passa per Woody Allen e Buster Keaton, per arrivare a Emily Brontë. Per spiegare il Bovarismo («Emma è un personaggio talmente potente da essere diventato un sostantivo») Vasta scomoda l’Insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera e la sua descrizione del kitch: «quando Emma inizia la sua relazione con Rodolphe si ripete più volte “Ho un amante”, felice perché sperimenta su di sé quel tipo di sensazioni che le letture fatte le hanno detto che si devono provare». Concetto che viene spiegato molto bene da uno spezzone del film Parole, parole, parole del 1997, in cui sentimenti ed emozioni dei personaggi vengono comunicati, in playback, attraverso le parole di celebri canzoni. «Molte volte crediamo di parlare, invece siamo parlati – sottolinea Vasta –. Emma ne il più fulgido esempio, è talmente il prodotto delle sue letture, che durante l’agonia dopo l’avvelenamento, Flaubert ci dice che le sale all’angolo della bocca un grumo di sangue del colore dell’inchiostro.»

La tensione erotica aleggiante in tutto Cime tempestose, Giorgio Vasta ammette di averla compresa grazie alla lettura musicale che ne ha fatto Kate Bush nel 1978. E così, attraverso una carrellata di citazioni letterarie e cinematografiche, tra spezzoni di canzoni e scene di film, Emma arriva fino ai giorni nostri e si rivela personaggio molto più attuale di quanto si possa immaginare. «Oggi Emma si scatterebbe un selfie – conclude Vasta –, ma prima di pubblicarlo gli applicherebbe dei filtri, unico modo per dare un significato più profondo al suo pezzo di storia.»