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ArmoMia

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  • Salute, Benessere e Stili di Vita

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  • Libri

Sono un autore e ricercatore dell’esperienza umana. Il mio lavoro nasce da una domanda semplice e radicale: cosa rimane di noi quando smettiamo di funzionare come ci è stato insegnato?Da questa domanda prende forma Disimparare, un progetto editoriale e di ricerca che esplora il gesto del tornare a sé, prima delle definizioni, delle aspettative e dei ruoli appresi.Scrivo attraversando memorie, relazioni e silenzi, lasciando che il corpo, il tempo e l’ascolto diventino strumenti di conoscenza. Non propongo metodi, né percorsi di miglioramento personale. Disimparare non è un invito a diventare qualcosa di diverso, ma a riconoscere ciò che è già presente, quando il controllo si allenta e l’urgenza di spiegarsi si dissolve.Il mio lavoro si muove in una zona di confine tra narrazione, filosofia dell’esperienza e osservazione del quotidiano. Ogni testo è accompagnato da soste consapevoli: brevi pause di lettura che non spiegano, ma aprono uno spazio di contatto diretto con ciò che accade. Sono frammenti che non chiedono di essere capiti, ma sentiti.Al Salone del Libro porto un progetto che non cerca consenso, ma risonanza. Un luogo di incontro per chi sente che l’eccesso di fare, di sapere e di definire ha reso più lontano ciò che è essenziale.Il mio spazio è pensato come una soglia: non per insegnare, ma per lasciare emergere domande; non per guidare, ma per fermarsi.Disimparare è un gesto intimo e politico insieme: un ritorno alla presenza, alla lentezza, alla possibilità di abitare il proprio tempo senza doverlo giustificare.

I am an author and researcher of human experience. My work begins with a simple yet radical question: what remains of us when we stop functioning according to what we have been taught?From this question emerges Disimparare (“Unlearning”), an editorial and research project that explores the act of returning to oneself—prior to definitions, expectations, and learned roles.My writing moves through memories, relationships, and silences, allowing the body, time, and listening to become tools of knowledge. I do not offer methods, nor paths of self-improvement. Disimparare is not an invitation to become something else, but to recognize what is already present when control loosens and the need to explain oneself fades.The project exists at the threshold between narrative, experiential philosophy, and close observation of everyday life. Each text is accompanied by conscious pauses—brief moments of reading that do not explain, but open a space for direct contact with what is happening. These fragments are not meant to be understood, but felt.At the Book Fair, I present a project that does not seek consensus, but resonance. A place for those who sense that the excess of doing, knowing, and defining has distanced them from what is essential.My space is conceived as a threshold: not to teach, but to let questions emerge; not to guide, but to pause.Disimparare is both an intimate and a political gesture: a return to presence, to slowness, and to the possibility of inhabiting one’s own time without having to justify it.