Espositore

Maurizio Martini

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  • Salute, Benessere e Stili di Vita

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Il 15 marzo del 1990, all'età di dodici anni, Maurizio parte con i genitori da Arezzo, la sua città natale, per essere ricoverato nella Clinica Pediatrica De Marchi di Milano a causa di una malattia alla quale i medici non erano ancora riusciti né a dare un nome, né a trovare una cura efficace. Su suggerimento della sua professoressa di italiano decide di tenere un diario di quell'esperienza. Il racconto di quei 55 giorni di ricovero diventa la straordinaria testimonianza di un percorso attraverso il dolore e la malattia, ma vissuto e descritto con la leggerezza e spesso l'umorismo di un bambino di dodici anni. Per Maurizio, raccontare quell'esperienza dopo più di trent'anni, diventa il modo per fare definitivamente i conti con il passato e liberarsi dal senso di vergogna causato dal portare addosso, per tutto questo tempo, il marchio indelebile del malato oncologico. Un marchio che non è mai sparito del tutto, neanche dopo essere stato dichiarato definitivamente guarito, e che lo ha portato a vivere sulla sua pelle il paradosso di aver avuto lo straordinario privilegio di guarire da un cancro, ma sentirsi tutt'altro che un privilegiato nel mondo e nella società dei sani.

On March 15, 1990, at the age of twelve, Maurizio left his hometown of Arezzo with his parents to be admitted to the De Marchi Pediatric Clinic in Milan for an illness for which doctors had not yet been able to name or find an effective cure. At the suggestion of his Italian teacher, he decided to keep a diary of that experience. The story of those 55 days of hospitalization became an extraordinary testimony to a journey through pain and illness, yet lived and described with the lightheartedness and often humor of a twelve-year-old. For Maurizio, recounting that experience after more than thirty years became a way to finally come to terms with the past and free himself from the shame of carrying, for all this time, the indelible mark of being a cancer patient. A stigma that never completely disappeared, even after he was declared definitively cured, and which led him to experience first-hand the paradox of having had the extraordinary privilege of being cured of cancer, yet feeling anything but privileged in the world and in the society of healthy people.