Najwan Darwish presenta In guerra non mi cercate. Poesia araba delle rivoluzioni e oltre (dalla Redazione)

L'ultimo appuntamento di Anime Arabe, alla loro quarta edizione al Salone, parla di Gerusalemme. Con In guerra non mi cercate. Poesia araba delle rivoluzioni e oltre(Mondadori Education), Najwan Darwish dà voce ad una resistenza in forma di versi, riuscendo a creare idealmente una tavola rotonda con le voci più importanti della poesia araba del terzo millennio.

Nato nell'inverno 1978, Darwish va oltre il mito della città santa per rendere conto della complessità contemporanea che la sua casa ha assunto. L'opera è un importante contributo sui dibattiti politico-culturali innescati dalle rivolte scoppiate alla fine del 2010. Anche se la "catastrofe" - così la chiamano in Palestina - è antecedente: il 15 maggio 1948 inizia la lotta dei palestinesi per strappare l'indipendenza. «Da 1400 anni- ricorda il poeta arabo - Gerusalemme è multietnica. C'è sempre stato rispetto per la pluralità della città, che racchiude in sé le culture del mondo. L'unica forza che ha pensato di renderla propria, di ridurla ad un solo credo è stata l'occupazione israeliana».

«Una voce sofferta, la tua - commenta Simone Sibillo -, ma anche ironica e sarcastica, legata al vissuto quotidiano nella tua città. Gerusalemme, uno spazio ricco di manifestazioni visibili e invisibili, viene così raccontata dal punto di vista di un intellettuale palestinese che canta questo luogo polifonico ma stretto e compresso. Un sacro universale continuamente conteso».  

Darwish propone al pubblico che gremisce la Sala Internazionale una metafora. «Gerusalemme è per me una nonna malata che vado a trovare in ospedale. Nonostante abbia il cancro, a volte sembra ironica e in buone condizioni. Eppure rimane straziante la sua condizione, che tu non puoi risolvere».

In guerra non mi cercate. Poesia araba delle rivoluzioni e oltre riconosce l’indubbio valore testimoniale di opere legate alla scintilla rivoluzionaria e alle sue ripercussioni, ma suggerisce anche l’intento di superare il discorso meramente politico, aprendosi alle molteplici prospettive ed estetiche che rendono il paesaggio poetico arabo attuale sempre più variegato e suggestivo.